Una politica industriale per spingere la ripresa

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∗(di Pasquale Ribezzo)

Il tessuto urbano è alquanto composito, e vede coesistere nelle nostre città commercio, servizi e artigianato nelle stesse strade e sugli stessi marciapiedi. E allora come tratteremo un sarto, un calzolaio, un falegname, un orologiaio, un panettiere, un gelataio, un pasticcere, un autoriparatore, un’estetista? Ci pare più giusto, quindi, parlare di sviluppo urbano, di piastre di servizio alla popolazione, di integrazione di settori, con lo scopo comune di rendere vivibile e appetibile un quartiere e di rilanciarne l’economia.

In questa prospettiva riteniamo che lo strumento del DUC (Distretti Urbani del Commercio), debba necessariamente essere aperto ad altri soggetti perché diventi uno strumento di sviluppo e non una pura costruzione burocratica e neocorporativa.

La CNA auspica che le Amministrazioni Comunali sappiano ben considerare le compagini che possono concorrere al rilancio delle economie locali e alla ripresa della domanda interna.

E allo stesso tempo ritiene ormai indifferibile che si ponga attenzione all’artigianato, considerato non come un settore residuale ma come quello trainante del made in Italy e della innovazione e della creatività diffusa.

Al momento non possiamo non registrare la mancanza di una politica industriale che ci possa, far sperare in una ripresa più consistente. Il progetto di sviluppo regionale non è ancora chiaro. Certo è che qui c’è da fare tanto e siamo ancora in mezzo al guado. La proposta della Svimez d’Istituire una Zona economica speciale con burocrazia zero e vantaggi fiscali nelle aree retroportuali di Taranto è più che fattibile. Da quell’idea potrebbe venire un sostegno allo sviluppo di tutta la Puglia, perché il porto di Taranto è nelle condizioni di accompagnare
una nuova fase economica della intera regione, sicuramente dell’intera area jonico salentina. Anche per questo l’Autorità portuale di sistema pugliese avrebbe dovuto avere sede a Taranto e da lì coordinare in rete gli altri porti pugliesi,Bari, Brindisi e Manfredonia,così da tenere conto della particolarità e della vocazione di ogni scalo e delle sue infrastrutture. Le mediazioni politiche e le conseguenti scelte spesso appaiono irrazionali e incomprensibili  come quelle che hanno portato alla costituzione di due Autorità una a Taranto e l’altra a Bari.

∗Pasquale Ribezzo Segretario Regionale CNA Puglia

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