STANOTTE HO SOGNATO…

Di Nino Palma.
Stanotte ho sognato! E siccome il mio pensiero è sempre fisso su un punto: ho sognato il Palazzo degli Uffici, che miracolosamente si trasformava.
E si trasformava grazie all’opera del Comune di Taranto che era riuscito finalmente a superare tutte le difficoltà, anche quelle delle ultime ore, e aveva messo mano alla ristrutturazione di questo immobile.
Una ristrutturazione che nel sogno aveva una sua organicità e una sua logica unitaria.
Questo immobile secolare, che è stato catalogato come “bene culturale”, innanzitutto cambiava nome: si chiamava Palazzo degli Studi- Aldo Moro.
Una denominazione non casuale, conseguente a quella che nel sogno era la sua destinazione d’uso, che è l’elemento propedeutico ad una ristrutturazione organica, lineare, con un carattere unitario.
E in che cosa si racchiudeva nel sogno questa idea di destinazione d’uso?
Era innanzitutto un’idea che partiva da una fotografia di tutti gli enormi spazi di questo edificio, dal piano terra al terzo piano, per quattro facciate che si affacciano su due vie e su due piazze!
Proprio partendo da qui, sentite quale destinazione d’uso ho sognato!
Ho sognato che una parte del pian terreno (quella che affaccia su Piazza della Vitoria e su via d’Aquino) era diventata un polo bibliotecario (formato dai libri dell’Archita, da quelli dell’Istituto Magna Grecia e persino da quelli della biblioteca comunale). E vedevo vaste sale di lettura, per proiezioni, per iniziative e convegni.
Nell’altra parte, quella che affaccia su Piazza Archita e su Corso Umberto, vedevo in sogno che avevano creato un polo archivistico (formato dall’Archivio dell’ Archita, dall’Archivo di Stato e da quello Comunale (un riferimento inconscio alle polemiche sul suo ipotetico trasferimento a Rutigliano?). Anche qui con sale di consultazione, per iniziative e convegni.
Nel sogno mi sembrava questa un’ottima soluzione per tutto il nostro patrimonio librario e archivistico, sia perché non c’erano problemi di peso, di solai che non reggono ecc, sia perché la sistemazione avveniva in locali ampiamente arieggiati ed asciutti.
Poi, sempre in sogno, il pensiero è corso ai tre piani successivi e ho sognato
che tutto il 2° piano era dedicato all’Archita, che così tornava nella sua sede storica e diventava finalmente una scuola unitaria, con una sistemazione adeguata delle classi dei diversi indirizzi, tra le quali, quelle del Liceo musicale, che ha bisogno di molte aule per lo studio e l’insegnamento degli strumenti musicali.
Che il primo piano diventava una sorta di appendice del Marta, con la creazione di sale espositive e per mostre, di sale per convegni e iniziative culturali che oggi vengono svolte in spazi angusti e insufficienti e per la creazione di una galleria di arte moderna e contemporanea.
Che il terzo piano diventava la sede di una facoltà universitaria, mi pare quella di beni culturali e museali.
Ma poi mi sono detto in sogno che per la destinazione d’uso del primo e del terzo piano potevano pensarci sia il MARTA che l’Università sulla base delle loro esigenze.
A questo punto mi sono bruscamente svegliato e il mio sogno è finito.
Chissà se esso troverà mai corrispondenza nella realtà!
Nino PALMA – Presidente “Associazione culturale “A,Moro”, ex studenti Archita”

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