Se l’è cercata

Aveva bisogno di una buona spinta e la spinta il 25 giugno  c’è stata per l’impegno di chi non l’aveva sostenuto al primo turno. 958 voti di differenza ne hanno consentito l’elezione. E’ stato determinante ogni voto di chi al secondo turno ha deciso di sostenerlo, altrimenti il suo tram sarebbe rimasto inchiodato al capolinea. Oggi Melucci sembra averlo dimenticato. Si mostra persino infastidito da quel contributo decisivo. Proclama di dover rispondere solo ai tarantini. Ma per la verità i tarantini che l’hanno votato sono davvero pochini.  “La misura del consenso su cui poggia la  sua elezione avrebbe richiesto, il tentativo di un’attrazione ed un ampliamento “a posteriori” della base elettorale, facendo ricorso a quanti hanno dato prova della propria coerenza, competenza professionale nella cultura, quanto nella gestione amministrativa. Le scelte invece mostrano un’arrogante presunzione che mortifica la tarantinità”. La coalizione che al primo turno sostenne Bitetti ha sciolto ogni riserva: le scelte compiute da Rinaldo Melucci  contraddicono la tanto sbandierata meritocrazia ed hanno determinato in molta parte dell’opinione pubblica e del mondo politico un sentimento di stupore e di insostenibili disagio e mortificazione.

Il “conducente” si fermi e rifletta: Su quel tram tutti i  posti sono stati occupati del Pd e dalle sue logiche spartitorie che hanno travalicato i confini tarantini e alcuni sono rimasti in piedi in attesa che si liberi magari qualche strapuntino. Un partito che con i suoi  10.422 voti ha la presunzione e l’arroganza di poter rappresentare tutta la città, peraltro avvalendosi dei baresi. Non sappiamo quel tram dove sia diretto ne è dato di conoscerne il percorso, sarà per questo che chi con fermezza e coraggio  volle l’apparentamento oggi ha deciso di scendere in attesa che il conducente, che non vuole essere disturbato, faccia capire dove vuole andare. Cresce il timore che possa andare a sbattere…

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