In pensione a 67 anni nel 2019: a Taranto in quanti ci arriveranno…

“Sai ched’è la statistica? È na’ cosa che serve pe fa un conto in generale de la gente che nasce, che sta  male, che  … Ma pè me la statistica curiosa è dove c’entra la percentuale, pè via che, lì, la media è sempre eguale puro co’ la persona bisognosa. Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra nelle spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perch’è c’è un antro che ne magna due…”

Nella cultura popolare le opere di Trilussa sono fonti di massime e detti. Fra i più noti quello del “pollo di Trilussa” è diventato celebre a livello matematico, come la più proverbiale osservazione a proposito delle medie statistiche.

Con lo stesso metodo l’Istat ha stabilito nei giorni scorsi che  si allunga di 5 mesi lʼaspettativa di vita. La speranza di vita per le donne sale a 85 anni, mentre per gli uomini si ferma a 80,6 anni. Calano nel 2016 i decessi. Sulla base delle regole attuali quindi l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019. La legge prevede infatti che il governo utilizzi le stime Istat per l’adeguamento dell’età pensionabile e che vari un decreto per l’adeguamento automatico.

A Taranto, nella mia città, la speranza di vita degli abitanti è nettamente inferiore rispetto agli abitanti della provincia e anche del resto della Puglia. Su una popolazione di circa 200mila abitanti, si perdono 1.340 anni di vita facendo un raffronto con la regione. Lo ha evidenziato uno studio di Peacelink, che ha elaborato i dati di mortalità in città – circa 2000 decessi all’anno – calcolando così gli anni di vita persi.

Tra il 2003 e il 2013, a Taranto sono andati persi 937 anni ogni anno facendo un raffronto con la provincia. La forbice si allarga ancora di più nel confronto con la media regionale (1.340 anni di vita) e arriva a 2665 se Taranto viene raffrontata al comune pugliese con il dato migliore.

Ci sono realtà territoriali in Italia in cui si vive di più di quanto si viva poco(e male) nella mia città e che contribuiscono ad alzare la media. Pertanto nella mia città non solo si vive poco e si muore più facilmente ma grazie a quella media si rischia di non prendere mai la meritata pensione contribuendo con l’accentuata mortalità ad alleggerire i costi dell’INPS. Per dirla con Trilussa da quarche parte se stanno a magnà puro er pollo mio…”

Il Governo ha proposto ai sindacati un intervento sulla previdenza che prevede l’esenzione dall’aumento a 67 anni per 15 categorie di lavori gravosi e la revisione del meccanismo di calcolo per l’adeguamento dell’età alla speranza di vita.

Alle 15 categorie da esentare da quota 67, se ne potranno aggiungere, dopo il lavoro della commissione, altre a cui bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Sarebbe giusto chiedere al Governo che alle categorie  di lavori usuranti e gravosi si aggiungano anche quelle aree territoriali che come Taranto hanno pagato e pagano un caro prezzo grave quanto insostenibile all’inquinamento siderurgico???

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