“L’epoca in cui il Comune e la Regione stanno zitti è finita!”

Io tifoso di Michele Emiliano? Chi legge la Malalingua non può dirlo. Non gli abbiamo mai fatto mancare la nostra “attenzione”…

Credo invece che Taranto debba liberarsi  dal sortilegio dell’ILVA, e in questo sono d’accordo con lui e con Rinaldo Melucci. Chi dice “chiudiamo” lo fa perché non si fida più di nessuno e di nessuna proposta.   E fa bene il Sindaco a scegliere di rispondere alla propria coscienza e ai tarantini. Ci sarà pure una ragione per cui il 41,49% degli aventi diritto rinuncia al voto; 70.000 elettori non hanno votato alle amministrative, segno evidente di una sfiducia pressoché totale nei confronti della classe politica locale. Nessuno è autorizzato a sentirsi escluso.

E nessuno può pensare di decidere scaricando sulla Regione e sul Comune gli effetti delle proprie decisioni.

Se i “promessi sposi” di Arcelor Mittal minacciano di ritirarsi dal matrimonio e migliaia di operai di rimanere senza lavoro la colpa non può essere scaricata sul Governatore della Puglia Michele Emiliano, e sul Sindaco Rinaldo Melucci che hanno impugnato il decreto varato dal governo il 29 settembre scorso con cui veniva modificato il piano di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico.

E’ una  “fake-news” che abbiamo il dovere di smascherare. Certo è auspicabile, persino normale, in un paese normale,  che  temi di questo spessore siano affrontati e risolti dalla “politica” senza ricorrere alla giustizia amministrativa, ma è del tutto evidente che l’ennesimo decreto “salva-Ilva”,  come  tutti gli altri che l’hanno preceduto, esprime  l’inaccettabile “filosofia” che lo stabilimento va tenuto in vita a ogni costo perché l’acciaio è una produzione strategica. Anche a costo di ridimensionare le garanzie a tutela della salute e dell’ambiente?  Lo  Stato di Diritto come può “garantire” la parte più debole di questa relazione se non attraverso il Giudice ed il ricorso? Quali sarebbero altrimenti gli altri strumenti? La lotta? Le barricate?

La fabbrica deve continuare a funzionare. E’ un obbligo che deriva dal suo ruolo strategico. Ne siano consapevoli e non intendiamo sottrarci. Ma come deve funzionare?‪ Rubo una espressione di Mirko Venturini: “L’ilva è strategica per il futuro industriale e occupazionale di tutto il paese? Tutto il paese trae vantaggio da questo? Allora quanto è disposto ad investire il resto del paese per migliorare in maniera sostanziale le condizioni di vita della penultima città per vivibilità d’Italia? Prima di parlare dei posti di lavoro che perderemmo parliamo di cosa ci guadagnerebbe Taranto, allora vedrete che il discorso cambia radicalmente, se è vero, come è vero, che non ci può essere contrattazione tra la vita e la morte”. Serve un piano ambientale che sia accettato da tutti e in primo luogo dai tarantini per la riconciliazione dello stabilimento con il territorio che lo ospita!

Cito a memoria la cronistoria degli ultimi sette anni da cui non è possibile prescindere:

Nell 2010 il governo Berlusconi autorizza un innalzamento dei limiti di emissione per il benzo(a)pirene nelle città con oltre 150mila abitanti: adottando nei fatti una misura disegnata sull’Ilva di Taranto.

Nel 2012 la Procura tarantina dispone il sequestro dell’area a caldo mettendo sotto processo per disastro ambientale i proprietari dell’impianto; il sequestro viene cancellato pochi mesi dopo da un decreto del governo Monti che autorizza l’Ilva a produrre per i successivi 36 mesi in attesa di adeguare gli impianti alle prescrizioni ambientali dell’Aia.

Nel 2013  Letta nomina commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi, già amministratore delegato scelto dai Riva e concede all’Ilva di smaltire i rifiuti della produzione nelle discariche interne allo stabilimento, in deroga alle norme ambientali.

