È incostituzionale il ‘decreto Ilva’ del 2015.

Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 58 depositata oggi.
Consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti d’interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria per reati inerenti la sicurezza dei lavoratori.

L’altoforno era stato sequestrato dall’autorità giudiziaria in seguito all’infortunio mortale di un lavoratore dell’Ilva esposto, senza adeguate protezioni, ad attività pericolose nello stabilimento di Taranto.  Pochi giorni dopo, il legislatore aveva disposto la prosecuzione dell’attività di impresa, alla sola condizione che entro trenta giorni la parte privata colpita dal sequestro approntasse un piano di intervento contenente “misure e attività aggiuntive, anche di tipo provvisorio”, non meglio definite.

La Corte costituzionale ha inteso dare applicazione agli stessi principi di una precedente sentenza del 2013 allorquando, pur in presenza di sequestri dell’autorità giudiziaria, si potè intervenire per consentire la prosecuzione dell’attività in stabilimenti di interesse strategico nazionale. In quell’occasione, si legge in un comunicato della Consulta, “la Corte ritenne che tali principi fossero stati rispettati; in questo caso, invece, la Corte ha ritenuto che il legislatore abbia privilegiato unicamente le esigenze dell’iniziativa economica e sacrificato completamente la tutela addirittura della vita, oltre che dell’incolumità e della salute dei lavoratori”.

“Stavolta i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittima la norma oggetto del giudizio “.

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