Chi va, chi resta, chi aspetta…

 

Era necessario partire. Cresceva la spinta di chi era pronto e cominciava ad essere insofferente e chi invece continuava a resistere. Un leader si distingue quando si assume la responsabilità delle scelte, né intuisce la portata: carpe diem!

Matteo Renzi è abituato a metterci la faccia. Spesso anche troppo. In passato l’hanno spesso accusato di essere protagonista. Eccessivamente protagonista. C’è chi lo accusa, a torto o a ragione, di aver compromesso l’esito del referendum per questo. Ma è anche vero che a differenza di molti sa assumersi le sue responsabilità.

Chiamatelo se volete decisionismo ma non è quello che serve? Ma serve anche altro: restituire alla Politica la Passione. Matteo, quello giusto, sarà arrogante, è capace di esserlo e di riconoscerlo, ma è capace anche di entusiasmare. É capace di organizzare una Scuola politica con 250 ragazzi che “meritano l’Italia” e mettersi a giocare a calcetto con loro, chiedendo di dargli de tu. Un ambiente alla pari, che contribuisce a creare un clima disteso, in cui confrontarsi con serenità e serietà su un ampio ventaglio di argomenti: dall’economia, all’etica, all’urbanistica, alla filosofia. Non erano temi banali trattati con superficialità ma brevi lezioni tenute da professionisti del settore, da chi si è messo in gioco ed ha prodotto qualcosa di utile e propositivo. Quello che ne è uscito è stato il sentimento rinvigorito di chi la Politica vuole viverla in modo utile e inclusivo. È questo il passo diverso che consente ad un leader di guardare al futuro dell’Italia Viva. Molti lo hanno compreso. Altri avranno il tempo di comprenderlo…

 

 

 

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