Ue’ ku vi’de ka l’ammada’ pure na’ cose de solde…

 

brotolo su taranto

“Né Ilva né Riva Fire, hanno potuto formulare rilievi su dati peritali e sulla loro attendibilità scientifica né contro esaminare i periti nominati dal Giudice né presentare contro perizie né, in generale, svolgere alcuna attività difensiva per tramite i propri difensori e consulenti”. In violazione del principio del contraddittorio.

L’ex azionista di maggioranza del gruppo Ilva  si ritiene pertanto soggetto leso da un’esproprio senza indennizzo avvenuto in base a due perizie di “inconsistente valenza scientifica e probatoria”.

E’ quanto emerge dalla memoria inviata alla Direzione Generale Concorrenza Ue, che l’Ansa ha voluto rendere nota.

La perizia epidemiologica “formula stime di malattie e di decessi applicando un valore delle emissioni diverso da quello previsto dalla legge in vigore in Italia e pari a 40 micro-g/m3” usando il “valore obiettivo auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006 pari a 20 micro-g/m3. L’Italia come la grande maggioranza dei Paesi europei non ha recepito tale indicazione lasciando a 40 microgrammi per metro cubo la media annuale dei Pm10 in atmosfera”. Con riferimento poi alle polveri sottili si legge nella memoria: “la perizia si limita a riportare un mero dato aggregato (…). Non è dato sapere quindi quale inquinamento derivi dall’Ilva e quale dall’arsenale militare o dal complesso petrolchimico di Eni o dai grandi stabilimenti di produzione di cemento, i quali tutti insistono sull’area circostante la città di Taranto”.

Avuta notizia della memoria dei ricorrenti i sopravvissuti tarantini hanno cominciato a brontolare: Ue’ ku vi’de ka l’ammadà pure na’ cose de solde?

FacebookTwitterGoogle+

Lascia un commento