ILVA: SIAMO (forse) ALLA RESA DEI CONTI…

E’ di oggi la notizia dei 4000 esuberi previsti dai potenziali acquirenti indiani, dei quali ben 3311 solo a Taranto, i sindacati, bontà loro, sono sul piede di guerra ed annunciano azioni “dure ed eclatanti” come il blocco della città. Questa è la cronaca che sta infiammando gli animi degli operai i quali, come sempre, sono tra “color che son sospesi“, si trovano a dovere affrontare il sempre temuto spettro della disoccupazione, dopo avere accettato quello della potenziale malattia e morte. Si è sempre ritenuto che gli operai Ilva fossero colpevoli solo in parte per non avere mosso un dito a favore delle lotte ambientaliste cittadine, è sin troppo facile essere rivoluzionari dietro una tastiera o con la pancia piena, ma pochi si sono compenetrati con la loro non facile situazione: accettare il rischio di contrarre malattie in prima persona, accettare che lo stesso rischio lo corressero anche i propri figli, parenti ed amici, ma avere di che mantenere la famiglia in mancanza di altra alternativa valida.

E’ convinzione ormai consolidata che i sindacati tarantini abbiano fallito in toto la loro missione e, con loro, quelli regionali e nazionali e non c’è da spiegare il perchè in quanto, i fatti che stiamo vivendo la dicono lunga e (forse) qualcosa ce la dirà anche la Magistratura, adesso c’è questa nuova emergenza che si sovrappone alle nostre ataviche emergenze e che richiede una attenta valutazione. I sindacati, uniti per l’occasione, minacciano fuoco e fiamme, ma con la loro richiesta di aiuto alla città, riescono solo a sollevare polvere (quasi ne avessimo bisogno); sono polveri sottili, le più pericolose, sono polveri che con la loro presenza stimolano la città a rispondere “picche“. Sui social già sono apparsi commenti che accennano alla vendetta della città verso gli operai: non ci hanno aiutati quando chiedevamo la fine dell’inquinamento ebbene, adesso se la sbrighino da soli!

La reazione è più che scontata, forse anche umanamente comprensibile, ma lasciarli soli o, peggio, in compagnia dei riapparsi sindacati, a chi giova? La nostra città, da sempre dilaniata da apposte fazioni e da orticelli gelosamente recintati, è sempre stata divisa e fatta oggetto del ricatto occupazionale, c’è stata una forzata monocultura siderurgica che non ha permesso il sorgere di alcuna attività collaterale, si poteva e si doveva vivere attaccati alla mammella dello Stato, prima con la Marina, poi con i Cantieri Tosi ed infine con i Cantieri Navali. Mai nulla che presupponesse una valorizzazione alternativa, in linea con la sua posizione geografica, le sue bellezze naturali ed archeologiche ed il suo clima. Certo non si può sputare nel piatto in cui si è mangiato per sessanta anni, quelle attività che oggi malediciamo, hanno permesso a migliaia di cittadini una vita agiata ed anche qualche lusso, ma oggi sappiamo che non era tutto oro quello che luccicava, c’è una diversa conoscenza dei fatti ed una diversa sensibilità verso l’ambiente e la vita.

Forse, nell’immediato, stare a guardare la fine che si prospetta per gli operai (e magari provare anche un sottile senso di piacere), è anche comprensibile, ma, così facendo, certamente perderemo forse l’ultima occasione che abbiamo per diventare una Città a tutti gli effetti, una Città graniticamente coesa verso il “nemico”. Ricordo sempre un detto che era solito ripetere mio padre “il più capisce il meno“, ho sempre letto invettive contro gli operai Ilva, erano ottusi perchè non si rendevano conto di rischiare la pelle per quattro soldi, erano ignoranti perchè non capivano le ragioni ambientaliste, erano stupidi ed egoisti perchè rischiavano la pelle e la facevano rischiare a tutti noi. Tutti noi “non Ilva” ci siamo sempre sentiti dalla parte della ragione, forse lo eravamo e forse lo siamo ancora, eravamo forti del nostro convincimento, ma non ci siamo mai messi nei loro panni; oggi ci viene data la possibilità di dimostrare che non siamo assetati di vendetta verso i nostri concittadini operai, che siamo veramente convinti sul fatto che, solo unendoci, possiamo spuntarla contro chi si disinteressa del nostro problema e contro chi ci ammalia con promesse mai mantenute.

Adesso la palla sta alla città, vogliamo abbandonarli alla loro sorte e vederci la bella o non è il caso di cogliere l’occasione che vede noi cittadini e gli operai equamente danneggiati e quindi potenzialmente una forza da opporre a chi decide, al di sopra delle nostre teste, dei nostri destini? Dobbiamo evolverci e ragionare senza cedere alla tentazione di continuare a litigare come i capponi di Renzo, in questo potrebbe giocare un ruolo molto importante la nuova giunta comunale, sarebbe l’occasione buona per dimostrare che non c’è continuità con le colpevoli assenze delle precedenti amministrazioni: dobbiamo spingere il Sindaco e la Giunta ad affiancarsi a noi ed agli operai in un fronte comune verso il Governo.
Taranto merita di essere salvata comunque, ma se non ci muoviamo noi, se continuiamo ad aspettare Pirro e sentire le sirene ammaliatrici, saremo ancora una volta sbeffeggiati e turlupinati dai potenti di turno, diamo man forte agli operai e blocchiamo l’Ilva e la città, ma senza il cappello dei sindacati, agli operai chiediamo in cambio il loro aiuto nei confronti del Governo perchè risolva una volta per tutte e radicalmente il “problema Taranto”.

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