IL NAUFRAGIO DELLA DEMOCRAZIA

L’anno 406 a. C. era il ventiquattresimo della lunga e tremenda Guerra del Peloponneso che vedeva contrapposte Atene con i suoi alleati e Sparta con i suoi alleati. Dopo parecchi duri rovesci subiti dagli Ateniesi in Sicilia e in Grecia, con grande sforzo Atene, ormai allo stremo delle risorse economiche e umane, era riuscita ad allestire una grande flotta di 150 navi. Con questa flotta, al comando dei migliori ammiragli disponibili, Atene tentò di liberare l’isola di Lesbo dall’accerchiamento spartano.

Lo scontro decisivo avvenne nel canale tra Lesbo e la costa anatolica, presso le isole Arginuse (piuttosto degli scogli, oggi scomparsi). L’abile strategia degli ammiragli ateniesi riuscì ad avere la meglio sulla più numerosa flotta spartana, che fu in gran parte distrutta. Una grande vittoria insperata per Atene, alla cui notizia il popolo tutto esultò di gioia incontenibile. Ma sfortuna volle che subito dopo la battaglia scoppiasse sul mare una violenta tempesta che impedì agli ammiragli di recuperare i naufraghi delle 25 triremi perdute nello scontro. Perirono un migliaio di cittadini e schiavi.

L’assemblea popolare ateniese, furente e sobillata da demagoghi senza scrupoli e interessati solo alla gestione del potere, pretese che gli otto ammiragli rientrassero immediatamente in patria per rendere conto del loro operato. Due di questi subdorarono il pericolo e preferirono darsi alla macchia, ma sei si presentarono davanti al popolo convinti di poter dimostrare le loro buone ragioni. Ma il processo non fu certo equo. I difensori e la giuria popolare furono subissati di minacce e intimidazioni da parte della plebaglia in cerca solo di vendetta e incurante della grande vittoria che quegli uomini avevano dato alla loro patria. Al grido “La volontà del popolo è sovrana” i sei ammiragli furono condannati a morte per tradimento. L’unico ad opporsi nella giuria fu Socrate.

E così, priva dei suoi migliori comandanti, Atene l’anno successivo andò incontro alla sua definitiva e rovinosa sconfitta.

La democrazia è bella, se non cade nelle mani di demagoghi e della plebaglia ignorante e rancorosa, pronta a innalzar forche e a vendersi per un pacco di pasta. La storia è sempre quella, signori miei, da millenni.

Odisseo

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