Alla fiera dell’est…

Il brano è scolpito nella mente e nell’ugola di tutti.  Ma non consideratela una storiella. In realtà è un dottissimo richiamo alla cultura ebraica, alla caducità delle forze politiche della storia e all’ineluttabilità del giudizio divino. Un capretto, un capretto che mio padre comprò per due susim. E venne il gatto, che mangiò il capretto, che mio padre comprò per due susim… Secondo la tradizione ebraica, il padre di cui si parla rappresenta Dio, che un giorno spese due soldi (il Cielo e la Terra) per acquistare il capretto, ovverosia Abramo, il capostipite di tutto il popolo d’Israele. Quest’ultimo, però, venne mangiato dal gatto, cioè dal regno di Babilonia. Il cane simboleggia il terzo regno, quello del Faraone, che morse il gatto di Babilonia: Ma il cane venne sonoramente picchiato da un bastone: quel legno che Dio consegnò a Mosè e con cui il profeta tramutò le acque del Nilo in sangue. Quest’ultimo, come noto, era un popolo parecchio testardo, e facile al tradimento di Dio: così, secondo le Scritture, un leone di fuoco scese dal cielo, prendendo le forme del regno babilonese di Nabuccodonosor, il quinto nella storia del capretto, e bruciando il bastone (il potere temporale) di Israele. Il tempio fu divorato delle fiamme, gli ebrei deportati in schiavitù. Di fronte a un tale incendio, cosa c’è di meglio dell’acqua? Il sesto regno è quello di Persia e di Media, le cui fortune si sollevarono come le onde del mare, sommergendo la potenza di Babilonia. «Le loro voci ruggiscono come le onde marine», scrive il profeta Geremia riferendosi alla Media. Secondo la tradizione ebraica, il toro era un simbolo celeste che rappresentava le fortune della Grecia: proprio quel popolo ellenico che sconfisse così incredibilmente l’impero persiano, quasi come fosse bere un bicchier d’acqua… Ma la sovranità delle polis greche ebbe termine con l’arrivo dell’ottavo impero, quello che più di tutti si macchiò le mani e le vesti del sangue di centinaia di popoli, come fosse un macellaio che si sta occupando di un grasso toro: l’impero romano. Ma Roma divenne corrotta, violenta persino nei confronti di sé stessa: la bruttura veniva decantata come bellezza, e la vera bellezza presentata in maniera repulsiva; la barbarie era spacciata per cultura, e la cultura vera appariva vuota di significati; la brama di consumare e di possedere cresceva a dismisura, trovando però sempre meno occasioni di placare la propria voracità. Venne, insomma, il regno dell’Angelo della morte, simboleggiante Roma che si autodistrugge. Il cerchio, infine, si chiude con un ritorno al punto di partenza, con Dio e il suo giudizio espressi come l’ultima e definitiva parola sulla storia, nonché come unica forza in grado di far ripartire tutto, con l’acquisto di un nuovo capretto. Branduardi altro non fece che mettere un topolino al posto del capretto.

Ora vi starete chiedendo: ma questo dove vuole andare a parare?

Non sempre il coronavirus dalle vie respiratorie viaggia verso i polmoni. Questa volta è corso verso l’ alto…

In questo momento c’è bisogno di bloccare il virus, di contenerlo, di impedire che vada al Sud. C’è bisogno di aiutare i medici e il personale sanitario. Di prepararsi ad un futuro drammatico per l’economia, il lavoro, il rischio di una crisi globale. E’ una fase in cui difendere il governo è un obbligo morale verso il paese.

La crisi è molto seria: siamo di fronte a una pandemia, non siamo di fronte al Grande Fratello. Conte deve capirlo. Le conseguenze di questo dramma saranno gravissime, sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista economico. Sarà una lunga marcia nel deserto…

Non possiamo affrontarla con una sospensione della democrazia e del sistema delle libertà. Nel 41, quando i nazisti dominavano l’Europa, c’era chi al confino a Ventotene, pensava al dopo disegnando un progetto di Europa unita… E ancora oggi l’unica risposta strategica alla crisi del Coronavirus: gli Stati Uniti di Europa. Non c’è altra via per rilanciare il ruolo del nostro continente e per affrontare la crisi della politica. Quella dei sovranismi, in questi giorni sta mostrando tutta la sua ridicola pochezza.

Dobbiamo sostenere il governo,  dare forza alla generosità del personale sanitario, difendere le Istituzioni ad ogni livello, Presidenti delle Regioni e Sindaci sono la nostra prima linea che non può arretrare! Poi c’è la questione della tenuta economica. Dobbiamo capire cosa dobbiamo fare subito e dopo ragionando sul domani. La Germania prevede una caduta economica tra il 7 e il 20 per cento. Figuriamoci cosa può succedere in Italia. Dobbiamo pensare ad un nuovo piano Marshall per l’Europa.  La politica delle mezze misure sarebbe inadeguata oltre che dannosa. Non vogliamo morire di coronavirus ma neppure di fame. C’è un problema di confusione istituzionale e di debolezza dell’autorità. Quanti danni stanno provocando le incredibili frizioni tra Roma e le Regioni. Il nostro sistema istituzionale ha bisogno di una catena di comando. Meno di quattro anni sono passati da quando il voto popolare in un referendum segnò la sconfitta della riforma del Titolo V della Costituzione. Ci fu chi ne assunse la responsabilità traendone le conseguenze. Si disse che sarebbe stato difficile se non impossibile riprendere quella discussione, quella sulle autonomie. Il popolo volle affidarsi alla “demagogia del nulla” Oggi il problema di leadership deboli, che rendono deboli le Istituzioni ed i meccanismi istituzionali è incontestabile. La grande riforma torna, ineludibile… come il ritornello della fiera dell’Est…un ritorno al punto di partenza.

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