FRA IMPEDENZA E RESISTENZA, S’IMBARAZZA SUA ECCELLENZA…

Evidentemente, come ho avuto modi di leggere da qualche parte, questo è il mese dell’elettricista poiché il 22 aprile è stato il giorno della Terra, il 25 quello della Resistenza, se ci aggiungiamo che con ordinanza sindacale, il sindaco di Corsico Filippo Errante, ha vietato che il 25 aprile la banda cittadina suonasse “Bella ciao”, ci possiamo aggiungere che è anche il giorno dell’Impedenza! Che strana Nazione questa nostra Italia, forse succede dappertutto, ma noi riusciamo ad elevare a Potenza l’incoerenza e la dabbenaggine (mentre a Matera, dai Sassi nei quali abitavano, si elevano a Capitale europea della Cultura).

Ma forse la nostra incoerenza parte da lontano, da quell’Italia che Camillo riuscì ad unificare strappando il Regno delle Due Sicilie a Peppino, eroe dei due mondi (che dicono se le fosse sudate), “convincendolo” a donarle a Vittorio Emanuele II°, il primo re d’Italia. La storia che abbiamo studiato si ferma qui, pur in presenza di ben altre notizie di segno opposto che descrivono Peppino un massacratore di inermi contadini (i famosi briganti) e Manuele un accaparratore dell’oro custodito nei forzieri del Banco di Napoli, una razzia anticipata il 10 gennaio 1859 dallo stesso Manuele II° (“mentre rispettiamo i trattati non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”) e noi sudisti

I libri di storia non cambiano versione neanche per la storia più recente e così accade che, anche per la Resistenza, la storia vera viene ignorata e si continua a studiare che i partigiani ci liberarono dai fascisti e contribuirono a liberarci dal giogo tedesco, punto. Oggi si sa che, se è vero che i partigiani si opposero alla dittatura fascista che tanti morti innocenti causò (ricordiamo anche le famose leggi razziali), è anche vero che, alla fine della guerra, si lasciarono andare a tutta una serie di violenze ed eccidi al pari dei loro predecessori fascisti (foibe e fucilazioni di massa), ma noi non sappiamo e quindi festeggiamo. Festeggiamo così tanto che, presi da una sorta di iconoclastia retrò, odiamo i simboli che ancora resistono su alcuni edifici dell’ex Fascio e vorremmo fossero abbattuti, distinguiamo i buoni dai cattivi, i comunisti dai fascisti, con la veemenza del tifoso che distingue gli interisti dagli juventini, avvezzi come siamo alla disputa calcistica.27102013453
Anche Taranto non s’è divincolata da questo sentire comune e, pur in presenza di due enormi fasci littori in bella mostra sul Palazzo del Governo e tanti altri simboli del fascismo, resistiti chissà come alla follia distruttiva dei vincitori, è avvenuto che in nostro vescovo Filippo Santoro, al pari del sindaco di Corsico, ma con segno politico opposto, ha impedito al parroco don Luigi Larizza di officiare una messa in suffragio di Mussolini per tenere conto “dell’incredulità e dello sgomento” dell’ANPI tarantina… che ha festeggiato il suo 25 aprile davanti al monumento ai caduti eretto da Mussolini.

Gaber cantava “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono…

Homer

Taranto 26 aprile 2016

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