“Quell’uomo non l’ho visto più, è scomparso tra le onde”

di Alfredo Venturini.

Rete civile un incontro di fine d’anno: quando Claudio Leone me ne ha parlato ero scettico, non lo nascondo. L’argomento assolutamente interessante. Il giorno scelto mi lasciava molto perplesso. Invece…

Tanta gente. Tanti ragazzi. Una partecipazione attiva. Una grande sensibilità che si avvertiva epidermicamente. E soprattutto una competenza straordinaria. Una bella esperienza con una generazione che si guadagna rispetto sul campo, non con la retorica pelosa.

Gennaro Giudetti, Tarantino. Giovanissimo: 27 anni, ma con alle spalle anni un esperienza nei Territori Palestinesi e nei campi profughi del Libano con il corpo civile di pace Operazione Colomba.   E’ un volontario a bordo della nave dell’Ong Sea Watch. Racconta la sua drammatica esperienza in mare al largo delle coste libiche. Il comportamento violento e criminale della Guardia costiera libica. Da voce a chi si è salvato grazie a lui e ai suoi compagni, ma soprattutto da voce a chi no ce l’ha fatta. Almeno cinquanta persone sono morte nel naufragio, tra loro un bambino di due anni recuperato dallo stesso Giudetti, annegato davanti agli occhi della madre.

“Come volontario, anzi come cittadino italiano, non posso tacere: alla guardia costiera libica le motovedette e la formazione del personale l’abbiamo pagata noi, con le tasse. Il nostro governo, che pure autorizza i corridoi umanitari, si rende corresponsabile di queste morti con gli accordi con Tripoli”. “Nonostante l’incarico formale del Centro di coordinamento di Roma della Guardia costiera italiana, siano stati ostacolati dalla motovedetta libica, che ha lasciato in mare decine di persone”.

“Dalla nave ci gridano contro, non hanno messo in mare il loro gommone, non hanno nulla di professionale. Un libico ci tira addosso delle patate, una colpisce in testa l’operatore accanto a me. Alcuni migranti cercano di scalare la motovedetta. Sopra tre uomini, a calci, con un bastone e una corda, colpiscono i migranti per non farli alzare, probabilmente vorrebbero saltare verso di noi perché sanno cosa li aspetta in Libia». Uno ce la fa, ha la moglie sul gommone, ma resta appeso fuori dalla nave. “I libici del tutto incuranti ripartono a tutta velocità. L’elicottero della Marina italiana via radio gli ripete di fermarsi subito”. Poi compie una manovra estrema, abbassandosi a pochissimi metri dall’acqua, davanti alla motovedetta per indurla a fermarsi. Ma i libici fanno “macchine avanti tutta” e vanno via. Non riusciamo a raggiungerli con il nostro gommone. “Quell’uomo non l’ho visto più, è scomparso tra le onde”.

Andrea Casale è un farmacista laureatosi a Parma.  Con la propria vocazione ha saputo trasformare il suo lavoro in una missione. Anche lui Tarantino giovanissimo, classe 1988. Racconta la sua storia fatta di studio e amore verso il prossimo. Il  suo amore per l’Africa  che quest’estate lo ha portato in  Burundi con un progetto di cooperazione internazionale per l’approvvigionamento di farmaci per l’ospedale di Ngozi e l’impianto della farmacia ospedaliera. “A Parma ho studiato farmacia realizzando una tesi sulla malaria e sulla situazione in Cambogia, poi mi sono trasferito a Brescia dove mi sono specializato in medicina tropicale e salute globale. Da tempo collaboro con la Onlus Fondazione pro Africa”.  Andrea svolge la sua missione  con alcuni operatori locali per renderli autonomi. Combatte il neocolonialismo del terzo millennio:  “il territorio non deve essere soggetto alla nostra presenza.  Una volta fatto funzionare, l’ingranaggio deve poter procedere senza di noi.  Il senso della cooperazione è rinforzare, coordinare, formare il personale per renderlo autosufficiente.

Gianmarco Sansolino, che modera il dibattito, vorrebbe stimolare i due relatori  azzardando un parallelo con le nostre condizioni sanitarie: l’ospedale SS. Annunziata, l’oncoematologia pediatrica, l’appropriazione indebita del merito da parte della Regione…

Polemica fuori luogo. I protagonisti della serata sono Gennaro ed Andrea. Hanno le loro opinioni sui ritardi di questa città. Sulle responsabilità che hanno penalizzato il nostro territorio. Ma questa sera il loro compito di mediatori culturali e quello di far conoscere “due mondi” Loro che si misurano quotidianamente con ben altro possono aiutarci a capire. Il razzismo? Sarebbe meglio chiamarlo tribalismo… Andrea e Gennaro combattono quotidianamente sul fronte della lotta per la sopravvivenza!

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