Lo zarro…

E’ un gioco di origine persiana che nel rinascimento era stato bandito dal Duca Francesco Sforza che lo ritenne socialmente pericoloso.

Caravaggio volle descriverlo ne “I bari”, un  opera  picaresca in cui associa gli imbroglioni con “I Bravi” tipici delle commedie dell’arte di tardo Cinquecento. Il quadro, conservato nel Kimbell Art Museum di Fort Worth, che lo ha acquistato nel 1987, mette in scena la truffa: un giovane ingenuo sta giocando a carte con un suo coetaneo il quale in complotto con un suo compare più anziano trucca il gioco delle carte.

È un ritratto molto particolare e molto famoso che rende il volto del baro anziano, un attore in scena,  dal tratto comico  tipico dei pagliacci di matrice picaresca. La tensione dei due bari è notevole: gli sguardi, le orecchie tese in ascolto. Il giovane sprovveduto è invece rappresentato calmo e mollemente appoggiato sul tavolo. E’ in procinto di giocare la sua carta, e proprio per questo i due bari sono protesi fisicamente verso il suo corpo. Le due figure costituiscono così quasi un contenitore che avvolge l’ingenuo. Egli sembra essere fagocitato dai due bari. In contrapposizione l’ingenuo è rannicchiato su sé stesso, non in senso difensivo, ma solo per trasmettere la sensazione di non essere all’altezza della situazione.

Qualche giorno fa una nuova opera di “street art” (un’altra a firma ‘Tvboy’ era apparsa nelle scorse settimane in via del Collegio Capranica a due passi da Montecitorio)  è apparsa su un muro di via de’ Lucchesi, a due passi dal palazzo del Quirinale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno inviato un’informativa alla Procura e allertato l’Ufficio decoro del Comune per la rimozione.

Chi volesse ammirare l’originale, potrà farlo nei prossimi giorni nelle sale appositamente predisposte a Montecitorio e Palazzo Madama…

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