Appello per l’Europa

Un documento sottoscritto da Confindustria, CGIL, CISL e UIL che mette al centro l’idea di una nuova Europa che si fonda su due assi:  l’identità europea, da rafforzare con una grande stagione riformista, la centralità del lavoro, come leva di sviluppo e coesione sociale:

Perché un appello per l’Europa?
Perché l’Unione europea ha garantito una pace duratura in tutto il nostro continente e ha unito i
cittadini europei attorno ai valori fondamentali dei diritti umani, della democrazia, della libertà, della
solidarietà e dell’uguaglianza.
Perché l’UE è stata decisiva nel rendere lo stile di vita europeo quello che è oggi. Ha favorito un
progresso economico e sociale senza precedenti con un processo di integrazione che favorisce la
coesione tra Paesi e la crescita sostenibile. Continua a garantire, nonostante i tanti problemi di
ordine sociale, benefici tangibili e significativi, nella comparazione internazionale, per i cittadini, i
lavoratori e le imprese in tutta Europa.
Perché gli interessi economici nazionali, oggi, possono essere perseguiti, in una dimensione
continentale, solo attraverso politiche europee. Di fronte ai giganti economici, i paesi europei presi
singolarmente, avranno sempre minore peso politico ed economico.
Perché stiamo affrontando enormi sfide, una globalizzazione senza regole, il risorgere di
nazionalismi, tensioni internazionali, ridefinizione delle relazioni UE-Regno Unito, migrazioni,
disoccupazione, prospettive per il futuro dei nostri giovani, cambiamenti climatici, trasformazione
digitale, crescita costante delle diseguaglianze economiche e sociali.
Perché la risposta non è battere in ritirata ma rilanciare l’ispirazione originaria dei Padri e delle
Madri fondatrici, l’ideale degli Stati Uniti d’Europa.
Per queste ragioni esortiamo i cittadini di tutta Europa ad andare a votare alle elezioni
europee dal 23 al 26 maggio 2019 per sostenere la propria idea di futuro e difendere la
democrazia, i valori europei, la crescita economica sostenibile e la giustizia sociale.

Per queste ragioni esortiamo i cittadini di tutta Europa ad andare a votare alle elezioni
europee dal 23 al 26 maggio 2019 per sostenere la propria idea di futuro e difendere la
democrazia, i valori europei, la crescita economica sostenibile e la giustizia sociale.
Sono tempi incerti, instabili, travagliati per l’Europa e per il mondo. Le conseguenze economiche e
sociali della crisi degli anni recenti e delle politiche di rigore pesano ancora sui cittadini, sui
lavoratori e sulle imprese. Quelli che intendono mettere in discussione il Progetto europeo, vogliono
tornare all’isolamento degli Stati nazionali, alle barriere commerciali, ai dumping fiscali, alle guerre
valutarie, richiamando in vita gli inquietanti fantasmi del novecento.
Il progetto dell’UE deve, al contrario, essere rilanciato nitido e forte in tutta la sua portata di civiltà e
noi, Parti Sociali italiane, crediamo sia cruciale per affrontare le sfide e progettare un futuro di
benessere per l’Europa, ancora uno dei posti migliori al mondo per vivere, lavorare e fare impresa.
Abbiamo molto di cui essere orgogliosi e da questo dobbiamo partire per migliorare lavorando
insieme.
L’Europa deve proseguire il processo di integrazione, deve andare avanti, completare l’Unione
economica, accelerare la convergenza sui diritti e sulle tutele sociali, rafforzare la prospettiva
dell’Unione politica. Guai a pensare che le conquiste raggiunte siano sufficienti: significherebbe non
comprendere le preoccupazioni, le frustrazioni, il disagio e la sofferenza sociale dei tanti milioni di
europei che non sono in grado di gestire autonomamente la complessità dei nostri tempi.
Non diversamente si potrà interpretare lo slancio di partecipazione dei giovani di tutta Europa con il
rinnovato impegno sull’ambiente, ormai drammaticamente ineludibile, e con un modello di crescita
che restituisca ai giovani il diritto al futuro.
Urge accelerare il processo di integrazione europea, da perseguire anche se sarà necessario
coinvolgere i Paesi membri in tappe e tempi diversi avviando un percorso costituente, comunque
necessario. È già accaduto nel 1957 con i sei paesi fondatori; è successo nel 1998 con la creazione
dell’’euro.
Con questo spirito, continueremo a contribuire ad un progetto europeo di successo e ad un’Europa
unita che garantisca una crescita sostenibile ed inclusiva, un contesto di benessere a lavoratori e
imprese, proponendo iniziative che migliorino le condizioni di vita e di lavoro ed offrano un futuro
migliore a tutti i cittadini europei.
