Referendum: I fatti, le ragioni, le considerazioni.

I FATTI

E’ possibile scaricare il testo integrale a questo link

Art 1 | LA FIDUCIA
Modifiche all’Art 55 della Costituzione: […] La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo […] Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica

Attualmente la fiducia al governo è votata sia dalla Camera che dal Senato.

Art 2 | IL SENATO
Modifiche all’art 57 della Costituzione: Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica

Attualmente il Senato è composto da 321 Senatori di cui 5 senatori a vita, la Camera da 630 deputati. Con la riforma la Camera resta composta da 630 deputati con potere di fiducia, il Senato è ridotto a 100 membri, nello specifico 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, e 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

Art 10 | ITER APPROVAZIONE LEGGI
Modifiche all’Art 70 della Costituzione: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari[…] Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.

Attualmente vige il “sistema a navetta”: ogni proposta di legge, approvata da una Camera, deve essere approvata, nello stesso testo, anche dall’altra. Se vengono apportate modifiche, queste devono essere approvate anche dall’altra Camera. In virtù dell’Articolo 138 della Costituzione le LEGGI COSTITUZIONALI sono votate da Camera e Senato con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Con la riforma il processo legislativo resta identico all’attuale solo in alcuni casi, in tutti gli altri non sarà richiesto un voto da parte del Senato. Il testo determina quali sono questi casi:
– le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali
– le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche
– referendum popolari e le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71
– le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle
forme associative dei Comuni
– la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea
– per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma
– per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.

ART 11 | INIZIATIVA LEGISLATIVA
Modifiche all’Art 71 della Costituzione: Nonostante sarà solo la Camera a votare le “leggi ordinarie”, il Senato potrà con 1/3 dei suoi componenti richiedere di esaminare il testo, e proporre a maggioranza assoluta delle modifiche su cui poi si dovrà esprimere la Camera. Il testo eventualmente modificato dal Senato dovrà dunque essere sottoposto al voto della Camera che avrà potere di bocciarlo solo con voto a maggioranza assoluta dei deputati.
(Aggiornamento 10/10/2016) Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.

ART 71.2 | LEGGI D’INIZIATIVA POPOLARE
Attualmente: Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
Attualmente il Parlamento non è obbligato nemmeno a discutere il testo votato dagli elettori. Con al riforma il Parlamento sarà obbligato a discutere il testo d’iniziativa popolare, ma il numero di firme necessarie salirà da 50mila firme a 150mila.

ART 13 | GIUDIZIO DI COSTITUZIONALITA’ PREVENTIVA
Modifiche all’Art 73 della Costituzione: Con la riforma Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni

Art 21 | PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Modifiche all’Art 71 della Costituzione: Attualmente L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta (art 83 Costituzione). Per esseri eletti, nei primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi, ovvero 672 voti, dalla quarta in poi basta il 50 per cento più uno, ovvero 505 voti.

Con la riforma la maggioranza richiesta per le prime tre votazioni resta di due terzi dei componenti dell’Assemblea composta da Camera e
Senato. Dalla quarta si abbassa a tre quinti dei componenti dell’assemblea e dalla settima ai tre quinti dei votanti.

Art 75 | REFERENDUM
Modifiche all’art 75 della Costituzione. Attualmente è possibile indire referendum abrogativo, ovvero per cancellare una legge sgradita, con la raccolta di 500mila firme. Con la riforma se il referendum sarà indetto con 500mila firme resterà il quorum del 50% +1 dei votanti, quindi l’esito referendario sarà valido solo superato il quorum, se le firme raccolte saranno 800mila si voterà con la maggioranza dell’elettorato che ha votato alle ultime elezioni politiche. Nel testo della riforma si legge: La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o, se avanzata da ottocentomila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Sarà introdotto inoltre referendum propositivo. Quindi gli elettori potranno esercitare direttamente la propria sovranità e non solo intervenire in caso di attuazione di leggi sgradite.

LE RAGIONI DEL SI. LE RAGIONI DEL NO
1
SI | La riforma pone fine al sistema BICAMERALE per cui ogni legge necessita dell’approvazione di entrambe le Camere. Questo faciliterà
l’iter di approvazione delle leggi.
NO | L’iter di approvazione delle leggi non sarà agevolato perché il Senato potrà richiedere le modifiche ai testi approvati dalla Camera.
Questo accrescerà fortemente il rischio di contenzioso.

