Il mare, la nostra strada verso un futuro di rinascita

di Pierpaolo Piangiolino

 

Anche se inquinato, il mare Ionio rappresenta la nostra frontiera verso la speranza in tema di economia oggi più che mai. Dalla seconda metà del 900 la politica locale si è poco interessata a questa risorsa economica, in particolare alla pesca e al turismo, lasciando alla Marina Militare e alla grande industria il protagonismo e le scelte per il futuro del mare nostrum. Ma i tempi sono cambiati ed è ora di ricominciare a pensare a restituire, insieme con Piero Bitetti, il mare ai tarantini, come lo era una volta, per farne una risorsa economica, proprio come un tempo. Sono passati tanti secoli da quando le navi a vela trasportavano verso le magnifiche città rinascimentali di Venezia e Firenze –  anzi per la precisione Viareggio il porto da cui poi le merci arrivavano a Firenze –  i loro carichi di grano e olio o da quando da Taranto si imbarcavano i crociati verso la Terrasanta, così come passato tanto tempo da quando a Taranto stazionavano le più belle e grandi corazzate del mondo, quelle della Marina Militare Italiana, che nella seconda guerra mondiale furono affondate proprio nella rada di Mar Grande. Ma oggi le necessità e i tempi sono cambiati. E tocca alla politica cercare nuove soluzioni e nuove prospettive con visione lungimirante che tengano conto delle correlazioni con nostro mondo moderno, sempre più grande grazie alla globalizzazione delle risorse. Ed allora quale futuro può giocare Taranto nello scacchiere economico italiano con il suo mare, oltre quello di base strategica militare più importante della Marina Militare? Come studioso di Biologia Marina, oltre che come avvocato, penso che il nostro mare possa giocare un ruolo importantissimo. Sul piano delle possibilità ittiche, per capirci, il Mar Piccolo depauperato dagli scarichi, sarebbe in grado di produrre mitili per tutta Europa. E le cozze di Taranto sono tra le migliori del mondo per loro sapore e la loro qualità. Per comprendere l’importanza di questa dichiarazione possiamo fare un paragone con l’industria norvegese dello stoccafisso, del quale l’Italia è uno dei principali consumatori, che rappresenta per la Norvegia un trend economico importantissimo con esportazioni in tutta Europa.  Con la mitilicoltura si potrebbe veramente dare lavoro a tanta gente, mentre oggi acquistiamo il prodotto da fuori Taranto, non essendo sufficiente per soddisfare il nostro fabbisogno. Ma vi è di più: trascurata nei secoli c’è anche l’industria del bisso, un tessuto ricavato proprio dai mitili, che potrebbe finalmente vedere la sua diffusione per le sue indubbie qualità anche ignifughe (unico esempio presente a Taranto di filato di questo tipo e nel museo episcopale di Taranto). Ma i progetti da realizzare sarebbero tantissimi: penso a come sarebbe bello far rivivere gli stabilimenti balneari presenti nei primi del 900 sul lungomare, come Lido Taranto, Lido Nettuno, il Dopolavoro Ferroviario che potrebbero risollevare anche turisticamente l’economia di una città intera ormai ridotta allo stremo, ma anche alla maricoltura, oggi importante è più che mai in un momento in cui la risorsa pesca sta diventando sempre più depauperata. Per non parlare dell’indotto sportivo con le gare di canoa e canottaggio per il quale il Mar Piccolo sarebbe lo scenario ideale. Tanto, dunque, dal nostro mare generoso che grazie alla politica, con astuzia ed intelligenza possiamo far fruttare.

Pierpaolo Piangiolino (laboratorio democratico)

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