La garanzia risiede nella “QUALITÀ”

di Claudio Leone.

“è un giorno perfetto per volare, penso che il futuro sia un dovere. Il ministero della speranza ha detto che si può sperare… “

Qualche anno fa Francesco De Gregori lo proponeva come l’ inno, apparentemente scanzonato, per una generazione sull’orlo di una crisi di nervi.

Ieri abbiamo avuto la certezza  che è possibile tornare a  sperare! E’ possibile cambiare! C’è una strada che ci consente di vincere la protesta indistinta. Un sentiero praticabile che può essere indicato dalla sinergia  di generazioni diverse: il ponte sulla cascata di  Frank Lloyd Wright che passa sopra qualcosa che non è mai fermo. Eppure quell’instabilità, che può essere una cosa drammatica, può anche rivelarsi incredibilmente vitale…

Tornare a credere nella bellezza del Mezzogiorno, nel suo paesaggio, nella sua agricoltura, nel turismo sostenibile. Taranto: una parte importante del patrimonio culturale del paese. Manca una strategia di valorizzazione di questo patrimonio che appartiene non soltanto all’Italia ma costituisce una formidabile ricchezza per tutta l’umanità. Sapere amministrare bene una così grande risorsa irripetibile significa garantire uno sviluppo vero che è stato finora negato.

Il team guidato da Stefano Boeri è  uno dei 3 vincitori del concorso di idee OpenTaranto, la gara, promossa nel 2016 da Invitalia che ha come obiettivo la riqualificazione della Città Vecchia. Ne fa parte  l’architetto Armando Gagliardi che ha illustrato gli interventi fisici e immateriali in grado di migliorare, in maniera trasversale, la qualità della vita. Riabitare Taranto: descrivere una nuova forma che fa dello spazio pubblico l’asse portante della trasformazione, fuori e dentro l’isola, costruendo un rapporto di continuità con il mare, troppo spesso negato.  La valorizzazione del capitale sociale da una parte e la riqualificazione del patrimonio architettonico dall’altra, in un’ottica di crescita intelligente si propone di costruire il sistema di governance del processo di rigenerazione urbana. Implementare l’attrattività turistica e a fornire l’adeguata offerta ricettiva, ma anche orientati alla costruzione di una offerta culturale avanzata attraverso l’asse complesso ed inclusivo dell’ospitalità, nel quale il settore dell’impresa culturale e quello della ricettività avanzata fanno parte di una medesima rete e si supportano vicendevolmente in un volano di crescita virtuoso. Una crescita intelligente votata all’innovazione anche attraverso la formazione e la ricerca…

Sullo sfondo c’è una nuova idea di turismo che, come ha spiegato Antonello De Santis, presidente di Rete Italia Jonica, (45 imprese turistiche con 16 mila posti letto disponibili tra Basilicata, Puglia e Calabria) vuole abbattere inutili e spesso dannose concorrenze regionali. La sfida è quella di un salto culturale da parte degli operatori e dei visitatori per valorizzare un’area con un’identità poliedrica e antichissima.Un mondo che vuole essere attivo e in movimento, che ha fame di conoscere la storia dei luoghi, di venire a contatto con le bellezze artistiche, di godere delle eccellenze ricettive ed enogastronomiche.

Il prof Piero Massafra si è chiesto quale sia “la garanzia” che i Tarantini dovrebbero esigere da quanti si accingono a rappresentarne gli interessi e le speranze. La garanzia non può essere che UNA SOLA e risiede nella “QUALITÀ” per tentare di adeguare la complessa vita di una città come la nostra a parametri rispettosi della sua storia unica e prestigiosa e in linea con la civiltà europea, alla quale forse si dovrebbe ogni tanto rivolgere lo sguardo, investendo davvero nella più redditizia ipotesi di programma che dovrebbe prevedere seri investimenti nell’affrancamento culturale di un popolo di smarriti dipendenti.  La cultura rende, che la cultura è impresa, che la cultura (anche senza stazione ferroviaria ed aeroporto) ci fa belli più “della… morte”. Queste certezze in altro luogo assolutamente ovvie, confermate da più di mezzo secolo di esperienza e non solo “civica”, civile e cittadina, mi inducono a ritenere che sarebbe auspicabile un’altra e diversa aggregazione elettorale che non mi dispiacerebbe capeggiare o consigliare qualche amico di capeggiare, senza smarrirsi per timore della battaglia: le nostre storie di “profeti disarmati” (Machiavelli) ci hanno fornito l’ebrezza della lotta e della… “sconfitta vitaminica”.
Ma per mobilitarsi occorre un cenno dalla città, almeno di quella “culturalmente” europea e militante, un cenno per lanciarsi nell’importante impresa.
Piero Bitetti si è assunto l’onere di guidare il progetto politico di Taranto all’interno del territorio dell’arco Ionico:  La sua collocazione baricentrica. La configurazione di cerniera non solo tra le realtà territoriali limitrofe ma anche tra le principali realtà mediterranee, balcaniche e medio-orientali.  Deve saper esprimere un cambio di passo in direzione di una svolta profonda che tutti i soggetti istituzionali e sociali sono chiamati ad esprimere attraverso tutti gli strumenti possibili. Ma serve una forte iniziativa politica che può e deve selezionare una buona classe dirigente in grado di interpretare le peculiarità di questo territorio.Si riparte #incammino nuove idee, nuove iniziative, nuovi programmi per far ritornare Taranto a sognare, sempre in prima fila per difendere le nostre idee e le nostre speranze #giovani #la #nostra #sfida

 

FacebookTwitterGoogle+

Lascia un commento