Andare oltre…

Entro il 12 di questo mese sapremo quali saranno i candidati alle primarie del Pd. Nulla è scontato: è possibile che alcuni si ritirino e che altri scendano in campo. Le veline in questi giorni hanno preannunciato il ritiro di Minniti. Lui ha smentito, ma non troppo. E’ deluso dal comportamento dei renziani.Al suo posto potrebbe candidarsi Gentiloni, sempre con gli stessi limiti di un teatrino gia visto. Matteo Renzi non ha mai   smentito di non occuparsi del congresso del Pd. Continua a mostrarsi come leader di un suo movimento, quello della Leopolda. Come leader di quel movimento ha firmato  Il manifesto assieme ad altri sette leaders europei, tra cui i partiti En Marche! e Ciudadanos: Christophe Castaner (Presidente del partito francese En Marche), Joseph Muscat (Premier di Malta), Albert Rivera (Presidente del partito spagnolo Ciudadanos), Guy Verhofstadt (Capogruppo al Parlamento europeo di Alde), Oliver Chastel (Presidente del Movimento Riformatore in Belgio), Dacian Cioloș (Ex premier della Romania), Alexander Pechtold (Leader del partito olandese Democrazia 66)

Alle prossime elezioni europee i vecchi schemi politici continentali potrebbero essere rimescolati. Da sempre la sfida era tra i Popolari e i Socialisti, con i partiti di destra e sinistra a fare come da contorno. L’idea è quella di una lista transnazionale a trazione progressista ed europeista, che si andrebbe a contrapporre con veemenza ai sovranisti dati in grande crescita e che nel nostro paese sono capeggiati dalla Lega.

Oggi da Bruxelles, dove, accompagnato da Sandro Gozi ha incontrato Frans Timmermans, candidato socialista alle prossime europee, e la liberale Margrethe Vestager, commissario Ue alla concorrenza,  ha scritto: “In tanti mi chiedono ancora oggi: Matteo, ma chi te l’ha fatto fare? Potevi essere ancora in sella, che bisogno c’era di fare quella riforma della Costituzione? 
Amici, ve lo dico con grande libertà.
Si fa politica in nome delle idee, non per difendere una poltrona.
Per la mia carriera sarebbe stato meglio non fare quel referendum, ma per il nostro Paese era utile e necessario.
Era giusto provarci, era giusto dare più stabilità ed efficienza alle istituzioni italiane, era giusto lottare per cambiare. L’Italia sarebbe stata più forte in Europa e nel mondo.
Eppure siamo stati attaccati innanzitutto dai nostri compagni di strada, colpiti alle spalle dal fuoco amico.
Massimo D’Alema disse: “con il no al referendum ci saranno le dimissioni di Renzi e tornerà il buon senso.”
Quello che D’Alema chiamava buon senso in realtà si chiama Salvini e Di Maio, un governo che ci sta portando in recessione, un sistema di potere che premia i furbetti dei 49 milioni di € e del lavoro in nero ma che non investe sul futuro dell’Italia.
Tuttavia è stato giusto provarci. Si vince e si perde in politica. Ma chi non combatte mai e vive all’ombra degli altri, senza mai prendere una posizione, senza mai fare una battaglia, ha già perso… . C’è tutto il futuro da costruire. Potremo fare tutti gli errori del mondo ma saremo sempre in campo a viso aperto, senza paura, senza arrenderci mai. Perché siamo un grande Paese, più forte dei barbari, degli sciacalli, dei prestanome. E continuiamo ad avere dalla nostra parte il tempo, l’entusiasmo, la libertà.”

PRIMO PIANO