Prim’ancora…

…val la pena di ricordare ancora lo scombinato ragionamento con cui don Ferrante, nega che il contagio si propaghi da un corpo all’altro e attribuisce la pestilenza, forte della sua filosofia aristotelica, agli influssi astrali: rifiuta di prendere qualunque precauzione e finisce per ammalarsi, morendo a letto come “un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle”, mentre la sua famosa biblioteca finisce probabilmente in vendita sulle bancarelle, atteggiamento, tipico di tanti presunti “dotti” …

Da ragazzo il Manzoni mi ha sempre facilitato le letture complesse:

Prim’ancora di avventurarci sugli esiti che sortiranno dal Parlamento per consentire/impedire la formazione di un Governo e prim’ancora che la Direzione individui la mani a cui affidare il Partito sono convinto che la “sensibilità” di chi ci crede davvero andrebbe impiegata per ricostruire il bene comune, prima che finisca fra i cimeli per collezionisti sulle bancarelle di qualche mercatino.

Li, talvolta, mi è capitato di ritrovare il patrimonio di valori e sentimenti che fu di Turati, Nenni, Pertini, Lombardi e Craxi. Mi auguro che molti, che furono estranei e persino ostili a quella tradizione, siano consapevoli di correre lo stesso rischio.

Io, Socialista, da tempo ho saputo mettere da parte ogni rancore e risentimento pur mai rinunciando alle mie radici. Credo tuttavia che oggi s’imponga una seria riflessione su ciò che la sinistra  deve “essere” e deve “rappresentare” ripartendo dalla vita della gente comune e dalla sua relazione col sistema in cui viviamo costruendo una nuova coerenza fra la politica e la nostra visione della Società.

In questi anni si è data l’impressione di curarsi troppo di chi sta bene, troppo poco di chi sta male. Troppa attenzione per i vincenti e troppo poca per chi non ce la fa, rinunciando a proporre un alternativa che è propria della sinistra.  La sinistra vive fra i bisogni degli ultimi ai quali deve saper offrire una speranza di cambiamento. Questo significa essere di sinistra.

Si pensi alla Sanità sul nostro territorio, a quanto sia lontana dai bisogni della gente comune e dalle loro sofferenze: la legittima domanda del territorio di ripristinare il pronto soccorso al Moscati! Non so cosa ne sarà dell’Ilva, se avrà un futuro, una prospettiva. Conosco però il bisogno e la sofferenza della gente colpita dal male che richiede una risposta vicina e immediata.

Parlo un linguaggio “superato” e incomprensibile? Possibile. Ma questo è il primo problema da risolvere! Trovare il modo di parlare ma soprattutto d’ascoltare la gente che più s’allontana e più impegnativo sarà raggiungerla.

Io non so se per farlo lo strumento utile sia ancora il Partito, ma non intravedendone, per il momento un altro, voglio rimboccarmi le maniche per dare una mano a rimetterlo in piedi dopo il terremoto del 4 marzo. L’ho fatto responsabilmente in campagna elettorale ed ho sentito il bisogno di condividere l’amarezza della sconfitta, fra pochi intimi, la lunga notte degli scrutini, maturando la consapevolezza che la sfida debba essere colta dagli elettori che ci hanno creduto prim’ancora degli eletti che spesso hanno mostrato di non crederci…

Rinaldo Melucci sta tentando di farlo ed io credo che l’occasione sia utile per tentare quanto sino a ieri sembrava impossibile…

Non ci possono, non ci devono essere riserve. Le divisioni hanno contribuito ad agevolare una sconfitta. Ci vorrà tempo e pazienza per chiudere la ferita. Prim’ancora di cercare i “colpevoli” sui quali addossare le colpe, occorre comprendere che il danno procurato riguarda tutti. Un passo indietro di alcuni è indispensabile per compiere tutti insieme un passo avanti!

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