2
SI | Si riduce il ricorso alla FIDUCIA da parte del Governo per l’approvazione delle leggi
NO | Si rafforza il potere del Governo

3
SI | Si facilita l’elezione del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA per evitare quanto accaduto in occasione dell’elezione di Napolitano.
NO | Grazie al PREMIO DI MAGGIORANZA il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA sarà espressione della maggioranza, e andrà inoltre a nominare 5 membri
del Senato.

4
NO | I nuovi senatori godranno dell’IMMUNITA’ nonostante non saranno stati eletti per fare i senatori
SI | Ai senatori resta l’immunità parlamentare esattamente come per i deputati, ma è facoltà del parlamento sovrano rivedere tale decisione

5
SI | Si riducono i COSTI DELLA POLITICA. Il Senato passa da 321 a 100 Senatori che non riceveranno indennità se non quella che spetta loro
in quanto sindaci o membri del consiglio regionale. Si stima un risparmio di 500 milioni di euro l’anno
NO | Secondo una stima della Ragioneria dello Stato si risparmieranno solo 57 milioni di euro

6
SI | Si introduce il VAGLIO DI COSTITUZIONALITA’ preventiva fortemente richiesto dal Movimento Cinque Stelle
NO | La Consulta non sarà imparziale e sarà espressione della maggioranza

7
SI | Si incentiva L’INIZIATIVA POPOLARE introducendo l’obbligo di discussione delle leggi di iniziativa popolare, e il referendum
propositivo. In merito al REFERENDUM PROPOSITIVO, al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione.
NO | Il numero di firme rappresenta un grosso ostacolo all’utilizzo di tale istituto, che di fatto sarà agevolato per i grandi partiti. Il REFERENDUM PROPOSITIVO è solo un annuncio, perché servirà una legge costituzionale per la sua attuazione.

8
NO | In base alla sentenza della Consulta sul Porcellum il parlamento è da considerarsi illegittimo
SI | E’ proprio il pronunciamento della Corte Costituzionale ad aver riconosciuto al Parlamento la legittimità di esercizio delle proprie
funzioni
9
SI | La riforma garantirà STABILITA’. Gli elettori avranno finalmente la possibilità di votare per il governo che vorranno al potere grazie
al ballottaggio
NO | La riforma rafforzerà il potere dell’esecutivo svilendo il ruolo del parlamento
10
NO | Il testo che gli elettori troveranno sulla scheda è mendace ed è stato scritto dal Governo
SI | Il testo è stato approvato anche da Forza Italia ed è stato concepito nel rispetto di quanto previsto da legge

11 (aggiornamento 10/10/16)
NO | Ad oggi non si capisce come saranno eletti i senatori
SI | (art 57) I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due. La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. […] Con legge approvata da entrambe le
Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio.

12 (aggiornamento 16/10/16)
NO | La riforma priva il Presidente della Repubblica del potere di scioglimento delle Camere
SI | Il Senato non potrà essere sciolto in quanto composto da rappresentanti regionali, il Presidente della Repubblica potrà comunque sciogliere la Camera, senza veto da parte del Presidente del Consiglio

CONSIDERAZIONI FINALI
1 – E’ assolutamente improcrastinabile porre fine al sistema a navetta. Se è pur vero che il Senato non sarà abolito, e se anche è vero che
il Senato potrà impugnare i testi approvati dalla Camera, la riforma porrà forti freni all’intervento del Senato. Quando si accusa Renzi
della mancata abolizione della Camera Alta ci si dimentica che la riforma è frutto di un lungo compromesso. Alla fine dei fatti l’iter
legislativo ne uscirà modernizzato e velocizzato.
(Aggiornamento 10/10/2016) I limiti all’esercizio della funzione legislativa del Senato sono piuttosto vincolanti, e non sarà affatto facile per il Senato modificare il testo approvato dalla Camera. Per modificare il testo infatti il Senato dovrà farne richiesta con 1/3 dei suoi componenti. Le eventuali modifiche al testo prodotte devono essere votate dalla maggioranza assoluta del Senato, e dovranno essere poi sottoposte al voto della Camera che si dovrà esprimere in via definitiva, questo significa che il testo non farà la spola continua tra camera e senato come avviene oggi. La Camera conserva inoltre facoltà di respingere l’iniziativa del Senato con voto a maggioranza assoluta dei suoi componenti. In questo contesto sarà determinante la composizione del Senato i cui metodi d’elezione la riforma rimanda ad approvazione futura.

