Un Sindaco che si rispetti ha il dovere di difendere la sua comunità.

Può farlo se ha le “mani libere” e se non ha altri condizionamenti se non la difesa del territorio e della sua gente. Prima Taranto deve essere il suo impegno quotidiano perché da subito il suo mandato assuma il senso di una vertenza generale che riscatti Taranto.

Prendiamo ad esempio una vertenza che in molti abbiamo seguito distraendoci poi dagli esiti della stessa: quella degli autotrasportatori ed in particolare dei cisternisti.

Nel 2016 il porto di Taranto  ha movimentato oltre 6 milioni di rinfuse liquide.  Per alcuni mesi, la raffineria di Taranto, per mantenere inalterato il passo produttivo nonostante il sequestro per questioni ambientali del Centro oli della Val d’Agri, ha dovuto approvvigionarsi di greggio via nave non potendo appunto utilizzare l’oleodotto che collega la Basilicata agli impianti di Taranto.

Ciononostante gli autotrasportatori tarantini sono alla fame. Perché? Perché ENI e Sapio hanno deciso di affidare l’indotto ad aziende del Nord.

Tutto nasce dall’ indagine “marenero” condotta dal nucleo di polizia tributaria di Taranto sulla tipologia di gasolio ‘bunker’, proveniente dalla raffineria Eni di Taranto. Una presunta organizzazione dedita al furto di gasolio dalla centrale Eni del capoluogo ionico. Per 73 di loro il pm contestò anche il reato di associazione a delinquere. Più recentemente l’udienza preliminare celebrata a marzo 2016, il processo è ancora in corso pare abbia ridimensionato la vicenda: Un’assoluzione, una condanna a dieci mesi, venti imputati a giudizio, stralci per competenza alla magistratura di Bari e di Trani e raffica di non luiogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Ma la condanna gli autotrasportatori tarantini la stanno espiando senza aspettare la sentenza.

L’ENI ha provveduto, approfittando dell’inchiesta, a rivedere il contratto d’appalto: 50% in favore delle strutture societarie costituenti il consorzio di secondo grado Lts; il restante 50% affidato a G&A Spa e BT Trasporti, con l’impegno – assunto da questi ultimi – di salvaguardare aziende locali e livelli occupazionali, “ribaltando” metà delle quote da loro acquisite (quindi il 25% delle commesse disponibili sul territorio) ai vettori locali, in subvezione.

L’impegno assunto con la mediazione della Prefettura pare non abbia avuto seguito se i cisternisti lamentano una crescente e insostenibile difficoltà

Ma che c’entra tutto questo con la Sapio?

Anche la Sapio che con l’indagine “marenero”  non c’entra proprio nulla ha inteso adeguarsi e da gennaio 2016,  ai subvettori impegnati nel trasporto conto SAPIO di gas criogenici in cisterna, non è stato rinnovato, per la prima volta dopo decenni di servizio, alcun contratto.

La motivazione è da cercarsi nelle “esigenze di riorganizzazione logistica del vettore primario del Gruppo, la monzese GASCAR Srl, intenzionata ad affidare le commesse disponibili sul territorio a imprese non residenti, già dichiaratesi disponibili a rilevare le aziende locali con relativo parco mezzi qualora cessino l’attività del trasporto”. Solo per queste motivazioni andrebbero presi a calci nel culo e serve un Sindaco che s’impegni a farlo seriamente.

#primataranto

FacebookTwitterGoogle+

Lascia un commento