VACCINARSI CONTRO IL DALEMISMO

(di Fernando Blanda)

 

Esiste in Italia un’area di persone che in cuor loro e nelle relazioni quotidiane col prossimo si sentono eredi del comunismo, ne condividono ancora la  cultura politica, ma, e questo è il punto, nella loro vita politica pubblica non esternano tale loro legittima posizione. Con una sola lodevole e dignitosa eccezione: il nuovo PCI (e simili). Ad essi non si può certo attribuire il rimprovero che Alfredo Reichlin rivolse ai partecipanti al funerale di Ingrao ed a se stesso,  di non aver  saputo custodire la loro storia. Gli attuali Comunisti Italiani non solo custodiscono quella storia, ma la ritengono ancora una esaltante prospettiva. Io non sono d’accordo in quanto ritengo che quella grande storia, a cui in minima parte ho partecipato, sia esaurita lasciando una eredità preziosa, ma anche la necessità che si vada decisamente oltre. In ogni caso, riconosco la coerenza e la convinzione che li animano. Confesso invece di non riuscire a comprendere la ragione per cui ci si sente intimamente comunisti, ma si aderisce o si simpatizza per formazioni variegate e genericamente “ di vera sinistra”. Un contributo fondamentale a questa sorta di falsa coscienza lo ha dato il dalemismo, anzi questo è uno dei danni maggiori che ha provocato nella sinistra italiana, anche se non il solo. Il pensiero dalemiano ha vissuto tutte le  vicissitudini della sinistra, ed in particolare del PCI, poi PDS, poi DS, infine PD, elaborando e divulgando  un messaggio che definirei “underground”. Il messaggio era: cambiamo pure nome, cambiamo pure riferimenti internazionali, imbarchiamo pure qualche comodo compagno di strada di cultura cattolica o altro, ma alla fine, Compagni, siamo sempre Noi (con la maiuscola!), noi del “vecchio” PCI, noi che ci riconosciamo “a pelle” e che parliamo lo stesso linguaggio evocativo, coinvolgente, emozionante quanto astratto. Con questo messaggio impresso nell’animo dei Nostri si è proceduto a tagliare le gambe politicamente a chiunque tentasse di  innovare anche parzialmente, e di auto riformare il maggiore partito della sinistra italiana in senso europeista e socialista democratico. Per questi Compagni un partito può essere di sinistra “certificata” solo se alla sua guida c’è una leadership  proveniente dal PCI e filiazioni seguenti. Lo  stesso Veltroni non dava garanzie sufficienti,  viste le sue “simpatie” eccessive per altre culture politiche progressiste. Si provvide infatti a rimuoverlo in poco tempo, sventando anche il timido tentativo di Franceschini di succedergli oltre il  breve periodo di “interregno” benevolmente concessogli. Inutile dilungarsi sulla segreteria Renzi vissuta come una vera e propria usurpazione. Il fatto straordinario è che questi convinti socialisti democratici, quando varcano i confini nazionali, in casa propria hanno prima attaccato lancia in resta il PD membro del partito Socialista Europeo, e poi lo hanno abbandonato, e si dedicano a costruire alleanze con forze politiche dichiaratamente non socialiste democratiche come SI, per  citare solo la principale. Qualcuno, in un delirio di strategia politica, ritiene possibile coinvolgere in tale alleanza anche il PD a condizione che esso si liberi di Renzi e del renzismo, dimenticando che una operazione in tal senso è stata appena sconfitta dal voto di iscritti e simpatizzanti. Tra l’altro non si capisce come mai candidati alternativi a Renzi da tempo mobilitati, vedi Speranza e Rossi, se ne siano andati sbattendo la porta prima ancora che iniziasse il percorso congressuale. Quale migliore occasione vi sarebbe stata per liberare il PD da Renzi? Se poi, le  suddette candidature non  erano ritenute sufficientemente  autorevoli, chi o cosa avrebbe impedito a pezzi  da novanta quali D’Alema o Bersani di candidarsi in prima persona? E questo a maggior ragione in quanto il pericolo renziano era percepito come mortale per la sinistra. Questo per me resterà un mistero, come pure sono curioso di vedere come riusciranno a formare un nuovo centrosinistra con forze che, dal primo Prodi in poi, il centrosinistra lo hanno sempre messo in crisi. Noi attuali socialisti democratici europeisti sappiamo di doverci confrontare con la visione liberal democratica di Renzi, ma questo, senza sottovalutare difficoltà e possibili conflitti, può avvenire in totale trasparenza e soprattutto con intenti costruttivi solo vaccinandoci definitivamente contro il virus del dalemismo.

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