2 – Dal 96 al 98 il governo Prodi ha fatto ricorso alla fiducia 48 volte; 38 dal 2006 al 2008. Berlusconi 42 volte dal 2001 al 2005 e 45
dal 2008. Monti dal 2011 al 2013 51 volte. Renzi dal 2015 più di 50 volte, in media ogni due settimane. A prescindere dal giudizio sui
diversi governi è indiscutibile che la Costituzione non mette il Parlamento nelle condizioni di adempiere alla proprie funzioni. L’attuale
sistema svilisce il ruolo del Parlamento trasformando i rappresentati del popoli in “premi bottoni” al soldo del Governo, che per
esercitare con efficacia le sue funzioni non può far altro che ricorrere al “ricatto” della fiducia. Nonostante ritengo sarebbe stato
indispensabile introdurre meccanismi di FIDUCIA COSTRUTTIVA, attraverso cui obbligare l’opposizione a lavorare alla composizione di una
maggioranza alternativa per sfiduciare il governo, l’attuale provvedimento deve essere indubbiamente considerato un passo in avanti
rispetto alla condizione attuale

3 – Episodi come quello della seconda elezione di Napolitano allontanano l’elettorato dalla politica e accrescono la sfiducia
internazionale e degli elettori nelle istituzioni. Non si devono mai più ripetere. Da sempre sono per l’elezione diretta del Presidente
della Repubblica sul modello americano, con la Corte Costituzionale trasformata in Corte Suprema a garanzia costituzionale dell’operato del
Presidente eletto direttamente. Attualmente il Presidente della Repubblica adempie ad una funzione simbolica, e non è garante di nulla dato
che non è investito da elezione popolare. Dovrebbe infatti essere garante della Costituzione, ma dato che non è investito del mandato dagli
elettori, non è nella posizione politica di contraddire provvedimenti votati da rappresentati eletti dagli elettori.

Ad Ottobre del 2015 Napolitano dichiarerà al Senato: “la richiesta che mi venne rivolta per la rielezione a Presidente e l’accettazione a cui fui fortemente sollecitato furono ancorate a un impegno largamente comune per riprendere e portare a conclusione le riforme lasciate cadere e al riguardo ricorderete il forte rammarico da me espresso nel messaggio al Parlamento del 22 aprile 2013. In effetti, il processo riformatore si rimise in moto dopo la formazione del governo Letta, sulla base di un mandato di Camera e Senato a schiacciante maggioranza e con l’ausilio di una commissione di studiosi di alto livello. Toccò poi all’attuale Governo assumersi la responsabilità di presentare, nell’aprile 2014, il disegno di legge costituzionale. Oggi comunque mi guarderò dal ripetere o ricapitolare i termini della contesa, protrattasi fino all’ultimo giorno in fase di terza lettura della riforma costituzionale. Credo che possa assai di più interessare i cittadini e il Paese la sostanza degli obiettivi perseguiti e dei cambiamenti che si avviano a essere introdotti nel nostro ordinamento. Obiettivi che nel dibattito di queste settimane hanno ribadito di volere anche forze politiche e Gruppi parlamentari drasticamente dissenzienti dalle soluzioni adottate e sostenute dal Governo. È un fatto che ci si avvia ormai a superare i vizi del bicameralismo paritario: le ripetitività e le non virtuose competizioni tra i due rami del Parlamento, la sempre più grave assenza di linearità e di certezze nel procedimento legislativo, anche in materie importanti e urgenti, e un difetto di fondo della nostra democrazia rappresentativa in quanto non associava al vertice dell’assetto costituzionale la rappresentanza delle istituzioni regionali e locali.”

4 – Sono sempre stato convinto dell’importanza dell’immunità come istituto indispensabile a garantire la divisione tra poteri dello stato.
La mancanza di tale istituto trasformerebbe la magistratura in un organo pericolosamente politico. Se un parlamentare è colpevole può
scontare la sua pena alla fine del suo mandato; resta suo interesse dimostrare la propria estraneità ai fatti quando si ripresenterà al
cospetto degli elettori che dovranno rinnovargli il mandato. Detto questo, è pur vero che i Senatori non saranno più eletti per
rappresentare gli elettori al Senato, ma la verità è che il Parlamento ha facoltà di esprimersi per regolare tale istituto e sino ad ora
non sembra averne intenzione

