C’è chi soffre e s’indigna e poi ci sono gli sciacalli…

“Ci sono certamente responsabilità che andranno accertate con rigore. Ora il mio pensiero va alle vittime e a quanti nella tragedia hanno perduto un congiunto. Spero solo che il numero delle vittime non sia destinato a crescere”. L’ho scritto appena ho compreso dalle immagini di un video amatoriale le dimensione  della sciagura.

Ho imparato che in questi casi, prima del terrore, della rabbia e del dolore, viene la voglia di rendersi utili, di dare una mano per salvare una vita in più, per sperare  che l’elenco delle vittime sia contenuto. Così fu a Firenze, oltre cinquant’anni fa per l’alluvione che invase la città. I protagonisti di quei giorni furono soprattutto i ragazzi e le ragazze che da ogni parte d’Italia e del mondo arrivarono per aiutare la città a rimettersi in piedi: «gli angeli del fango», vennero definiti. E così è stato per ogni grave sciagura da quel momento in poi. Così è stato a Genova anche questa volta. Molti sono accorsi sul luogo del disastro increduli, per constatare con i loro occhi ciò che non c’era più. Altri, avendo preso coscienza delle dimensioni della tragedia, hanno sospeso le ferie, sono tornati negli ospedali, sul loro posto di lavoro, nella speranza di raccogliere tanti feriti da assistere e meno vittime da piangere…

La “passione” delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco appesi alle funi, dei cani addestrati a cogliere un impercettibile lamento, segno di vita fra le macerie, merita rispetto, ammirazione, commozione, come lo merita la solidarietà infinita quanto acclarata di tanti anonimi volontari sempre pronti a stare dalla parte del bisogno, disinteressatamente.

Silenzio e rispetto,  e fastidio per l’indistinto vocio del “portiamo il colpevole in piazza per impiccarlo”…gli stessi che a mezzanotte  in spiaggia allestivano fantasmagorici quanto irrispettosi fuochi d’artificio di ferragosto, mentre le vittime erano ancora sotto le macerie e meravigliosi quanto anonimi uomini e donne lottavano sotto le luci dei gruppi elettrogeni…

Certamente il colpevole c’è e va trovato e punito! E siatene certi non è uno solo. Qualcuno prima e più degli altri sarà dato in pasto alla folla ma le responsabilità quelle vere cercheranno di confondersi.

Ieri abbiamo assistito alla sceneggiata del “ora ci siamo noi!”

Camice sbottonate, volti tirati dalla fatica.

Ma quale fatica? Credetemi, la propaganda del MINCULPOP è impegnativa…

Uno impegnato a presidiare le nostre coste, provato dalla fatica di dividersi fra il polpo verace in pescheria  e gli abbracci appassionati della bella Elisa seduta sulle sue gambe,  su uno yacth.

L’ altro affaticato dalla lettura delle 23 mila pagine del dossier Ilva: nonostante non abbia capito un cazzo, minaccia revoca dell’affidamento, un ipotetico piano b che si rifiuta di svelare, forse perché consiste nell’inconfessabile auspicio che l’ammalato muoia in assenza di soccorso. Quale occasione migliore per gridare: la colpa e di chi ci ha preceduto creando danni irreparabili…

Il terzo, che dovrebbe essere il primo, affaticato dall’esercizio e ancor prima dalla comprensione di un ruolo che inaspettatamente è piovuto dal cielo. Gli hanno detto che lui deve esserci e c’è. Gli faranno sapere cosa deve dire, ma soprattutto ciò che non deve mai dire senza averne ricevuto autorizzazione formale e sostanziale da “Rocco e i suoi fratelli” …

“Avvieremo la procedura per la revoca senza attendere le risultanze in sede penale, al di là delle verifiche penali, di quello che farà la magistratura con la sua inchiesta, noi non possiamo aspettare i tempi della giustizia”, gli hanno detto di dire, e lui ieri lo ha detto dopo che i due vice avevano anticipato: “I responsabili hanno un nome e cognome e sono Autostrade per l’Italia”, “Se non sono capaci di gestire le nostre autostrade, lo farà lo Stato”. Qualcuno presente fra i cronisti ha domandato quale sia la condizione dei ponti e viadotti gestiti da ANAS… ma al momento la propaganda impone che si dica:”Autostrade è stata coperta da governi precedenti”, quindi Autostrade deve pagare con la revoca e con una sanzione di 130 milioni di euro. Come Di Maio e Toninelli abbiano dato i numeri non è dato di sapere ma serve a distrarre l’attenzione intorno ad un comunicato del 2013, che ha preso a circolare sulla rete e che è stato prontamente oscurato dal minculpop.

Nel testo venivano spiegati i motivi della contrarietà alla Gronda di Ponente, una bretella autostradale progettata a Genova, citando a proposito del ponte Morandi, la “favoletta” dell’imminente crollo del Ponte Morandi”  che potrebbe star su altri cento anni” …

D’altra parte Grillo nel 2014 dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, si schierò con i  “No Gronda” contro lo spreco di denaro per le grandi opere invocando l’esercito per fermarli. Puntuale il ministro Toninelli con la sua crassa sicumera pochi giorni fa aveva inserito la Gronda tra le infrastrutture destinate a una sospensione, con conseguente abbandono del progetto.

“Il governo intende sottoporre ad una analisi ‘costi-benefici’ non solo la linea ad Alta velocità Torino-Lione ma anche la Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze e la Pedemontana Lombarda”. Lo aveva dichiarato il ministro Toninelli durante un’audizione alla Camera il 1 agosto scorso. “Per le maggiori opere figlie della ‘legge obiettivo’ aveva affermato il ministro – l’intendimento del Governo è quello di sottoporle ad una attenta ‘analisi costi-benefici’, intendimento sul quale c’è piena condivisione all’interno della maggioranza e che rappresenta, ancora una volta, l’esito razionale dell’accertato fallimento del passato, più che uno stravolgimento inatteso e imprevedibile dell’azione del Governo”.

Dunque no alla Gronda, no al Tap, no alla Tav, No ai vaccini, chiusura di ILVA, o meglio aspettiamo che chiuda ad sola…

E’ la ricetta magica per aspettare che l’Italia se ne vada definitivamente a puttane tanto la colpa sarà sempre dell’Europa e di chi ci ha preceduto. Noi siamo il cambiamento. Per il momento diciamo No, poi vedremo…

Intanto la Regione Liguria ha avviato un controllo meteo in tempo reale per scongiurare il rischio che le piogge impediscano i soccorsi e che le macerie si trasformino in un ‘tappo’ per il deflusso delle acque. E’necessario rimuovere le macerie “nel giro di giorni non di mesi” ha insistito il direttore generale della Protezione civile Agostino Miozzo “perché se dovessero arrivare delle precipitazioni importanti, che in questa zona non mancano, ci potrebbero essere dei rischi per la popolazione”.

Nei giorni scorsi Francesco Boccia  ha auspicato un “alleanza rosso-bruna” come esito di una possibile crisi di governo raccomandando una affinità con il  M5S che non mi appartiene. La lascio a lui convinto come sono che addà passà a nuttata e non certo grazie e a quanti come lui si barcamenano per sopravvivere…

 

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