Il web e il diritto di essere cretini

Sul web in questi giorni i seguaci del Movimento 5 stelle e Grillo personalmente non lesinano critiche al ministro Andrea Orlando perchè vuole regolamentare FB. Ovviamente Grillo non spiega le vere ragioni dettate dal buon senso che spingono il ministro a chiedere la regolamentazione di fb ma tira in ballo a sproposito la libertà di opinione, l’espressione del libero pensiero e il controllo dell’opinione pubblica gabellando la rete per il baluardo del libero pensiero dell’era moderna e accusando il PD di voler controllare e mettere il bavaglio alla rete. Macchè libertà e libertà di stampa? Che libero pensiero? Che controllo della rete? Fb baluardo di libertà? Ma quando mai? Su fb oltre alle coglionate fatte di focacce, pizze, cagnolini, gattini, cefali arrostiti e femmine scosciate si sprecano gli insulti le minacce, le menzogne, il fango gratuito, le bufale a non finire. Questo non è né tollerabile nè civile e con la libertà di pensiero non c’entra proprio nulla. In una società civile non è libertà di pensiero quella che ti permette di insultare una persona senza pagare dazio, quella di propalare bufale e farla franca, quella di insultare i propri avversari diffondendo falsità, infamie e bugie senza che se ne subiscano le conseguenze. Se si lasciasse correre questo andazzo il web si trasformerebbe in una gogna mediatica permanente senza controllo nella quale ognuno può dire e scrivere quello che gli pare senza assumersene la responsabilità laddove invece il web deve servire per comunicare il proprio pensiero e le proprie idee, per discutere e confrontarsi sui problemi, per dire come la si pensa senza il filtro della grande stampa controllata da editori interessati. Questa è la vera democrazia e la vera libertà del web non la libertà di insultare ed infamare. Il web senza regole e lasciato alla logica dell’ognuno può dire quello che gli pare, inondato da populismi, da bufale, da qualunquismo sfrenato, da falsità che distorcono la verità è diventato un problema per la democrazia. Io dico che se Orlando propone al governo una legge che regoli l’uso di fb e punisca chi ne fa un uso improprio fa una cosa sacrosanta perchè ce n’è bisogno. La verità è che questo attacco ad Orlando non è teso a tutelare come sostiene Grillo la libertà di pensiero ma solo a salvaguardare gli interessi della Casaleggio associati che sta dietro e controlla il business della miriade di presenze sul web (Tze Tze per esempio) specializzate nel diffondere sistematicamente e in maniera scientifica bufale, insulti e notizie false come strumento di lotta politica. Questi siti finora l’hanno fatta franca proprio perché non ci sono regole ma con una legge specifica avrebbero vita difficile. Altro discorso è il problema della libertà di scrivere cazzate. Su questo concordo. Io su questo terreno condivido il pensiero di Umberto Eco quando dice che “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità. Sottoscrivo il giudizio di Eco nel merito ma nel contempo non ritengo si possa o si debba impedire allo scemo del villaggio di dire le sue scemenze. Infatti esiste anche il diritto ad essere cretini e a farlo vedere agli altri. E se ad uno piace scrivere di merluzzi, pizze, parmigiane, chiancaredde e di pubblicare le foto dei suoi cagnolini e dei suoi gattini, bene costui ha il diritto e la libertà di farlo e il web deve garantirgli questo diritto perché le scemenze potranno offendere l’intelligenza ma non hanno mai fatto male a nessuno. Uno dei meriti di fb è certamente il fatto che mentre prima i cretini esistevano ma non si vedevano con la rete hanno l’occasione di farsi conoscere. Sta poi agli altri discernere il grano dal loglio, le cose serie dalle cazzate, le cose intelligenti dalle coglionate. Infatti se da un lato c’è la libertà di scrivere scemenze dall’altro c’è sempre la libertà di non leggerle.

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