“L’uomo solo al comando non ci piace”.

Il documento diffuso da  “Bene Comune”

Abbiamo atteso invano augurandoci di essere smentiti. Ma la nostra prima impressione ha ricevuto ulteriori conferme e, dunque, non possiamo più tacere.  Le scelte compiute dal Sindaco, Rinaldo Melucci, non sono da noi condivise e oltretutto si ostina a rifiutare ogni collaborazione.

L’uomo solo al comando non ci piace. Rappresenta l’esatto opposto della necessaria e quanto mai irrinunciabile esigenza d’inclusione che il risultato elettorale espresso dagli elettori tarantini impone.

Melucci deve raggiungere la consapevolezza che ha vinto per soli 958 voti e con poco meno di 27 mila. L’apparentamento di Bitetti è, quindi, stato determinante, così come ogni voto espresso da chi al secondo turno ha deciso di sostenerlo. Se così non fosse stato molto probabilmente avremmo assistito ad un esito diverso. L’esiguità dei voti e del numero dei votanti avrebbe dovuto consigliare al Sindaco meno arroganza e maggiore disponibilità al confronto con i suoi alleati:  dunque inclusività nell’azione di governo per un pieno coinvolgimento della la città.

Le scelte invece mostrano un’arrogante presunzione che mortifica la tarantinità.

La nomina dei due “stranieri” rappresenta un’offesa insopportabile per l’identità dei tarantini che il “movimento” civico ritrovatosi intorno a Bitetti e a Bene Comune ha inteso e intende interpretare e valorizzare. E proprio in ragione di quanto detto, il “movimento”, cui la legge elettorale ha consentito, per ragioni normative, l’apparentamento, ha chiesto l’azzeramento di una Giunta che già da quelle prime nomine monocratiche contraddice la tanto sbandierata meritocrazia ed ha determinato in molta parte dell’opinione pubblica e del mondo politico un sentimento di stupore e di insostenibili disagio e mortificazione. Competenza e discontinuità, infatti,  sarebbero le motivazioni che giustificherebbero le scelte del Sindaco, ma tutto questo non si ritrova nei curriculum dei due “accorsati tecnici” né in quelli di  altri. Non si può neanche tacere di altre incongruenze: madre consigliera, figlio assessore; avvocato del Sunia(Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) e assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative.

“Persone preparate, che sappiano sedere ai tavoli istituzionali”, ovvero scelte fatte più che per competenza in riconoscenza all’amico barese e per la sua esigenza di liberare caselle del puzzle dei suoi incarichi, bilanciate con altrettanta gratitudine al parlamentare tarantino che ne ha consentito la candidatura ed al partito che ossequioso lo ha seguito. Chi lo ha votato per governare Taranto in nome di un’idea politica fortemente autonoma dagli equilibri di potere esterni agli interessi della città finora non ha meritato attenzione, colpevole forse del suo “fastidioso distinguersi”.Le presidenze delle commissioni-lo sottolineiamo- non le abbiamo volute. E’ giusto che il Partito democratico assuma tutte le responsabilità del governo della città».

E mentre l’ex procuratore, ex candidato sindaco, ex candidato presidente del Consiglio, si cimenta con un programma che non gli appartiene e che ha persino osteggiato, chi ha votato Melucci per governare la città non merita attenzione, colpevole forse del suo “fastidioso distinguersi” come crediamo dimostri il recente puerile tentativo di “risolvere” il problema politico, in perfetta continuità con chi lo ha preceduto, di scegliere fra i gruppi consiliari ritenendoli ininfluenti. Convincimento del quale gli daremo modo di ricredersi.

La consapevolezza della misura del consenso su cui poggia la  maggioranza avrebbe richiesto, nella configurazione del “governo”,  il tentativo di un’attrazione ed un ampliamento “a posteriori” della base elettorale, facendo ricorso a quanti hanno dato prova della propria coerenza, competenza professionale nella cultura, quanto nella gestione amministrativa.

Pare oltremodo contraddittorio con la valorizzazione delle professionalità locali, e ce ne sono, anche di ottima fattura, affidare a due “non tarantini” la gestione di una legge speciale per Taranto che ci auguriamo possa rappresentare un’ opportunità se dagli “Indirizzi per lo sviluppo e la coesione economica del territorio a Taranto” si passerà alla fase concreta della redazione del Piano strategico, strumento indispensabile per dare gambe al ddl.

Melucci nelle sue prime azioni di governo ha dato il benvenuto a Mittal in Città dicendosi certo di una collaborazione costruttiva e produttiva. Il “suo” vice in uno slancio di generosità gli ha attribuito di “essere riuscito a mettere a posto Mittal ed Eni”. Sì, ma la città, forse, avrebbe il diritto di essere messa a conoscenza del perché di tanto ottimismo.

Tante le criticità!!!Rinaldo Melucci si fermi e rifletta: non può continuare ad essere un sindaco di minoranza, eletto con il consenso del 15,9% dei tarantini. “Bene Comune” ritiene che la città richieda ben altro a cui noi ci mostreremo sensibili nel rispetto del mandato dei nostri elettori e prestando attenzione agli oltre 100.000 elettori tarantini che hanno bisogno di ragioni e riferimenti per ritrovare fiducia nelle Istituzioni a cominciare dal Municipio.

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