Le Parti sociali ritengono importante che i deputati italiani che verranno eletti al Parlamento Europeo
si occupino prioritariamente di:
Unire persone e luoghi
Si tratta di rafforzare le maglie del tessuto connettivo dell’Unione Europea attraverso:
a) il potenziamento delle politiche di coesione economiche, sociali, territoriali nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021/2027.
b) Il potenziamento degli strumenti di studio e di lavoro all’estero, offrendo la possibilità ad ogni adolescente europeo tra i 15 e i 17 anni di passare 15 giorni in un altro a Paese dell’Unione. Per
il mondo del lavoro va sviluppato l’Apprendistato Europeo associato al conseguimento di un titolo
di studio comunitario, progettato su standard condivisi, per permettere ai giovani di formarsi in
una sorta di “Erasmus in azienda”, sviluppando oltre a nuove competenze tecniche, anche
capacità linguistiche, consapevolezza e coscienza europea.
c) Un Piano straordinario per gli investimenti in infrastrutture ed in reti che rappresentano un forte
elemento di inclusione perché uniscono territori, città, paesi, assicurando sviluppo, occupazione
e coesione sociale. I maggiori investimenti devono essere orientati a promuovere un modello di
crescita e di vita socialmente responsabile ed ambientalmente sostenibile, rispettoso
dell’equilibrio naturale e meno energivoro, puntando a obiettivi di riduzione delle emissioni nocive
e di riconversione modale, secondo i principi e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 15 dicembre
2015.
Il piano straordinario di investimenti può incrementare la crescita potenziale del continente,
guardando al Mediterraneo come a una grande opportunità di scambio e di sviluppo, e
rispondere alla concorrenza degli altri grandi player mondiali nei confronti dei quali l’Europa è
decisamente in ritardo.
Per finanziare il piano straordinario di investimenti proponiamo di ricorrere a:
➢ Eurobond per la crescita: emissioni di titoli di debito europei, “garantiti” da un capitale iniziale
versato dai Paesi membri. Nel medio-lungo termine, il debito verrebbe rimborsato con il
gettito di nuove imposte gestite a livello europeo che andrebbero a sostituire imposte
nazionali. A titolo esemplificativo, un debito europeo del 3 per cento del PIL genererebbe
350 miliardi di euro di risorse addizionali.
➢ Esclusione della spesa nazionale di cofinanziamento dei progetti europei dai vincoli del Patto di
Stabilità e Crescita.
Dotarsi degli strumenti per competere nel nuovo contesto globale.
“America first”, la “Nuova via della seta”, la polarizzazione dei baricentri economici e degli equilibri
geopolitici esigono un deciso rafforzamento degli ormeggi europei. Per questo riteniamo urgente:
a) Il completamento del mercato unico: dal mercato dei capitali, decisivo per il rilancio
dell’industria europea, che rimane estremamente frammentato; al mercato digitale, che è ancora
presidiato da 28 sistemi di regole diversi e non permette alle aziende europee di raggiungere
dimensioni comparabili a quelle americane; al mercato dell’energia, le cui importazioni
rappresentano un quinto delle importazioni del continente e il cui costo rimane decisamente alto
nella comparazione internazionale.
b) Una politica industriale europea con due obiettivi prioritari: migliorare la competitività,
stimolando gli investimenti in ricerca e innovazione per rilanciare la leadership industriale
europea ed affrontare le sfide della trasformazione digitale e della sostenibilità ambientale,
rafforzare la contrattazione e la partecipazione nelle imprese come fattore competitivo e
condizione del lavoro di qualità; rivedere le regole sulla concorrenza, per creare dei veri campioni
europei che diventino attori globali in grado di competere con i colossi americani e asiatici.
c) Una effettiva politica estera comune capace di esprimere il peso politico internazionale
dell’Unione, potenzialmente ben maggiore rispetto alla somma dei pesi dei singoli paesi. Nel
2030 solo tre stati membri europei resteranno tra i primi otto paesi al mondo per livello di PIL e
nel 2050 solo la Germania. Considerando l’aggregato UE, il terzo posto è confermato al 2030
dopo Cina e USA e il quarto nel 2050 dopo l’India. Ciò significa che tutti gli stati europei presi
singolarmente sono marginali. Solo un’Europa politicamente unita può aspirare ad avere un ruolo
nella governance economica mondiale contribuendo alla convergenza multilaterale ed alla
stabilità globale.
d) Un rafforzamento istituzionale che assicuri il primato del Parlamento europeo e renda il
modello di governante più efficace, anche attraverso un trasferimento di sovranità.