Con Renzi l’azienda viene “nazionalizzata” ed espropriata ai Riva, per avviare il risanamento ambientale con gli 1,2 miliardi sequestrati ai vecchi proprietari per poi rimetterla sul mercato. Ma anche in quel caso vengono varate misure per consentire all’Ilva di fare cose che in generale sono vietate  mentre il commissario straordinario viene protetto con una sorta di “salvacondotto” per renderlo immune da eventuali provvedimenti giudiziari.

Nel giugno 2016  viene concessa una nuova proroga di 18 mesi per l’attuazione delle prescrizioni ambientali prevedendo la facoltà per l’ acquirente  di proporre modifiche anche rilevanti al piano di risanamento ambientale che con decreto del presidente del consiglio dei ministri avrebbero sostituito le vecchie prescrizioni. Ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dalla esclusione della Regione Puglia da qualsiasi forma di collaborazione nella procedura di modifica o integrazione al piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria o di altro titolo autorizzativo necessario  per l’esercizio dell’impianto siderurgico del gruppo Ilva di Taranto attuando una irragionevole discriminazione.

A settembre scorso, all’indomani della scelta di Arcelor Mittal preferita all’altra cordata indiana di Jindal, in alleanza con Del Vecchio, segna una tappa ulteriore nella “deregulation” ambientale “salva-Ilva”: concedendo  una ulteriore, ennesima, inaccettabile proroga, al 2023 dell’ attuazione delle prescrizioni ambientali, da tempo scadute e rimaste inottemperate.

L’Ilva potrà continuare a devastare ancora per sei anni l’aria, la terra, il mare, la salute dei Tarantini. Nel contempo viene ignorata la richiesta, avanzata dalla Regione Puglia di programmare una graduale “decarbonizzazione” dell’acciaieria, oggi alimentata interamente a carbone. Il carbone costa meno del gas! E’ un’altra grande menzogna che ci propinano dimenticando volutamente che i costi non possono continuare ad ignorare il danno ambientale e sanitario.

A me pare che l’aspetto sconvolgente sia una incontestabile contraddizione che emerge nel momento nel quale l’Italia si avvia all’uscita dal carbone entro il 2025. A dirlo non è il Governatore Emiliano o il Sindaco Melucci ma la Strategia energetica nazionale (Sen) il cui testo è stato presentato venerdì 10 novembre dal Presidente del consiglio Paolo Gentiloni e dai ministri dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda e dell’ Ambiente, Gian Luca Galletti. Una strategia che attraverso competitività, ambiente e sicurezza delinea una road map per la totale decarbonizzazione dell’economia italiana.  “L’obiettivo, come chiarisce Gentiloni, è avere una strategia che da una parte faccia sì che il nostro sistema produttivo sia più sostenibile sul piano ambientale e dall’altra più competitivo. Questi due aspetti una volta erano  in contraddizione e diversi, oggi è evidente che c’è una coincidenza: lavorare per la sostenibilità non è solo un impegno per le prossime generazioni, ma lo facciamo anche pensando alla competitività del nostro sistema.

“Abbiamo deciso di accettare la sfida, ma ” Il programma di decarbonizzazione“si può fare se c’è il convincimento degli enti locali a chiudere il piano infrastrutturale che è parte integrante di questa decisione”, a dirlo è il Ministro Calenda…

Taranto, il futuro della siderurgia, l’Ilva è materia certamente complessa e non può essere affrontata con il metodo delle tifoserie che pregiudizialmente si schierano a favore degli “amici” da una parte o dall’altra. Richiede conoscenza e consapevolezza. Vorrei allora che ci confrontassimo senza superficialità, pressapochismo, spocchiosa sufficienza.

Pensare ancora una volta che i problemi dell’ILVA e  di Taranto si debbano risolvere a forza di deroghe ed eccezioni alle leggi ordinarie, e magari facendo leva su una sorta di ricatto occupazionale, è ignobile perché dimostra che la lezione non è servita.

Il Sindaco, prima ancora del Presidente della Regione hanno il dovere/diritto di difendere la salute, l’ambiente e la dignità della propria terra, della propria gente ed io credo che Melucci ed Emiliano lo stiano facendo.

P.s. Gli acculturati intellettuali che insieme al Ministro Calenda hanno deriso lo “spartano” Rinaldo Melucci per la sua gaffe su Leonida sappiano che Rinaldo non è Leonida: perchè non cadrà “nelle prime fasi del terzo giorno di battaglia”…

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