Morse d’u marcantonie…

di Mario GUADAGNOLO

Il mio amico Alfredo a proposito della scomparsa di Ferdinando Imposimato scrive su Lamalalinuga “A dolersi della sua scomparsa un pò tutti ma in particolare Laura Boldrini, il M5S e il mio amico Mario Guadagnolo che da un pò di tempo ha preso a occuparsi con “leggerezza” di necrologi. I suoi vuoti di memoria m’inducono a riflettere: sarà il caso di affidargli il mio? Aspettiamo che la neve si sciolga”. E’ vero, da un po’ di tempo mi sta capitando di scrivere di persone scomparse. Ovviamente la colpa non è mia ma di coloro che se ne vanno. Io quei ricordi (non li chiamiamo necrologi per favore che suona male e spinge le persone alla grattatio) avrei evitato di scriverli nell’interesse di chi se n’è andato ma tant’è c’è sempre una ragione che spinge uno come me a condensarne in poche righe la memoria per ricordarlo agli altri. Nel caso di Imposimato io ho ricordato Ferdinando oltre che per il valore indiscusso del personaggio anche perché ho avuto diverse occasioni di incontrarlo e di aver chiacchierato con lui tanto che ha scritto la prefazione di un mio libro sul tema del garantismo nella giustizia italiana. Alfredo mi muove l’appunto di occuparmi con leggerezza di un argomento che leggero non è. Ma se il nostro motto e quello de Lamalingua è “non prendere sul serio niente e nessuno a cominciare da noi stessi” prendere per il culo anche la morte mi pare in linea con quell’assunto. Ecco perchè io non scriverò mai dei centoni retorici come fanno i professionisti di questo mestiere che non lo dimentichi il prode Alfredo nell’antichità era un’arte vera e propria. Presso i romani era prassi pronunciare discorsi ed elogi funebri alcuni dei quali di grande valenza non solo affettiva ma addirittura politica. Celeberrimo l’elogio funebre di Cesare da parte di Marco Antonio nel quale Antonio non solo esprime il suo affetto per Cesare assassinato ma alimenta abilmente e con parole di fuoco l’odio e la vendetta del popolo romano contro i congiurati. In epoca recente e con l’avvento sulla stampa le gazzette del ‘700 erano piene di necrologi di uomini illustri ma anche di normali cittadini che se ne andavano. Oggi è noto a tutti che tutti i giornali dei grandi personaggi conservano nei cassetti il “coccodrillo” che non ha nulla a che fare col noto rettile ma è appunto un necrologio ante eventum circostanziato sulla vita e le opere del defunto pronto per essere pubblicato al momento della dipartita. Per quanto riguarda Alfredo non ho pronto il suo “coccodrillo” e non lo voglio approntare perché gli voglio troppo bene e gli auguro di vivere a lungo dal momento che non solo mi è insopportabile la sola idea che egli non ci sia più ma anche per il fatto che questa città ha bisogno di uomini liberi che continuino a rompere le palle al prossimo. E lui è uno che in quest’arte eccelle. Per quanto riguarda me ci saranno amici e parenti che provvederanno alla bisogna. Infatti “Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna” come diceva il poeta ed io lascerò qualche “eredità d’affetto”. Ma poi anche questa memoria sarà cancellata dal tempo poiché il destino dell’uomo è l’oblio nel mare magnum dell’eternità del tempo. Quello che faranno ricordare un uomo sono le opere, ciò che ha fatto di bene agli altri, ciò che ha scritto, ciò che ha prodotto. Questa è l’ultima speranza degli uomini come vuole Foscolo “le Muse del mortale pensiero animatrici siedon custodi de’ sepolcri, e quando il tempo con sue fredde ali vi spazza fin le rovine, le Pimplèe fan lieti di lor canto i deserti, e l’armonia vince di mille secoli il silenzio”. Ma forse non è neanche così e la vittoria sull’oblio è solo un’illusione degli uomini perché come dice Antonio davanti al colpo crivellato di Cesare “Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa”. Quindi lasciate perdere il mio coccodrillo. Se alla mia dipartita nessuno si ricorderà di me vi garantisco che non mi offenderò. E siccome io sono molto modesto e umile vi chiedo solo di farmi un monumento in Piazza della Vittoria e dedicarmi una via. E se nessuno lo farà la notte vi verrò a tirare i piedi.

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