Potenziare la rete di solidarietà sociale europea
Una delle lezioni più rilevanti dell’ultimo, travagliato decennio ha riguardato l’insufficienza della
strumentazione europea per affrontare crisi finanziarie e recessioni globali. Riteniamo, pertanto,
necessario superare quel deficit politico ed istituzionale mediante:
a) Una funzione di stabilizzazione del ciclo economico, complementare ai meccanismi
nazionali, in grado di supportare il reddito e la domanda interna in tempi di crisi con l’obiettivo di
finanziare:
 uno strumento di sostegno europeo, finanziato senza pesare sulle imprese, per rispondere in
occasione di crisi di uno o più paesi membri, alle ricadute sulla disoccupazione, presidiando
invece la coesione sociale e prevenendo rischi di contagio.
 Investimenti pubblici, ad alto moltiplicatore, con funzione anti ciclica.
b) Una effettiva politica comune dell’immigrazione in grado di governare i processi migratori,
determinati da dinamiche demografiche, economiche, sociali ed ambientali, come un fenomeno
strutturale di lungo periodo, nel rispetto dei diritti universali della persona, dei Trattati e delle
Convenzioni internazionali di accoglienza solidale dei migranti, dei richiedenti asilo, dei profughi.
L’ampia eterogeneità nelle regole di ammissione, nelle politiche di accoglienza e di integrazione
e nelle pratiche di respingimento creano caos, inefficienze, conflitti e, soprattutto, non sono
compatibili con l’esistenza di uno spazio di libera circolazione. Una politica dell’immigrazione
comune è il necessario presupposto per presidiare e rendere effettiva la libertà di circolazione
nell’U.E.
In materia di immigrazione sarebbe, inoltre, importante replicare in Italia il modello di partenariato
europeo per l’integrazione sottoscritto nel 2017 tra la Commissione europea, la Confederazione
sindacale europea e Business Europe per i richiedenti asilo.
c) L’armonizzazione e la convergenza dei sistemi fiscali e dei sistemi di protezione del lavoro
dei paesi membri, oggi quanto mai differenziati. Nell’ambito di un mercato unico, se queste
divergenze sono significative alterano la concorrenza, diventano strumento di lotta commerciale
e creano forme di dumping sociale e salariale. Per questo occorre uniformare i sistemi fiscali e
definire standard comuni di protezione del lavoro all’interno dell’UE secondo i principi del Pilastro
Europeo dei Diritti Sociali.
Sviluppare il dialogo sociale e la contrattazione
Relazioni sindacali partecipative e partecipazione creativa delle lavoratrici e dei lavoratori ai
processi di innovazione continua sono elementi costitutivi di una strategia vincente nelle imprese e
di una Governance politica lungimirante e di successo nei Paesi. A tal fine intendiamo favorire:
a) un rinnovato protagonismo delle Parti Sociali nei singoli Paesi e a livello europeo attraverso
confronti stringenti preventivi alle decisioni governative, confermando il Dialogo Sociale quale
strumento democratico efficace di confronto.
b) Il contrasto ai processi di dumping sulle condizioni di lavoro attraverso l’avvio di percorsi che
tendano all’armonizzazione europea a partire dai diritti e dalle tutele fondamentali, nonché dai
trattamenti salariali delle lavoratrici e dei lavoratori, ispirandosi alle finalità indicate nei 20 principi
del Pilastro dei diritti sociali europei.
c) La promozione e la definizione di un quadro normativo europeo certo di sostegno alle relazioni
sindacali e alla contrattazione collettiva.
d) La valorizzazione il ruolo dei Comitati di Azienda europei per rafforzare relazioni industriali
orientate a definire soluzioni efficaci e innovative, che favoriscano anche processi di
armonizzazione e di estensione della contrattazione a livello europeo.
e) La creazione di un percorso di livello europeo di politiche attive del lavoro e di long life
learning adeguate alla straordinaria fase di cambiamento epocale determinata dal passaggio
dalle fonti energetiche fossili alle fonti rinnovabili e dalla innovazione dell’economia digitale, così
da affrontare in modo sostenibile ed efficace i cambiamenti legati alla globalizzazione, alle
transizioni energetiche, alla digitalizzazione, all’invecchiamento della popolazione, con le
conseguenti riorganizzazioni produttive, ridisegno della manifattura e dei servizi, creazione,
innovazione, riconversione degli skill professionali, mobilità occupazionali, cambiamenti nei
consumi e negli stili di vita.
Per queste ragioni noi Parti Sociali italiane siamo più che mai convinte che il colpo d’ala europeo sia
storicamente maturo, necessario, possibile. Esso rappresenta la risposta coerente ed efficace per
preservare e sviluppare, nella complessità del nostro tempo, il patrimonio di civiltà costruito nei
secoli dall’Europa nel quale trovano compendio gli ideali di progresso economico, giustizia sociale,
democrazia, pace.

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