5 – La riduzione dei costi della politica è irrilevante rispetto agli intenti del provvedimento, ma è innegabile che la riforma va in tal
senso

6 – Il vaglio di costituzionalità è stato un punto fermo del Movimento Cinque Stelle in tutta la trattativa, nonostante la proposta fosse
ai limiti della validità Costituzionale il governo ha accolto tale richiesta

7 – Anche se, non essendo materia di rango costituzionale non è materia del testo in questione, è necessario precisare che il diritto di partecipazione alla vita politica è pregiudicato, in maniera a mio avviso intollerabile, da procedure farraginose e da vincoli burocratici anacronistici che moltiplicano i costi per i cittadini e per le amministrazioni pubbliche. In virtù della Legge 352/70, e modifiche intervenute con la Legge 53 del 1990, i moduli per la raccolta delle firme devono essere preventivamente vidimati dal Segretario Comunale Capo, o un impiegato comunale da lui delegato, dal Cancelliere Capo di Tribunale o funzionario delegato. E’ inoltre indispensabile raccogliere le firme alla presenza di un autenticatore, ovvero alla presenza di uno di questi soggetti:
NOTAIO
CANCELLIERE DI CORTE DI APPELLO
CANCELLIERE DI TRIBUNALE
COLLABORATORE CANCELLERIA DI CORTE DI APPELLO
COLLABORATORE CANCELLERIA DI TRIBUNALE
GIUDICE DI PACE
SEGRETARIO COMUNALE
SEGRETARIO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESIDENTE PROVINCIA
SINDACO
ASSESSORE COMUNALE
ASSESSORE PROVINCIALE
PRESIDENTE CIRCOSCRIZIONE
VICEPRESIDENTE CIRCOSCRIZIONE
SEGRETARIO PROVINCIALE
FUNZIONARIO INCARICATO DAL SINDACO
FUNZIONARIO INCARICATO DAL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
CONSIGLIERE PROVINCIALE
CONSIGLIERE COMUNALE

Non è possibile la raccolta telematica nemmeno attraverso l’impiego di mezzi che la legge stessa prevede che strumenti di notifica, ovvero posta certificata. In alternativa il cittadino è costretto a votare in Comune.
La soglia di 150mila appare troppo alta nonostante finalmente viene imposto al Parlamento l’obbligo di discussione sul testo votato. Sarà facilitato il lavoro dei grandi partiti che di fatto dispongono delle strutture territoriali indispensabili alla riuscita di una campagna referendaria e propositiva. Nonostante questo, si supera il quorum del 50% +1 per il referendum, anche se solo in presenza di almeno 800mila firme. Il superamento del quorum è un traguardo soprattutto per le grandi battaglie che di libertà, in grado di smuovere le coscienze di una larga fetta della popolazione. Viene inoltre introdotto per la prima volta il referendum propositivo. E’ piuttosto scontato che debba essere una legge a stabilire le modalità di attuazione per il referedum propositivo. Gran parte dei provvedimenti di revisione costituzionale contenuti nel provvedimento richiederanno l’intervento del Parlamento. La maggioranza ha deciso di attendere il risultato del referendum prima di intervenire in tal senso. Sogno che un giorno non troppo lontano un vero leader si trasformi in De Gaulle e chieda agli elettori di esprimersi sull’elezione diretta del Capo dello Stato

8 – Il Parlamento è assolutamente legittimo e legittimato ad adempiere alle proprie funzioni, c’è poco da aggiungere

9 – Grazie alla riforma gli elettori avranno un maggiore potere, questo è indiscutibile. Nonostante non potranno eleggere direttamente il
capo del governo, gli elettori troveranno il nome del candidato sulla scheda, e grazie al ballottaggio potranno scegliere l’alternativa più
gradita. Le alleanze tra partiti saranno note prima del voto. La presenza di un governo più forte con la possibilità di fiducia solo di una
camera garantirà una maggiore stabilità politica

10 – L’Ufficio centrale per il Referendum presso la Corte di Cassazione ha dichiarato conforme alla legge il testo del quesito referendario
che è espresso nella forma indicata da legge 352 del 1970.
(Aggiornamento 20/10/2016) La sezione 2bis del Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso sul testo del quesito che era stato presentato da Movimento Cinque Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà – Sinistra Italiana e Comitato per il NO.

