HA DA PASSA’ A NUTTATA

di Nino Palma.

Una lettura pacata e obiettiva del risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, a mio giudizio, indica, da un lato, l’affermazione di forze politiche che si richiamano a principi, valori e programmi estranei al campo delle forze del centrosinistra, avendo premiato, in particolare, il Movimento 5 Stelle e la Lega, alle quali quindi gli elettori hanno inteso affidare l’onere e l’onore di dare un governo al Paese; e dall’altro la sconfitta inequivocabile del PD al quale l’elettorato ha voluto assegnare il ruolo di opposizione, avendo preferito affidarsi agli illusionisti della politica e dimostrando di non aver apprezzato la prova fornita in questi anni dal PD al governo del Paese.

Non è il caso di fare un elenco di tutte le ragioni di questa sconfitta, mi limito ad individuare quella che io considero la madre di tutte le cause:

l’inesistenza del Partito, né quello leggero che voleva Veltroni, né quello pesante com’era il PCI, né quello pensante come lo voleva ridefinire Renzi, ma liquefatto. E questo chiama in causa tutto il resto: assenza tra la gente; nelle periferie; nei luoghi della sofferenza; la non percezione da parte dei cittadini della esistenza di un Partito capace di interpretare i suoi bisogni e le sue attese, e di saper dare una lettura completa della società sia nei suoi aspetti positivi, ma anche in quelli negativi.

Un Partito, insomma, autoreferenziale, arroccato nei Palazzi, nelle Federazioni, nelle altre strutture murarie, nelle sue lotte correntizie.

Ancora più grave è il risultato della Puglia e di Taranto, dove la campagna elettorale non c’è stata, né c’è stata una qualche iniziativa territoriale: solo la comica presentazione dei candidati in diverse sedi da parte delle varie correnti del partito.

Ma non tutto è perduto: ritengo che ci sia la possibilità di rialzare la testa e risollevarsi, a patto, però, che si facciano due scelte precise:

La prima è quella di una opposizione seria nella XVIII legislatura, dimostrando, da quella postazione, il nostro senso di responsabilità, con il dire sì ai provvedimenti utili al Paese, ma col dire anche no a quelli inutili, dannosi e illusori.

La seconda è quella di rigenerare il Partito, con un  Congresso di rigenerazione, che cambi la classe dirigente, che ridefinisca valori, progetti, proposte, idea di società e di futuro, modo di essere di un Partito di sinistra unitario, modo di intendere la politica!

Io non so se il Brand PD, di un partito, cioè, a vocazione maggioritaria, nato in un’Italia bipolare, sia esaurito! So, però,  che tutto va ripensato!

A maggior ragione qui, in Puglia e a Taranto, dove è opportuno che i gruppi dirigenti, a partire dai Segretari di tutte le articolazioni del Partito, di fronte al peggior risultato d’Italia,  seguano l’esempio del Segretario nazionale, rassegnando il loro mandato nelle mani degli organismi preposti.

Ed è altresì ancora più decisivo che a Taranto si vada ad un Congresso di rigenerazione del Partito. Al Segretario provinciale di Taranto, che io ho pure sostenuto nell’ultimo Congresso, dico: non serve a niente guidare un partito dimezzato, come è quello di Taranto, perché è stato un grave errore aver voluto fare a tutti i costi un Congresso, come quello che c’è stato nei mesi scorsi, con mezzo Partito non partecipe.

Un Congresso di rigenerazione può anche essere l’occasione per cogliere e rendere oprtaivo l’importante appello all’unità e al superamento delle correnti da parte del Sindaco di Taranto.

Ritengo che la massima machiavelliana, per cui  gli organismi statali nascono, crescono e muoiono, come il corpo umano possa estendersi anche ai partiti. Oggi è toccato al PD, domani toccherà ad altri che oggi esultano.

Così come ritengo che la celebre  battuta di Eduardo De Filippo in Napoli milionaria, A da passà a nuttata si potrà realizzare solo se saremo in grado di ricostruire, rigenerare, riunificare una comunità che non sia autoreferenziale, ma torni a proiettarsi tra la gente e sul territorio.

 

Nino Palma  del Comitato Terra ionica in cammino

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