L’adunate de le curnute…

Questa sera. Tutti a Piazza della Vittoria. Nongià dà mancà nisciune all’adunate de le curnute…U’ panaridde!!!

Amedeo era lo “STRILLONE” del settimanale Tarantino ” U PANARIJDDE”. Un ometto onesto, rispettoso, gran lavoratore. Tutti gli volevano bene e  le sue battute pepate, spesso urlate con voce stridula, facevano sorridere e lui stesso ne rideva come un bambino.

Parlava solamente la sua lingua tarantina, non conoscendone altra, Era un uomo educato e scherzoso.  Aveva un talento innato per lo scherzo, che non era mai di cattivo gusto:  capace di trasformare  modesti fatti di cronaca in notizie sensazionali e far passare per veri, fatti inverosimili. Si burlava delle donne dalle quali si tenne sempre lontano. Era nato sul finire dell’800. Suo padre Giovanni di mestiere riempiva barili d’acqua dalle fontane delle piazzette e dell’acquedotto dalla ” DOGANA REGIA” che forniva alle famiglie sprovviste di impianto idraulico. Giovanni era Reduce dalla guerra coi turchi per la conquista della Libia dove fu imbarcato con mansioni di Cannoniere a bordo dell’allora ” REGIA NAVE MARCO POLO”. L’ incrociatore distintosi per le innumerevoli imprese eroiche compiute nel mediterraneo di cui Giovanni andava fiero decantandone le imprese. Fu’ l’unica eredità lasciata dal padre che lo inorgoglì attribuendogli per questo il soprannome di Marche Polle che lo rese un “Personaggio” della Città di Taranto.

L’11 novembre, festa di san Martino,  “la festa dei mariti traditi”, era una ghiotta e irrinunciabile occasione per la spiccata ironia di Amedeo che si prodigava ad annunciare solennemente l’adunata:

Questa sera, me raccumanne, tutte puntuale e aunite. A quanne cale u sole. Tutte a chiazze da Vettorie e senza ninde n’cape. Nisciune adda mancà  all’adunate de le curnute… U’ Panaridde!

Tutti ne ridevano e promettevano di esserci. Ed io stasera, nella ricorrenza del Santo e per rispetto dell’antica tradizione, all’imbrunire, mi sono affacciato sulla piazza del centro cittadino, curioso di scoprire quanti come me ricordassero ancora l’invito urlato dal banditore de U’ Panaridde. Sotto il monumento dei caduti riconosco le sagome di due dotte malelingue intente a disquisire sulla origine della tradizione derivante dalla  mitologia latino-romana più arcaica.

Guadagnolo- caro Mario Lazzarini credo che la leggenda possa essere attribuita  agli amori adulterini di Marte (di cui Martino è il diminutivo) Dio della guerra, e Venere, Dea dell’amore, sorpresi da Vulcano, Dio del fuoco e marito della Dea della bellezza, che furono da lui stesso rinchiusi in una rete di ferro per mostrarli agli Dei e averli quindi testimoni del torto subito. Ma gli Dei dell’Olimpo lo sbeffeggiarono e lo derisero, così la delusione di Vulcano fu ancora più atroce; tanto da sentirsi “cornuto e mazziato”.

Lazzarini- caro Mario Guadagnolo, ma perché mai il tradito dovrebbe  “avere le corna”? La colpa è di Minosse che era sposato con la regina Pasifae , che  non voleva saperne di concedersi al povero Re. Afrodite decise così di punirla, rendendola ninfomane. Nel frattempo, Minosse aveva scacciato la moglie confinandola in un’isola sperduta e la poveretta, in preda alle incontrollabili voglie sessuali, si concesse ad un Toro e dalla loro unione, nacque il famoso Minotauro! Fu d’allora che gli abitanti dell’isola iniziarono a salutare il povero Re Minosse con il gesto delle corna…

Esperti discutono animatamente.

Alfredo- Professori esimi. Volevo solo salutarvi e farvi i miei auguri. Preferisco non interrompervi. Vedo che di corna ve ne intendete…

 

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