11 – La legge stessa, per volontà dell’opposizione, anche interna al PD, prevede che le modalità di elezione dei senatori sia stabilita in un secondo momento, per questo il testo determina la composizione del Senato, le sue funzioni, ma non i meccanismi di elezione dei suoi membri. Per volontà dei Padri Costituenti la legge elettorale è infatti una legge ordinaria che si è voluto tenere distinta dalla riforma costituzionale.

12 – (aggiornamento 16/10/16) In base a quanto pubblicato da Travaglio, e sostenuto dal fronte del no, il Presidente della Repubblica, che di fatto dovrebbe essere il garante della Carta Costituzionale, non potrà più sciogliere il Senato e la Camera. Il potere di scioglimento della Camera decadrebbe in quanto potrebbe essere sciolta solo se richiesto dal Presidente del Consiglio, capo del partito vincente, titolare di una maggioranza in Parlamento. travaglioSecondo questo ragionamento il Presidente del Consiglio diventerebbe il vero perno della legislatura, in quanto sarebbe l’unico in grado di determinarne la fine. Cominciamo col dire che l’art 88 della Costituzione, nella sua versione riformata, conferisce espressamente al Presidente della Repubblica potere di scioglimento della Camera. Il potere di scioglimento anticipato è direttamente connesso al rapporto fiduciario esistente tra Governo e maggioranza parlamentare. Il Presidente della Repubblica nomina il Governo formalizzando le volontà espresse da un voto d’investitura da parte del Parlamento. Con la riforma questo voto sarà espresso esclusivamente dalla Camera. Venendo meno il rapporto fiduciario tra Senato e Governo viene meno il principale motivo per cui il Presidente della Repubblica è investito di potere di scioglimento. Ma a livello politico, e non meramente formale, perché spetta proprio al Presidente della Repubblica il potere di scioglimento? Si tratta di una discussione di portata istituzionale che abbraccia per intero il tema della forma di governo. In Italia vige una forma di Governo Parlamentare, il che significa che il popolo è privato della possibilità di eleggere il Governo, e dunque il Capo del Governo (o Consiglio), ma elegge i rappresentati in Parlamento che a loro volta esprimeranno in maggioranza la fiducia nei confronti di un Governo poi nominato dal Capo dello Stato. Il popolo, unico detentore della volontà sovrana, la delega per “contratto” al parlamento, che di fatto rappresenta tale volontà. Il garante di tale rapporto istituzionalizzato dalla Costituzione è il Capo dello Stato. Al di fuori della scadenza fisiologica della legislatura, il Governo può cadere perché viene meno il legame di fiducia con il Parlamento, ovvero non è più sostenuto dalla fiducia della maggioranza dei parlamentari, secondo riforma, della Camera. In questo caso è evidente che se fosse affidato al Governo il potere di scioglimento del Parlamento, mancherebbe un organo di garanzia in rispetto della volontà elettorale, che nel nostro caso si esprime attraverso rappresentati. Per questo il Capo dello Stato si fa garante del rispetto della volontà popolare rappresentata dal parlamento e sonda la possibilità di formazione di un nuovo Governo capace di raccogliere un consenso maggioritario in Parlamento. Qualora riscontri l’assenza di una nuova maggioranza può sciogliere le Camere (salvo che non si trovi nell’ultimo semestre del suo mandato). Quindi il potere di scioglimento è onere del Presidente della Repubblica in quanto garante della sovranità popolare espressa attraverso suffragio universale in delega ai rappresentanti. Se il Senato non è più eletto a suffragio universale decade il motivo fondamentale per cui la Costituzione affida al Presidente della Repubblica potere di scioglimento. Quindi non è affatto vero, come alcuni sostengo, che il fatto che il Capo dello Stato perda il potere di scioglimento del Senato costituisca un’anomalia, addirittura per alcuni, un primo passo verso un rafforzamento autoritario dell’esecutivo. E’ semplicemente fisiologico. Non ci sarebbe tuttavia nulla di strano se il potere di scioglimento fosse affidato al Capo dell’Esecutivo, il problema è che in Italia non abbiamo facoltà di votare il capo dell’esecutivo, quindi il Presidente del Consiglio non può assumersi la responsabilità di essere garante della sovranità popolare espressa attraverso rappresentanti in Parlamento. In Germania hanno una situazione sul serio simile a quella che si vorrebbe determinare con la riforma in Italia. La Legge Fondamentale riconosce però al Cancelliere poteri molto maggiori di quelli che con la riforma la Costituzione affiderebbe al nostro Presidente del Consiglio. Il Cancelliere può decidere autonomamente quando sciogliere la Camera elettiva. Il Cancelliere è nominato dal Presidente Federale su fiducia espressa dal Bundestag, la Camera Bassa. La Camera può esprimergli la sfiducia solo quando è in condizioni di esprimere una maggioranza alternativa, strumento che da sempre ritengo fondamentale. Qualora il Cancelliere dopo aver interpellato la Camera non ne ottenga la fiducia, può invitare il Presidente Federale a sciogliere il Bundestag. Capite bene che questa logica favorisce ampi poteri al Cancelliere che può di fatto calcolare se sciogliere o meno la Camera in base alle contingenze politiche del momento. Il Bundesrat, ovvero la Camera dei Lander, non è elettiva (i suoi membri vengono designati dai singoli governi federati), non elegge il Presidente Federale, non ha rapporto di fiducia con il Governo, e non può essere sciolto.

