Aspettando il coraggio che non c’è…

 

Si procede per tentativi sui comportamenti individuali e collettivi, di persone e aziende confidando, forse troppo, sulla pazienza della gente.

Italia Viva per prima e più degli altri ha spinto per la ripartenza. Occorreva scaldare i motori, preparare il “contesto”. Pretendere chiare indicazioni dagli “esperti”. Ci siamo rimessi alla scienza per capire e poi decidere.

Ma capire è difficile nonostante l’affollamento di  “esperti” seduti intorno al tavolo del premier Conte e dei Ministri, se ne contano 450!

Troppa incertezza, troppa esitazione, troppa confusione e poca, quasi inesistente ripresa:  non si può morire di virus, ma nemmeno di fame. Troppa prudenza sui ristoranti, insufficienti le norme per ripensare i trasporti nella “Fase 2” e garantire la possibilità di andare al lavoro in sicurezza, ancora non soddisfacente lo sforzo per riorganizzare il lavoro in modo da garantire la sicurezza, troppa cautela nei confronti di tutte quelle aziende che già sono in grado di garantire la salute dei lavoratori. A dirlo con veemenza è stata Teresa Bellanova, capo delegazione al governo di Italia Viva, oggi Ministro all’Agricoltura, ieri, con Renzi sottosegretario di statoal Lavoro e poi viceministro dello Sviluppo Economico, una formazione maturata nel sindacato con i Lavoratori dell’AgroIndustria, del Tessile Abbigliamento Calzaturiero, del Mezzogiorno, politiche industriali, mercato del lavoro.

Teresa certamente non ha bisogno di esperti. Conosce il mondo del lavoro e “l’organizzazione del lavoro” che in questo momento deve guidare la ripresa. Quando parla di coraggio non lo fa a sproposito: Invece di fare assistenzialismo, investiamo risorse per rendere sicuri i posti di lavoro.

Il presidente nazionale di Italia Viva Ettore Rosato è consapevole di quanto sia complicato ripartire: perché non ci si può limitare ad alzare un interruttore, bisogna riorganizzare trasporti, negozi, imprese, in pratica la vita nelle sue mille sfaccettature. La riapertura comporta che le persone vanno a lavorare mentre le scuole sono chiuse. Alle famiglie di devono garantire misure straordinarie in termini economici e di servizi.

Restano chiusi i centri per persone con disabilità.  Si tratta di salute anche in questo caso o no?

Quella di Davide Faraone è una denuncia ferma e coinvolgente: “ho provato a farvi capire in tutti i modi il dramma che in tanti stanno vivendo, scontrandomi con un muro di gomma. Sapete cosa vuol dire per un un papà far indossare tutte le sante mattine un casco al proprio figlio, di quelli che si indossano per andare in moto, per girare in casa e impedirgli di sfracellarsi la testa contro un muro in una delle sue crisi autolesioniste? Che ne sapete delle mamme e delle loro notti passate insonni con i loro figli che non dormono senza farmaci o in casi più gravi psicofarmaci, messi da parte per evitare controindicazioni e rischi di finire in ospedale ed essere contagiati? Che ne sapete dei salti mortali fatti per spiegare che non si può uscire, che non si può vedere un terapista in questi anni diventato amico? Che ne sapete della didattica totalmente negata ai ragazzi con disabilità visto che ieri anche su questo non avete preso alcuna misura specifica? Non è dell’insofferenza o del capriccio di chi deve fare shopping o un weekend al mare che stiamo parlando. Ma del paradosso di chi in nome della tutela della salute, la salute la sta perdendo…

C’è chi ci chiede di staccare la spina, altri ci definiscono gli “ipercritici della maggioranza”, eppure noi per primi abbiamo espresso i nostri timori per la tenuta del sistema produttivo, che interi settori dell’economia perdano quote di mercato a vantaggio di aziende di altri Paesi. Siamo stati sommersi di critiche. Oggi si incomincia a capire cosa intendevano con la richiesta di pensare con urgenza alla ripartenza mentre quelle che sono economie più veloci della nostra, potrebbero ulteriormente lasciarci  indietro.

E’ il senso di responsabilità verso le Istituzioni,  il Paese, i lavoratori, le imprese, le famiglie a guidare la nostra iniziativa, con umiltà, competenza e passione e tanta, tantissima pazienza.  Molte cose le abbiamo sistemate ma quello di Conte non è il governo di Italia Viva. Pensate cosa sarebbe stato il paese, in questo momento, nelle mani della demagogia populista. Abbiamo sempre avuto coraggio e spesso pagato il prezzo maggiore. Ma non ci arrendiamo, di coraggio  ne avremo ancora sperando che contagi anche altri…

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