La furia del Gran ciambellano

“Uno dei miei amici più vicini. Una persona rara e stimata da tutti, anche nel centrosinistra”. Il Veterano parla in codice facendo intuire che, per palazzo Chigi, pensa a lui. Vorrebbe rasserenare l’uomo che spesso l’ha consigliato per il meglio. Ma il Gran ciambellano di Sua Emittenza questa volta, malgrado la forma, è imbufalito.

 La forma:“abbiamo lavorato in perfetta sintonia e con l’unico scopo precipuo di coadiuvare il Presidente Berlusconi nelle scelte, a volte dolorose, per la composizione delle liste…Nelle previsioni tale suddivisione non potrà che vedere Forza Italia prevalere sulle altre formazioni politiche alleate…Qualsiasi altra illazione è in veritiera. Questa la dichiarazione congiunta di Gianni Letta e Niccolò Ghedini che butta acqua sul fuoco. Ma il dissenso dell’eminenza grigia resta eccome.

La sostanza: Il primo consigliere del Presidente si è detto «indignato»,  prima di essersi «formalmente dissociato» dalle decisioni assunte sulle liste. Chi doveva curare gli interessi di Berlusconi ha messo a repentaglio le strategie del Cavaliere.

La trattativa per la distribuzione dei collegi ha favorito nella ripartizione la Lega e persino Fratelli d’ Italia, a danno di Forza Italia e potrebbe rivelarsi fatale il 5 marzo.

Salvini al Nord ha ottenuto molti più collegi ritenuti vincenti di quanti gliene spettassero secondo l’ intesa preliminare che può ritenersi bilanciato dal maggior numero di collegi al Sud destinati a Berlusconi, perché meno sicuri ed esposti alla minaccia degli avversari.

La Puglia è la regione sotto osservazione. 42 deputati ma soprattutto 20 senatori potrebbero diventare determinanti. Matteo Renzi si è affidato al Governatore che abbaia ma non morde. La Puglia gli è stata totalmente consegnata salvo rare eccezioni. Non interessa come lo faccia, anche contrapponendosi radicalmente a Renzi e Gentiloni, ma spetta a lui portare il massimo risultato raccogliendo tutto il possibile.
Letta invece è preoccupato che l’ apertura delle urne possa riservare un’ amara sorpresa: a Forza Italia il primato di voti nella coalizione, alla Lega il maggior numero di seggi in Parlamento.

A quel punto salterebbero tutti i piani del Veterano. Nella ipotesi principale, se il centrodestra cioè ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato, il premier spetterebbe a chi ha ottenuto più seggi. Nell’ipotesi subordinata quella delle larghe intese potrebbe naufragare sul filo dei numeri. L’Eminenza grigia che è sempre vicina agli ambienti del Colle teme di non poter offrire sufficienti garanzie al governo del Presidente.

Questo il contrasto con chi ha gestito la trattativa. Il problema è politico. Le critiche di Letta sono rivolte a chi ha approfittato dell’assenza del Veterano provato dalla fatica che ha quasi sempre delegato nelle scelte.

E’ noto che  Letta malsopporti Salvini e i suoi.  In passato orientava la trattative decidendo le “priorita” che erano imposte da lui  ma dettate dal Veterano. Questa volta è andata diversamente. Per inadeguatezza del duo Ghedini-Ronzulli? Forse, ma ce chi ci ha marciato ipotecando il futuro di un possibile successo. Del resto il Veterano non è eterno e con lui anche il gran ciambellano dovrà arrendersi all’inesorabilità del tempo…

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