In conclusione, nonostante tutti i difetti del testo, nonostante reputerei doveroso continuare lavorare ad un miglioramento dell’attuale riforma, di fronte al ricatto voterò senza dubbio SI. Il 4 Dicembre, se gli italiani vorranno, il paese approderà ad un nuovo punto di partenza dopo una discussione che ormai dura dal 14 aprile 1983. Se invece si lasceranno convincere dalla paura di cambiare si assumeranno
la responsabilità di lasciare ai posteri un paese incapace di imparare dai propri errori.

Post Scriptum
Come molti di voi sapranno, sin da subito mi sono mostrato diffidente nei confronti di questo referendum. Da un lato perché lo considero un ricatto da parte di Renzi, data la sua caparbia indisponibilità a “spacchettare i quesiti” permettendo sul serio ai cittadini di fornire un’indicazione precisa al Parlamento, e da parte di chi, investito di una responsabilità, non trova miglior modo per onorare il proprio incarico che scaricalo sull’elettorato in modo da potersene lavare domani le mani; dall’altro perché ho sempre diffidato della capacità della maggioranza degli elettori di esprimere un parare disinteressato su una materia a tal punto complessa. Ciò nonostante, chiamato ad esprimermi su un testo non posso fare a meno che entrare nel merito, e, a prescindere dal giudizio che io possa avere su Renzi, sul suo governo, o sul Movimento di Grillo,  e sui tentativi più o meno grotteschi di portarci a propendere per l’una o l’altra parte, non posso esimermi dall’esprimere un parere disinteressato su un provvedimento che determinerà il futuro istituzionale del nostro paese per i prossimi cinquant’anni.

In merito all’articolo, invece, avrei preferito mantenere un conveniente e democristiano silenzio, ma poiché non passa giorno senza che qualcuno mi chieda lumi sulla riforma, ho ritenuto di scrivere la presente senza che per questo pretenda di elevarmi al rango di Costituzionalista o sapiente, bensì nella più sincera consapevolezza che “il fatto di avere la certezza che siamo nella merda più totale, è l’unica sostanziale differenza tra me e un borghese normale”.

Scusate le volgarità, eventuali.

 

AGGIORNAMENTI

 
11/10/2016
In merito allo conseguenze politiche del voto, se vince il no il Pd ne uscirebbe distrutto. Mattarella avvierebbe le consultazioni per sondare la possibilità di una maggioranza alternativa. Alla fine si rivolgerebbe a Renzi il quale potrebbe accettare l’incarico giusto per provare ad approvare una nuova legge elettorale, ma è molto difficile con l’attuale parlamento. Dopo anni ed anni di tentativi di snellire il sistema partitico, che si viri per il proporzionale o meno, ci troveremmo con una miriade di partitini, un Pd debole, una destra a capo di Salvini. L’unico vero partito resterebbe il Movimento. Dopo svariati tentativi di formare un nuovo governo Mattarella scioglierebbe le camere e si tornerebbe ad elezioni con l’attuale legge. Secondo tutte le simulazioni possibili il paese sarebbe in una condizione di stallo. Nessuno avrebbe la maggioranza al Senato. Passeranno anni senza che il paese abbia più un esecutivo. Incapacità decisionale totale e parlamento bloccato. In questa condizione politica sarà impensabile avviare la stagione di riforme di cui il paese ha necessità.

FacebookTwitterGoogle+

Lascia un commento