Se il Sindaco difende la sua Città…

Il ministro Claudio De Vincenti, alcuni giorni fa si diceva convinto  che il ricorso non ci sarebbe stato: “Non sarebbe una cosa logica perchè il piano ambientale risolve alla radice i problemi posti dalle stesse istituzioni locali e prima di tutto dagli obiettivi che bisogna perseguire per il benessere dei cittadini tarantini”.

La vice ministra Teresa Bellanova nelle stesse ore annunciava con soddisfazione di aver “avviato la procedura per la copertura dei parchi minerali di Taranto i lavori partiranno da gennaio 2018″.

I due principali protagonisti sul nostro territorio, del Pd e del governo Gentiloni, hanno toppato clamorosamente. Segno evidente di non avere cognizione dello stato di malessere di questa realtà. Malessere rappresentano dai due massimi esponenti delle istituzioni regionale e comunale, peraltro espressione dello stesso partito.

Il Ministro Calenda ha assunto le vesti di Mariano Rajoy minacciando rappresaglie contro il Governatore Pugliese ed il Sindaco Tarantino: “Spero vivamente che Regione e Comune abbiano ben ponderato le possibili conseguenze delle loro iniziative e le responsabilità connesse”. In sintonia con lui il ministro Galletti:  “chi fa queste cose se ne assume la responsabilità”.

La Regione Puglia ha impugnato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri ritenendolo “illegittimo” perché “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate”. “Il decreto consente all’Ilva di proseguire sino al 23 agosto 2023 l’attività siderurgica nelle stesse condizioni illegittime, e non più ambientalmente sostenibili, addirittura precedenti alla prima Aia, nonchè alle Bat (Best available techniques) per la produzione di ferro e acciaio pubblicate nel 2012″. Il governo ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia, formalmente presentate nell’ambito del procedimento concluso con il Dpcm impugnato, senza alcuna giustificazione.

In queste ore il Ministro Calenda  ha deciso di “congelare il negoziato sull’Ilva aspettando la decisione del Tar di Lecce sull’impugnativa del governatore della regione Puglia, Michele Emiliano, e del Comune di Taranto”. Si dice certo che l’iniziativa ”mette a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente. “Se il Tar di Lecce accoglie l’impugnativa, l’amministrazione straordinaria dovrà procedere allo spegnimento dell’Ilva”.

E’ toccato a Melucci replicare con fermezza e giusta indignazione:

“Impugnare un Dpcm immorale mette a rischio la vendita di Ilva? Pazienza. Benvenuti in Europa, terzo millennio. Vuol dire che l’acquirente non era così convinto della più impegnativa operazione di riqualificazione industriale della storia del nostro Paese. Vuol dire che il fragile piano industriale non conteneva una grande prospettiva temporale. Vuol dire che occorreva soltanto un pretesto a tutti per sfuggire da una pessima procedura. Cosa meglio di un capro espiatorio tarantino? “Basta coi trucchi, basta con i numeri al lotto, basta con gli sgarbi politici ed amministrativi, basta con la flagellazione sistematica di un intero territorio, basta con il furto del futuro dei nostri bambini: si va al TAR, se in questo Paese esistono ancora dei valori non negoziabili dinnanzi al mercato, e magari ora non ci si ferma nemmeno alla giurisprudenza nazionale”.

“Se l’investitore è serio e deciderà di puntare comunque su Taranto, senza farsi condurre fuori strada da governo e commissari, si comprenderà che è la città di Taranto il principale interlocutore, l’unico che può a ragione porre la parola fine alla vicenda, in un modo o nell’altro, e senza che vengano tralasciate alcune delle variabili poste oggi dai tarantini. Venga a Taranto a parlare di miliardi di progetti, il ministro Calenda. Venga qui la viceministra Bellanova a dirlo alle associazioni di cittadini e genitori tarantini che devono attendere il 2023 prima che si valuti quanto e come si ammalano irrimediabilmente. Vengano i commissari a spiegare in piazza alle nostre imprese che in quei miliardi non si trova il becco di un quattrino per l’indotto, mentre imprese lombarde e liguri ancora lucrano in questo momento in uno stabilimento moribondo. Che guardino negli occhi orfani, malati e lavoratori tarantini e dicano che l’acquisizione è a rischio, se per caso il sindaco o il governatore si azzardano a scandalizzarsi davanti ai fiumi rossi della città nei giorni di pioggia”.

Nelle prossime ore cercheranno d’isolare il Sindaco di Taranto e la sua iniziativa io credo invece che mai come in questo momento occorra difenderlo per difendere la comunità da lui rappresentata.

 

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