Se vuoi cambiare vota SI, se vuoi che le cose restino cosi come sono, vota NO

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La battaglia per il referendum è ormai avviata e Matteo si sta girando l’Italia (a spese nostre) per pubblicizzare al massimo il SI, mentre in Parlamento c’è una paurosa stasi sui pressanti problemi che assillano la Nazione.

Aziende che falliscono, giovani che emigrano, debito pubblico che continua a salire con progressione geometrica, migranti che andiamo a prendere dalle coste della Libia e poi li lasciamo vagare per l’Italia (dando la stura al razzismo di destra mai sopito), disoccupazione ai massimi storici, PIL modestissimo con previsioni errate, crescita vicina allo zero, tensioni anche all’interno della maggioranza di governo (è di oggi l’annuncio di Bersani che voterà NO), scuola sempre più misera e negletta, cantieri che chiudono, industrie che chiudono, grandi marchi, vanto del made in Italy, svenduti, classe media impoverita, problema ambiente dimenticato, scandali in tutte le amministrazioni locali, regionali e statali, siamo il terzo Stato al mondo per pressione fiscale, problema rifiuti irrisolto (e le mafie ringraziano), Sanità che non funziona mentre si chiudono ospedali ed aumentano i ticket, periferie delle città abbandonate a sé stesse, carenza di organici in Magistratura, Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri, l’INPS  al tracollo e non vi saranno pensioni per i nostri figli, mezzi pubblici e ferrovie antidiluviane, sistema bancario in forte crisi con sofferenze valutate intorno a 184 miliardi di euro che finiremo per pagarle noi mentre l’Europa, grazie alla Merkel, continua la sua politica di rigore affossando qualsiasi nostra possibilità di ripresa… forse il nostro Sistema Paese è in crisi.
Matteo, però, è ormai partito come una scheggia per tentare di convincere gli italiani che, se non si vota si, per l’Italia ci sarà un ritorno al passato, ma speriamo, mi vien voglia di dire!!!

Certo, per onestà intellettuale, non gli si possono addossare tutti i guasti di questo Paese, c’è stata la fattiva collaborazione di tutti i politici che l’hanno preceduto e nostra che li abbiamo votati, ma gli si può contestare la smodata megalomania e fanfaronaggine, caratteristiche degne di un politicchetto nostrano, anche se molti lo vedono come uno statista di rango. Ha imparato bene la lezione dal cavaliere: basta fare annunci roboanti ed andare avanti come se niente fosse, gli italiani hanno una memoria cortissima e sono propensi a credere a quasi tutti (e questo è in parte vero). Se poi, alla notoria nostra creduloneria, si aggiunge la ideologia, comunista o socialista che sia, il quadro per comprendere l’attuale nostra tragica situazione è completo.

Oggi Matteo ha ormai una credibilità prossima allo zero, ma nel lontano 2014 ci promise:

1) “La Cassa depositi e prestiti in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi bloccati per i debiti della pubblica amministrazione” (25 febbraio).

2) “Entro un mese diamo il percorso preciso su quando e dove prendiamo i soldi per la riduzione a 2 cifre percentuali del cuneo fiscale” (25 febbraio).

3) “Censimento sul patto di stabilità entro il 10 marzo” (26 febbraio).

4) “Mercoledì, per la prima volta, si abbassano le tasse” (10 marzo).

5) “Entro il 1° aprile stanzieremo 3,5 miliardi per l’edilizia scolastica e insedieremo una specifica unità di missione presso la Presidenza del Consiglio che si occupi della questione (12 marzo).

6) “Se non abbiamo sbloccato tutti i debiti della pubblica amministrazione, vado in pellegrinaggio a piedi da Firenze a Monte Senario” (14 marzo).

7) “Abbiamo abolito le Province, avanti come un rullo compressore” (3 aprile).

8) “Il Pil sarà a +0,8% entro l’anno, queste sono stime estremamente previdenziali spero quindi di essere smentito positivamente” (8 aprile).

9) “Abbiamo tolto dal patto di stabilità interventi su sicurezza sociale, saranno 3,5 miliardi di euro” (23 aprile).

10) “Subito 15 mila assunzioni nella pubblica amministrazione” (15 maggio).

11) “Dal 2015 gli 80 euro anche a pensionati e partite IVA” (23 maggio).

12) “Legge anticorruzione la prossima settimana” (7 giugno).

13) “Dal 1° settembre stanzieremo 43 miliardi per i cantieri” (23 luglio).

14) “Italiani andate in vacanza sereni, a settembre ci sarà una grande ripresa col botto” (1° agosto).

15) “Il blocco salariale è solo una chiacchiera estiva” (21 agosto).

16) “Il 29 agosto vi stupiremo con la riforma della scuola” (23 agosto).

17) “Sul lavoro sfidiamo i poteri forti” (26 settembre).

18) “Dal 2015 100 euro in più in busta paga col Tfr” (1° ottobre).

19) “Entro 10 anni Italia Paese guida UE” (2 ottobre).

