Siamo socialisti:

M’invitano ad una riunione. Una di quelle ormai rare in cui si discute di politica, di bisogni della gente, contenuti e proposte. Non ci sono organigrammi da definire e poltrone da spartire. Serve invece capire come riavvicinarsi agli uomini e alle donne ai quali chiedere di stare con noi. Noi chi? Chiedo ai miei interlocutori. Chi siamo? Il nostro volto cosa rappresenta e chi vuole rappresentare? Mi pare il primo passo utile e imprescindibile per comunicare e per costruire uno spirito d’appartenenza. Osservo i miei vecchi compagni e sui loro volti scorgo una crescente meraviglia. Siamo tutti socialisti, ma quel che più ci stupisce e gratifica è che la riunione è condotta da numerosi giovani e giovanissimi che dicono di essere socialisti, progressisti, gradualisti. Si rivolgono a noi, che non siamo più “giovani”,  per capire come rianimare l’interesse della gente verso il socialismo. Come ri-formare la Politica. Come restituirle interesse e dignità per contrastare l’antipolitica, il populismo.

Carlo Marchese apre il suo bagaglio d’intellettuale militante, assolutamente diverso da quello di certi radicalscic salottieri che amano parlarsi addosso per autocompiacersi, Scava nella su esperienza sindacale per proporre un “opportunità” per i giovani neo laureati meritevoli: un reddito in prestito da restituire quando il lavoro retribuito consentirà loro di essere autosufficienti.  Mario Guadagnolo ascolta e sorride sornione chiedendomi a bassa voce, mica tanto poi, “ma che fine avranno fatto i comunisti…

Noi “non più giovani” siamo testimoni del nostro tempo. Protagonisti più che spettatori. Siamo consapevoli degli errori e delle distorsioni del “partito/ti del novecento”. Strumento oggi in crisi ma che non conosce ancora una  valida alternativa. Forse l’alternativa non c’è o non si è voluta proprio per perseguire una democrazia incompiuta che si vorrebbe contestare attraverso la tastiera, la cosiddetta democrazia del web, dove se ti permetti di manifestare liberamente il tuo pensiero il minimo che ti può capitare e di sentirti rispondere: “vergogna!”, per poi essere ricoperto da più o meno anonimi insulti. Le idee, le proposte, la Democrazia, si costruiscono attraverso il confronto vero, rispettoso, costruttivo.  Non basta enunciare i propri propositi eventualmente accompagnandoli attraverso ammiccanti slide se “il coglione” che le guarda non ha la possibilità di esprimere un giudizio e chi le mostra di recepirlo, altrimenti rischiamo di diventare tutti coglioni ostaggio degli “imbonitori” che sono tanti e stanno da per tutto…

Siamo nella sede del Pd: mi guardo intorno e noto che le porte sono quasi tutte chiuse, ma le stanze non sono vuote. All’interno discutono…di cosa non è dato di sapere e forse, non me ne vogliano, non lo sanno neppure loro. E’ il partito in cui un PM diventa Sindaco di una grande città Pugliese, poi Governatore della Puglia e oggi si propone di diventarne Segretario portando il partito in tribunale. La sua forza, dice, è l’indipendenza! Questo è il suo metodo. La sua cultura(?). La sua storia. Nessuno s’interroga quanto tutto questo sia compatibile con la storia e la tradizione democratica e di sinistra. Con la storia dei socialisti di ieri e di oggi non lo è senza alcun dubbio. E mi piace constatare che molti dei presenti condividano questo mio pensiero. Per questo ringrazio Marco Di Lello, Claudia Bastianelli, Claudio Leone, Giovanni Barbalinardo, Carlo Matichecchia e quanti mi hanno dato la possibilità di esprimerlo. Le riunioni a questo servono…

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