A PROPOSITO DEL NO DELLA CGIL

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(di Fernando BLANDA)∗

Il documento Congressuale della CGIL, approvato dall’ultimo Congresso nazionale, conteneva l’Azione n. 5 riguardante l’Assetto istituzionale e Pubbliche amministrazioni. In quell’azione vi erano compresi molti punti poi ampiamente recepiti nella riforma costituzionale: dalla contrarietà al semipresidenzialismo e quindi al superamento del parlamentarismo, alla riduzione della decretazione d’urgenza, come uno degli strumenti volti a restituire dignità al Parlamento; dal superamento del bicameralismo paritario, con l’istituzione di una Camera rappresentativa delle Regioni e delle autonomie locali, dal riordino delle competenze Stato Regioni, alla riforma della legge elettorale in grado di ripristinare il potere di scelta degli eletti da parte degli elettori e delle elettrici, fino alla riduzione dei costi della politica e alla riforma dell’istituto referendario allo scopo di garantire una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Con mia somma sorpresa, il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL, riunitosi il 24 maggio dava una lettura negativa di tutti gli elementi che nel testo della Riforma facevano riferimento ai punti contenuti nella suddetta Azione 5, con argomentazioni piuttosto capziose e del tutto fuorvianti. Nel documento di quel Comitato Direttivo si invitavano tutte le strutture dell’Organizzazione a promuovere un ampio dibattito tra i lavoratori e i pensionati, Ma, ad oggi, delle assemblee svolte, del loro numero, del numero di lavoratori e pensionati partecipanti, degli ordini del giorno, delle mozioni e dei documenti scaturiti, né di altre iniziative che erano in calendario non si ha e non si è avuta notizia, Di conseguenza, piuttosto che di un dibattito reale, si è trattato di un dibattito virtuale, che ha attinto ampiamente al dibattito sviluppatosi tra le forze politiche e tra giuristi e costituzionalisti, ma scegliendo sempre le tesi preferite dal Gruppo Dirigente Nazionale. Per cui forti di un tale orientamento si è successivamente addivenuti alla convocazione dell’Assemblea Generale, a conclusione della quale veniva approvato un o,d.g. che, senza alcun riferimento al documento Congressuale, formulava giudizi e rilievi pesanti sulla riforma, accusata di centralizzare i poteri dello Stato nelle mani del Governo, restringendo gli spazi di democrazia, Un giudizio che non può che destare sconcerto e preoccupazione, tanto più grave in quanto formulato al di fuori di un preciso e circostanziato processo democratico di formazione dello stesso, Ma stranezze e contraddizioni non finiscono certo qui. Provo ad elencare prima alcune stranezze e poi alcune contraddizioni, La prima stranezza è data da una incongruenza esistente tra il giudizio pesantemente negativo dell’Assemblea generale e la mancata partecipazione della CGIL ai Comitati per il no nella fase della raccolta delle firme necessarie all’indizione del referendum. Come mai? Forse perché i gruppi dirigenti nazionali non avvertivano più il pericolo del restringimento degli spazi di democrazia? La seconda stranezza è data dal fatto che il Presidente D’Alema in data 5 settembre, ossia due giorni prima della convocazione dell’Assemblea Generale, era a conoscenza del NO della CGIL. Come mai? Per caso c’era qualche filo diretto con qualcuno del C.D. nazionale? La terza stranezza consiste nel mancato rispetto da parte di alcune Camere del Lavoro locali del divieto di partecipazione ai Comitati del NO, come dimostrano le lettere inviare a iscritti, militanti e dirigenti contenenti l’invito a partecipare ai suddetti comitati. Queste sono le stranezze! Ma ci sono anche le contraddizioni delle quali ne rilevo solo due, la più evidente delle quali è data dall’invito contenuto nel documento del Comitati Direttivo Nazionale a diffondere il punto di vista della CGIL, ma rispettando le scelte individuali di dirigenti e militanti. Mi chiedo come si fa a mettere in pratica questo invito! Se io sono per il SI, cosa devo dire ad un lavoratore o ad un pensionato che viene alla Camera del lavoro e mi pone una domanda sulla posizione della CGIL in merito al referendum? Gli devo forse dire: “Senti, la CGIL è per il no, io, a titolo personale sono per il SI”? La seconda contraddizione è nello scarto tra il giudizio, certamente negativo del Comitato Direttivo Nazionale, che però si era ben guardato dal fare riferimento tanto al NO quanto al Si, e l’o.d.g. dell’Assemblea Generale che invece ha reso esplicito il riferimento al NO, Cosa ha determinato questo cambiamento? Forse le indicazioni scaturite dalle assemblee di base (quali, quante?) o forse dalle spinte tutte interne ai gruppi dirigenti nazionali che già da tempo premevano per schierarsi da protagonisti nello scontro politico in atto attorno al referendum? E’ da tutte queste considerazioni che deriva il mio giudizio negativo circa il comportamento della CGIL in questa vicenda e circa la sua scelta di pronunciarsi su questa materia, Un giudizio che non è solo mio ma di tanti iscritti e militanti e che sarebbe stato egualmente negativo se si fosse pronunciata a favore del SI. Una scelta che ha inferto una ferita grave all’autonomia del Sindacato e alla sua natura di Organizzazione che si batte per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani in cerca di occupazione. E io stesso, in quanto militante e dirigente di base di questa Organizzazione mi sento leso nella mia libertà di pensiero e di iniziativa, continuerò comunque a rispettare la disciplina dell’Organizzazione alla quale appartengo, non facendo in alcun modo propaganda per il Sì in sede sindacale, nella consapevolezza però che è stato operata, in questa vicenda una terribile forzatura rispetto alle regole e ai valori di democrazia della CGIL.

∗Fernando Blanda, Capolega SPI CGIL Cesena, membro del Direttivo CGIL Cesena.
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