20) “8 miliardi di tasse in meno nella legge di stabilità” (15 ottobre).

Forse preso dalla battaglia contro la Raggi ed il Movimento tutto, è stato colto da amnesia, forse distratto dai conflitti interni al PD, forse qualcosa non ha funzionato, forse è stato bloccato, forse qualcosa la farà, ma sta di fatto che quasi niente è stato realizzato, il referendum, è ormai prioritario nella sua tabella di marcia e così accade che molti compagni progressisti, revisionisti, buonisti, feticisti, alchimisti, garantisti, avanguardisti e giornalisti (tutti gli “isti” possibili), dopo attenta riflessione e meditazione, si lascino ammaliare dalla promessa che qualcosa, dopo anni di immobilismo, possa cambiare; certo, dicono, le modifiche alla Costituzione non sono il massimo, sono scritte in un italiano incomprensibile, sono approssimative, si poteva fare di meglio e di più, ma l’importante è cominciare!

Ma come si può dare credito al buon Matteo dopo le tante promesse mancate e la predilezione ad avvantaggiare i poteri forti a danno dei cittadini? Dopo avere promesso (ancora una volta e insieme alla Boschi sua sodale), che se avesse vinto il fronte del no avrebbe addirittura abbandonato la politica e poi, dopo solo un paio di mesi, s’è rimangiato tutto? Probabilmente quei compagni dimenticano che, se ti abbottoni la camicia sbagliando asola, sbaglierai tutte le asole successive e a niente valgono le promesse (e lo abbiamo visto). Molti ritengono e non a caso che, se vengono modificati quei 47 articoli, sarà molto arduo sperare  in un successivo cambiamento o rivisitazione, i proponenti si saranno cuciti la Costituzione ad usum delphini e certamente non avranno nessun interesse a cambiarla ancora per chissà quanto tempo.

Il mantra renziano è: “Se vuoi cambiare vota si, se vuoi che le cose restino così come sono, vota NO”, lo ripete pappagallescamente anche la Boschi firmataria della riforma e, detto così, è naturale che a nessuno stiano bene le cose così come sono attualmente ed è certamente vero che la Costituzione abbia bisogno di ammodernamenti ed adattamenti alle nuove esigenze del Paese, ma è altrettanto vero che esse non debbano avvantaggiare nessuna compagine politica e debbano essere fatte con la partecipazione di tutte le forze politiche (e questa non è una utopia, ma è la normalità in tutte le Nazioni che sono Democratiche nei fatti e non solo per definizione) poiché la Costituzione è l’insieme di regole sulle quali si fonda l’unità e la vita di una Nazione seria.

Quelle modifiche, a tratti incomprensibili anche per gli addetti ai lavori:

  • non aiutano a risolvere i problemi cogenti della Nazione,
  • non semplificano i rapporti tra Stato e Regioni, ma li complicano (revisione titolo V),
  • non velocizzano la promulgazione delle leggi poiché sono stati individuate da otto a dodici diverse modalità di differenti iter parlamentari,
  • non contribuiscono a limare i costi della politica perché non intaccano lo zoccolo duro del dispendio, limitano il numero dei senatori e li sostituiscono con assessori regionali e sindaci part time,
  • non diminuiscono il numero dei deputati che rimangono una pletora,
  • non intaccano i privilegi e le pensioni d’oro ormai sclerotizzati,
  • non eliminano gli enti inutili e, fatta eccezione per il CNEL  secondo la stima dell’Unione delle Province d’Italia, confermata da calcoli anche di giornalisti economici come Marco Cobianchi, gli enti inutili ammonterebbero a 3127 per un costo per la comunità di 7 miliardi di euro,
  • non bonificano la selva della corruzione stratificata,
  • non includono i cittadini ad una partecipazione attiva (vedi maggiori firme per indire referendum o leggi di iniziativa popolare),
  • non concedono la nostra possibilità di votare chi vogliamo perché ci penseranno loro, ma daranno maggiore potere, grazie al Porcellum, al partito che dovesse vincere le elezioni con una sparuta maggioranza e questo non va bene neanche se a vincere fosse il Movimento 5 Stelle.

Tra l’altro è bene sapere che, questa proposta di riforma, è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera: di conseguenza, come prescritto dall’articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi, facoltà già esercitata nello stesso mese di aprile 2016. Le furbizie adottate da Renzi sono due, la prima consiste nel fatto che, non essendo previsto un quorum di votanti, la riforma entrerà in vigore se il numero dei voti favorevoli sarà superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto e la seconda consiste nell’aver rimandato le votazioni a fine anno per avere tempo e possibilità di farci e farci fare il lavaggio del cervello.

Alla luce di quest’ultimo chiarimento, informiamoci, rendiamoci conto di quello che vuole fare il buon Matteo (che non smette di strizzare l’occhio alla Finanza), facciamoci bene una nostra idea, lasciamo perdere le promesse che sono da marinaio e poi… votiamo consapevolmente NO!

Homer

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