Il gioco si fa duro e il ministro sclera…

Al tavolo istituzionale per l’Ilva di Taranto “il clima era positivo da parte di tutti, tutti interventi positivi, poi a un certo punto c’è stato uno scambio di messaggi, pare tra De Vincenti e Calenda e Calenda ha avuto una crisi isterica, si è alzato ha fatto un intervento durissimo ed è andato via”.

Michele Emiliano, presidente della regione Puglia, così racconta l’incontro al Mise chiarendo;”noi abbiamo anticipato che avremmo revocato le richieste cautelari e presentato i punti su cui non eravamo d’accordo”.

La giornata era cominciato con l’invito di “un autorevole mediatore” : “Offro un piatto di orecchiette a te e a Carlo Calenda ma deposita le armi, Michele Emiliano. Basta coi ricorsi, mettiamoci a un tavolo e salviamo insieme il futuro di Taranto. Offro io che notoriamente ho il carattere peggiore (ed è una bella gara tra noi tre). #Ilva”. A scriverlo su twitter il segretario del Pd Matteo Renzi, rivolgendosi al presidente pugliese

Immediata la risposta di Michele Emiliano: Grazie Segretario per la tua vicinanza al tavolo Ilva di Taranto e per il senso di responsabilità che dimostri. Proseguire il dialogo senza condizioni per individuare insieme le nuove regole Ilva che tutelino la salute ed il lavoro. #bastamurìpecampà

Saranno questi i messaggi che De Vincenti ha mostrato al Ministro?

Calenda teme le conseguenze del ricorso:  “ l’accettazione della misura cautelare presentata da Comune e Regione determina la chiusura dell’impianto Ilva perché scadono i termini Aia, anche con il ritiro della misura cautelare, la presenza di un giudizio di merito dei giudici che può arrivare anche dopo 2-3 anni, determina la sospensione degli investimenti dell’investitore che perderebbe tutti i soldi che ha investito (se il ricorso venisse accolto ndr)”. Ergo – spiega il ministro, “l’investitore dice: io rimango se non si ritira ricorso, ma lo Stato mi deve garantire che se il Dpcm viene invalidato da ricorso, (lo stesso Stato ndr) mi ridà uno per uno tutti i soldi spesi”. Si ha certezza quindi che i ricorsi siano fondati? Per questo Comune e Regione dovrebbero ritirarli rinunciando a tutelare gli interessi legittimi dei tarantini?

Ma il ministro Calenda è ancora più esplicito:  “non si può accettare che la valutazione del danno sanitario venga fatta sulla base di una legge regionale quando la corte costituzionale ha detto che va fatta su una legge nazionale” .

Sarebbe come dire io so io e voi non siete un cazzo.

Inequivocabile la posizione del sindaco Rinaldo Melucci: Il tavolo è stato costruttivo ma non abbiamo ancora delle garanzie su come affrontare il danno sanitario e l’indotto. Questa volta negoziati frettolosi e al ribasso non sono più possibili!

Calenda ancora non ha capito che se la siderurgia è competenza strategica per lo Stato, Sanita e Ambiente sono competenza irrinunciabile della Regione Puglia e del Comune di Taranto per la vita dei Tarantini! Forse c’è il rischio che il TAR ci dia ragione…

Il re è nudo e Calenda potrebbe andare a casa:

Matteo Renzi · Chiusura ILVA sarebbe tragico errore per i lavoratori di Taranto ma anche per tutto l’indotto del Mezzogiorno. Sono pronto a fare tutto ciò che è utile perché il tavolo del Ministro Calenda, del Governatore e del Sindaco produca risultato positivo. ILVA non può chiudere #avanti

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