Ieri al Senato: Io, Rita, Federica e con noi Anna…

di Anna Pulpito e Rita Lanzon

Palazzo Madama, a Roma, dove si riunisce il Senato sin dalla sua nascita. Margherita d’Austria che sposò in seconde nozze Ottavio Farnese soggiornò a lungo in questo Palazzo  che  assunse il nome che ancor oggi conserva. Nel palazzo che fu della Madama di Roma, figlia naturale di Carlo V, che riporta alla memoria il Rinascimento, l’influenza dei Medici e i legami di quella famiglia col papato e l’impero, ieri abbiamo discusso della mattanza delle “madame” dei nostri giorni.

Donne uccise  da persone conosciute, in particolare da parte di partner ed ex partner. Una questione strutturale globale: il 35 per cento delle donne subisce nel corso della vita qualche forma di violenza. Il reato di omicidio volontario colpisce le donne in maniera specifica nell’ambito familiare, spesso con motivazioni che poggiano su una cultura discriminatoria, patriarcale. Il femmicidio si estende al di la` della definizione giuridica di assassinio e include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine  per via di una inefficace risposta delle istituzioni al fenomeno della violenza maschile sulle donne. Ancora oggi, la cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne e` un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza tale per cui uno dei punti chiave del femminicidio e` l’essere di fronte ad una “violenza illegale ma legittima”.

il 2 marzo 2017 la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito, che hanno poi portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie; la tragedia, secondo i giudici di Strasburgo, sarebbe imputabile all’atteggiamento “passivo” adottato in particolare dalle forze dell’ordine, ma anche dai magistrati, di fronte agli atti di violenza domestica subiti e denunciati dalla donna: “non agendo prontamente in seguito alla denuncia, le autorità hanno determinato una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio”. L’ennesima storia di una donna sola. Isolata. Lasciata al suo destino. Un destino amaro e inesorabile che solo il coraggio, la tenacia  delle donne può e deve cambiare.

Storie “ordinarie” di violazione dei diritti umani, maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare. Condotte che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia.  Noi c’impegnamo ogni giorno per “alleggerire” il dolore, per portare conforto a chi soffre. Spesso un petalo di un fiore cade senza far rumore. Quando il fiore è ancora rigoglioso. “Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato”. Siamo qui, ma vorremmo essere con Anna per rivolgerle un pensiero. Un sorriso. Siamo qui: io, Rita e Federica che non ci ha mai lasciato e pensiamo a te. Buon viaggio Anna, che la terra ti sia lieve…

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