Se gli sopprimete la vacca…

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“Un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni” E’ quanto emerso dall’Assemblea generale della Cgil e  da un documento che invita a votare ‘No’ in occasione del prossimo Referendum costituzionale”  perchè la la riforma attribuisce al governo un eccesso di potere in materia legislativa “facendo così venir meno la certezza del bilanciamento dei poteri di cui la costituzione deve essere garante, con la possibilità di determinare un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze”.

Dice: voi siete favorevoli per principio e non vi rendete conto che state affossando la D E M O C R A Z I A!!!  L’accusa  mi mette in crisi ed io che democratico lo sono e non “a chiacchiere” come tanti “partigiani” dei giorni nostri che dubito fortemente abbiano fatto la Resistenza negli anni bui del fascismo, non fesse altro per una regione d’età, ma oggi la fanno, eccome, cerco di capire. Di andare sempre più a fondo:

Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel…

Che cos’è il Cnel? Questa volta non voglio far parlare zio Cosimo come fa Guadagnolo ne esprimermi in vernacolo ma parlare(scrivere) perché tutti possano intendere.

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è previsto dall’articolo 99 della Costituzione È organo di consulenza delle Camere e del Governo. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge. E’ stato istituito dalla legge n. 33 del 5 gennaio 1957. Da allora in circa 60 anni, ha prodotto solo 14 proposte di legge mai andate in porto, ma soprattutto si è trasformato in un ente dispensatore di prebende e di consulenze finite nel mirino della Corte dei conti, alla quale Corte, in nome della sua natura di organo costituzionale si è ribellato con una sfilza di ricorsi contro i magistrati contabili, che ha finito poi per accogliere a vario titolo al suo interno.

Il Consiglio è composto da sessantaquattro  consiglieri:

Dieci esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri;

Quarantotto rappresentanti delle categorie produttive, dei quali ventidue in rappresentanza del lavoro dipendente, di cui tre in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, nove in rappresentanza del lavoro autonomo e diciassette in rappresentanza delle imprese.

Sei in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali, rispettivamente, tre designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e tre designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato.

I membri del Consiglio durano in carica 5 anni e possono essere riconfermati. Alcuni sono li ininterrottamente da vent’anni.

Costa allo Stato, cioè a noi, ogni anno 19 milioni di euro!

Dei 19 milioni incassati, gran parte viene utilizzata per sostenere il costo di consiglieri e personale. A ognuno dei 64 membri del Consiglio spettano 25.633,44 euro lordi. Il presidente ne incassa 213.244,56, i due vice presidenti 41.532,36. Dal bilancio consuntivo 2013, emerge anche che per far funzionare una segreteria composta da 7 dirigenti e 75 dipendenti, il Cnel spende 4,1 milioni. Nonostante l’impegno a razionalizzare la spesa, dal bilancio emerge che 562mila euro sono stati spesi per i compensi agli addetti della presidenza estranei al Cnel.

Tra i dirigenti più pagati c’è il capo del Dipartimento per l’attuazione del programma. La spendig review che ha colpito il Cnel negli ultimi anni ha intaccato anche la sua retribuzione, passata dai 204,343 euro del 2010 ai 155mila attuali.

Gli anni d’oro per i sei dirigenti del Cnel sono stati il 2011 e il 2012, quando hanno raggiunto i 650mila euro di compensi complessivi. Poi i tagli alla spesa hanno colpito anche le loro retribuzioni, che sono calate a 500mila euro. Lo Stato quindi spende quasi 100mila euro a persona per l’organigramma di vertice del Cnel, che gestisce 75 dipendenti. Il personale gode di altrettante condizioni favorevoli. Tra i quattro contratti di collaborazione esistenti, due sono co.co.pro. In totale vengono riconosciuti loro 180mila euro, mentre l’Inps ha stabilito che il limite di reddito per questi contratti non può superare i 20.220 euro.

La spartizione delle risorse del Cnel non ha lasciato fuori nessuno. Ai portieri e agli addetti all’Anticamera del Presidente sono stati stanziati 10 euro al giorno aggiuntivi  “per l’orario disagiato”: in totale gli sono stati riconosciuti 16,859 euro.

E come se non bastasse il Cnel ha stipulato un accordo con i sindacati che prevede l’erogazione di diversi sussidi per i suoi dipendenti. Attraverso la polizza sanitaria Unisalute della Unipol, l’organo contribuisce dal 30 al 60 per cento del costo delle prestazioni non coperte dalla polizza. Per le spese scolastiche dei figli dei dipendenti, il Cnel ha deciso di aumentare la dote di contributi rispetto al 2010. Ora i rimborsi vanno dai 500 euro per l’asilo nido agli 830 per l’università. E’previsto persino un contributo di duemila euro da destinare a ogni eventuale spesa di divorzio sostenuta da uno dei membri.

Ammesso che abbiate avuto la bontà e la pazienza di leggermi fino a questo punto ora vi chiedo: e mai possibile che i rappresentanti di questa corporazione possano votare per la soppressione di questa grassa vacca dalla quale hanno munto costantemente e a vario titolo in questi 60 anni? Molti di questi l’incontrerete in questi giorni tutti impegnati nei comitati per il no a difendere la democrazia e la libertà minacciata dalla soppressione della loro “generosa vacca”. Anche se la CGIL”nel preservare la propria autonomia” ha inteso non aderire ad alcun Comitato. Come dire: non   vi esponete troppo qualcuno potrebbe riconoscervi che siete quelli del Cnel…

E’ persino naturale che questi signori votino contro la riforma e che, provando un “tantinello di vergogna”, ci vengano a dire che la riforma rappresenta “un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze”. Ma se dovessimo farci convincere da loro a votare NO anche noi, saremmo proprio dei coglioni!

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