Io garantista, con Piero Sansonetti, invoco la grazia per Marcello Dell’Utri

Marcello-dellUtri

Eccomi! Ho ricevuto una sollecitazione da un vecchio compagno ad unirmi all’appello di Piero Sansonetti rivolto al Presidente Mattarella.
Il mio posto è accanto a chi chiede la grazia per Marcello Dell’Utri.
All’età di 75 anni è stato rinchiuso in una cella e abbandonato. Privato di cure adeguate che hanno ulteriormente pregiudicato le sue cattive condizioni di salute; vittima di una legislazione lacunosa in materia di concorso esterno. Lo hanno ricoverato al Pertini. E’ stato condannato a sette anni di carcere. Ne ha scontati quasi tre. Esiste una norma che prevede che le persone anziane, ultrasettantenni, possano scontare le condanne ai domiciliari. Nel suo caso andrebbe applicata ma non si vuole. Perche?
Perché Dell’Utri è un simbolo che va cancellato, dimenticato! Mafioso? Io l’ho conosciuto personalmente attraverso un comune amico, il caro Donato Carelli, oggi purtroppo scomparso: Dell’Utri è uomo di cultura, un bibliofilo di chiara fama, non un delinquente. Non è un mafioso!
E’ stato condannato per un reato non previsto dal codice penale. “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge”. “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato”. La Corte europea ha condannato l’Italia per aver processato e condannato Bruno Contrada proprio per concorso esterno in associazione mafiosa, in riferimento a fatti avvenuti prima del 1994. Contrada ora andrà risarcito. E’ una sentenza che riguarda in modo diretto Dell’Utri. Tutte e due si riferiscono a fatti anteriori al 1994.
Ma Dell’Utri è prigioniero. Prigioniero politico, perché è un simbolo!
Presidente Mattarella abbia il coraggio di sfidare questa “nefandezza” e grazi Dell’Utri ristabilendo la certezza del diritto.
“Invochiamo il potere di punire per difendere la nostra sicurezza. Ma come ci difendiamo dal potere di punire?”.
È un potere tragico, il potere di punire. Protegge, minacciando. Contiene la violenza attraverso l’uso della forza. È uno scudo potente; ma può ferire quanto le armi da cui difende. Montesquieu smontava “questa sete di vendetta, perché inutile, anzi contraria non soltanto al senso di umanità, ma alla stessa società che stoltamente la invoca”.
Per esercitare la deterrenza non è necessaria la violenza, la crudeltà. L’obiettivo è incivilire i costumi attraverso le leggi non infierire sui corpi attraverso i supplizi. La prevenzione generale non si ottiene incrementando le norme sanzionatorie bensì aumentando l’efficienza della giustizia penale. Furono idee che rivoluzionarono il diritto alla metà del 1700, andrebbero riaffermate con forza oggi, per migliorare giustizia ripristinando lo stato di diritto.

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