1° maggio: “Lasciate che si senta la voce del popolo!”

“8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire”: nel primo novecento, il movimento sindacale sceglie un giorno in cui tutti i lavoratori possano incontrarsi per esercitare una forma di lotta e affermare la propria autonomia. Il 1 maggio 1867 a Chicago una manifestazione da vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana. Il 1° maggio 1886, in occasione del 19° anniversario dell’entrata in vigore della legge dell’Illinois sulle otto ore lavorative, ha inizio uno sciopero generale a oltranza, indetto dalla Federation of Organized Trades and Labour Union, per estendere la legge in tutto il territorio americano.

Chicago partecipa allo sciopero generale con le mietitrici  della fabbrica di McCormick e la polizia, reprime l’assembramento, sparando sui manifestanti. Gli anarchici organizzano una manifestazione in Haymarket Square, la piazza che ospitava il mercato delle macchine agricole e, da una traversa  della piazza, viene lanciata una bomba che provoca la morte di sei poliziotti. A quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Non si conobbe mai il numero delle vittime né chi lancio la bomba.

Quando  fu emessa la sentenza otto uomini vennero condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte e impiccati a Chicago. Per alcuni di loro l’agonia fu terribile perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le ultime parole di Parsons furono: “Lasciate che si senta la voce del popolo!”. Un altro anarchico Spies, disse: “verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!

Nell’agosto del 1891 aI Congresso dell’Internazionale riunito a Bruxelles, le organizzazioni operaie decidono di rendere permanente la ricorrenza. Da allora il Primo maggio, viene celebrato in ricordo della battaglia Haymarket Square condotta dalla classe operaia per ottenere diritti e condizioni di lavoro migliori.

Quanto sia ancora vivo il ricordo di “Haymarket Square” nel 1° maggio  non provo a chiedermelo, tuttavia non può essere cancellato il VALORE del LAVORO.

E’ ciò che ci lega alla realtà, che ci dà il senso dell’ identità, che conferisce valore alle nostre capacità, alla nostra appartenenza sociale. La dignità! Sentirsi capaci di fare qualcosa che gli altri apprezzano, da significato alla propria esistenza, considerazione di sé e induce a comportamenti responsabili, misurati, equilibrati. Il lavoro è il grande emancipatore dell’uomo! Per questo la Società, il vivere comune, si fonda su questo valore/principio costituzionale.

L’assistenza è emarginazione, tutt’altro che inclusione ed emancipazione. Garantire un reddito non è soltanto un problema di compatibilità finanziaria e di bilancio di uno Stato civile. Creare le condizioni per cui ogni uomo possa sentirsi partecipe al/del bene comune. Non è retorica, è sostanza che si fonda su valori condivisi!

“Una società più ricca perché diversamente ricca”, dunque non più povera né austera e triste, ma allegra, sobria e viva, ha in sé il terreno ideale sul quale innescare la tesi della distinzione tra “bisogni”, necessari alla sopravvivenza ed “esigenze”, indispensabili alla realizzazione dell’identità di ciascuno: il lavoro per tutti, un salario equo e dignitoso, una casa, la salute, e “quel bene inestimabile che è il tempo libero”, per se, per stare con gli altri, per far l’amore, la cultura e l’istruzione per tutti, insomma, la qualità della vita.  Non si tratta di “vivere bene”, ma di “vivere diversamente”. Occorre cambiare radicalmente rotta, progettare cioè un modello nuovo di società, dove al centro ci sia la persona umana con i suoi bisogni e con la sue esigenze, primo fra tutti l’ambiente,  e poi la “libertà” “uguaglianza” “solidarietà” e “giustizia sociale”, ridefinendo il significato delle parole “progresso”, “crescita”, “benessere” .

CGIL CISL UIL e Confindustria hanno sottoscritto un appello per l’Europa e questo 1° maggio si ispira all’Europa. Perché l’Unione europea ha garantito una pace duratura in tutto il nostro continente e ha unito i cittadini europei attorno ai valori fondamentali dei diritti umani, della democrazia, della libertà, della solidarietà e dell’uguaglianza. Perché l’UE continua a garantire, nonostante i tanti problemi di ordine sociale, benefici tangibili e significativi, nella comparazione internazionale, per i cittadini, i lavoratori e le imprese in tutta Europa. Perché gli interessi economici nazionali, oggi, possono essere perseguiti, in una dimensione continentale, solo attraverso politiche europee. Perché la risposta non è battere in ritirata ma rilanciare l’ispirazione originaria dei Padri e delle Madri fondatrici. L’ideale degli Stati Uniti d’Europa rappresenta la risposta coerente ed efficace dei figli dei fondatori per preservare e sviluppare, nella complessità del nostro tempo, il patrimonio di civiltà costruito nei secoli dall’Europa. Preservare nella memoria le ultime parole di un lavoratore  di Haymarket Square con il cappio al collo: “verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte”…

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