LA TRISTE STORIA DI ILARIA

ilaria-capua

(di Luigi Di Palma)

La Camera dei deputati ha accettato oggi le dimissioni ( 239 voti a favore e 179 contrari), presentate già nel maggio scorso,  della famosa virologa  ILARIA CAPUA, eletta deputata di Scelta Civica nel 2013, al centro di una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria ,per la quale è stata completamente prosciolta solo nel luglio scorso.  Il suo messaggio di addio  al seggio parlamentare, per la decisione di accettare di andare ad Orlando, in Florida a dirigere un centro di ricerca di eccellenza, è stato amaro ma determinato: “Una decisione sofferta ma ponderata – ha detto- per  recuperare la sofferenza e la lucidità e la fiducia in me stessa e per usare al meglio il tempo a mio disposizione. Dopo circa un anno dalla mia elezione sono stata travolta- ha ricordato- da una indagine giudiziaria risalente agli anni duemila (1999-2007), che mi accusava di reati gravissimi, uno dei quali punibile con l’ergastolo. È stato per me un incubo senza confini ed una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia. L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare, è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola “rispetto”…..Penso che se questo mio passaggio di vita  lascerà un segno non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia, e potrebbe succedere a chiunque. In occasione di questo momento voglio dar voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono – impotenti, che la giustizia faccia il suo corso. Perché anche loro meritano rispetto.”

Ma brevemente ricordiamo la vicenda.

La Capua, una delle principali esperte di virologia in Italia che nel 2011, ebbe il principale riconoscimento della medicina veterinaria ( “Penn Vet World Leadership in Animal Health Award”) è  stata sotto indagine per quasi un decennio, ma la notizia dell’inchiesta emerse solo nel 2014, meno di un anno dopo la sua elezione al Parlamento. Secondo l’accusa Capua e suo marito facevano parte di un’associazione a delinquere, che con la collaborazione di alcune società farmaceutiche e la complicità di funzionari del ministero della Sanità aveva l’obbiettivo di guadagnare, grazie alla vendita di vaccini contro l’influenza di origine aviaria. Secondo i Pubblici Ministeri, il gruppo arrivò a diffondere il virus in alcuni allevamenti del nordest d’Italia in modo da causare un’epidemia e aumentare le vendite dei vaccini. Le indagini continuarono per i dieci anni successivi, fino a quando nel 2015 la procura di Roma non chiese il rinvio a giudizio per numerosi tra ricercatori, funzionari del ministero della Salute e manager di case farmaceutiche. Dell’inchiesta, però non si sapeva nulla fino all’aprile del 2014,( (curiosamente, nonostante la lunghissima durata delle indagini, Capua non venne mai sentita dai magistrati). quando qualcuno consegnò una parte delle carte dell’inchiesta al giornalista Lirio Abbate dell’Espresso. Nonostante il caso fosse molto complicato e  i documenti delle indagini molto imprecisi, lacunosi, in alcuni casi errati, l’Espresso decise di titolare in copertina, secco, senza interrogativi o incertezza : “Accordi tra scienziati e aziende per produrre vaccini e arricchirsi, ceppi di aviaria contrabbandati per posta rischiando di diffonderli. L’inchiesta segreta dei NAS e dei magistrati di Roma sul grande affare delle epidemie». Il giornale tornò sul caso poche settimane dopo, con un articolo di Gianluca Di Feo intitolato “La cupola dei vaccini“. Nel 2015, quando la procura di Roma chiese il rinvio a giudizio per 41 indagati, l’Espresso scrisse: “Esiste una cupola dei vaccini, che ha trasformato in business la lotta a virus pericolosi, garantendo l’arricchimento e la carriera di funzionari pubblici.”

L’inchiesta però non rimase alla procura di Roma, ma venne “spezzettata” per ragioni di competenza territoriale e inviata a diverse procure, tra cui quella di Verona che si è espressa ieri, prosciogliendo tutti gli indagati perché “il fatto non sussiste”.

Dal linciaggio  mediatico, senza se e senza ma,si passò, naturalmente, al linciaggio Parlamentare. Da parte del gruppo parlamentare dei 5 stelle dai banchi del Parlamento le accuse più dure, con tanto di richiesta di dimissioni. e sui social partono una serie di insulti. Sulla pagina Facebook “Noi votiamo 5 Stelle”, i commenti in quei giorni erano di questo livello: “Poi la fanno ministro della sanità, troia”. “Grandissima zoccola!” “Se la notizia fosse vera, meriterebbe di iniettarglielo a forza il virus” “Hija de puta”. “Iniettatela a lei!!!!” “Alla gogna!!!!”.

L’inchiesta si basava quasi completamente sulle intercettazioni telefoniche, visto che altre prove e riscontri non erano state trovate, e secondo alcune riviste scientifiche, sopratutto estere, l’indagine presentava dei buchi logici e anche dei grossolani errori. Secondo la rivista Science l’accusa che la Capua avesse aiutato una società privata per fare profitti con i vaccini, non era sostenibile, per la semplice ragione che la stessaa è una ricercatrice conosciuta, da tutti, per essere a favore della massima condivisione e fruizione dei risultati delle ricerche.

Quello che emerge di assurdo e anche preoccupante da questa vicenda è ben riassunto da Paolo Mieli in un suo articolo di oggi sul Corriere della Sera nel quale, riepilogando la vicenda, si chiede :

“Qual’ è, in questa vicenda la cosa grave? Non già che possa configurarsi un errore giudiziario e nemmeno che sia stata avviata un’inchiesta forse doverosa: tutte eventualità che la giustizia deve contemplare come possibili. …. Bensì di come sia concepibile che all’imputata non siano stati concessi neanche trenta secondi per offrire la propria versione dei fatti. In un periodo di tempo lungo oltre due anni, due anni nel corso dei quali la sua reputazione è stata fatta a brandelli, non c’è stato uno solo dei magistrati chiamati a occuparsi del caso che si sia premurato di darle ascolto. Ilaria Capua si è vista costretta a lasciare il suo incarico in Parlamento e la sua attività scientifica nel nostro Paese senza che si sia fatto vivo un solo magistrato per chiederle la sua versione sui terribili fatti per i quali era finita alla loro attenzione.

Sorge in noi perfino il dubbio che ci stiamo occupando di ciò che è capitato a Ilaria Capua solo perché la conosciamo, appunto, per essere lei una scienziata di fama internazionale. E che ci siano chissà quante persone che hanno vicissitudini giudiziarie ancora più travagliate della sua senza che nessuno, neanche una volta, abbia deciso di ascoltare la loro voce. Qualcosa di ben diverso, ripetiamo e sottolineiamo, da un errore giudiziario o da un’indagine che non porta a nulla.”

Un’ultima notazione : Giuditta Pini, deputata del Partito Democratico, ha scritto un post su Facebook per ricordare la storia di Capua e raccontare come sono andate le cose in aula durante la votazione per le sue dimissioni. Ha scritto che: “alla Camera i 5 Stelle sono rimasti in silenzio, non hanno nemmeno provato a chiedere scusa per tutto ciò che avevano procurato a una loro collega che siede a pochi metri da loro”.

FacebookTwitterGoogle+

Lascia un commento