Evoluzione/involuzione del giustizialismo

“Maria Elena Boschi è il Mario Chiesa della seconda Repubblica”. Di Maio ritiene  infatti che, così come l’arresto di Chiesa segnò l’inizio della fine della prima Repubblica, allo stesso modo “lo scandalo legato alla banca del padre” della Boschi , porterà al “declino definitivo dei partiti della seconda Repubblica”.

A voler essere obiettivi, quella del “candidato premier fra le stelle”, è l’ennesima tempesta in un bicchiere d’acqua.Mi sarebbe piaciuto se la Boschi l’avesse  invitato a sedersi come fanno gli austriaci per evitare di fare pipì fuori dal vaso, ma ad una donna così fine non si può chiedere tanto…

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Gentiloni ha invece pensato di affidarsi ai suoi avvocati per scegliere la strada migliore per procedere contro Di Maio  dicendosi certa che “la querela ci stia tutta”.

A scanso d’interpretazioni fasulle affermo inequivocabilmente che a Maria Elena Boschi va l’ncondizionata solidarietà del convinto garantista quale sono, altrettanto convinto che non ci debbano essere dimissioni ne epurazioni solo perché inguaribili tagliagole hanno decretato nei suoi confronti una  fatwa.  Tuttavia mi preoccupa la reazione della Boschi per il post pubblicato da Giggetto Di Maio. La Boschi è offesa perché paragonata al “mariulo” del Pio Albergo Trivulzio? Se fosse così ne avrebbe ben donde, ma mi pare ci sia dell’altro.  La rabbia incontenibile della Boschi è dovuta al fatto di essere paragonata a l’esponente del Psi dal quale, nel 1992, prese il via l’inchiesta Mani Pulite su quella che è passata alla storia come Tangentopoli.

A me pare che  questa sua reazione sia più preoccupante della minzione di Giggetto proprio perché espressa da un esponente di spicco del Pd e di quell’area renziana che vorrebbe distinguersi dal passato forcaiolo e giustizialista. Quello della Boschi rischia di essere un autogol se non comprende che Mario Chiesa fu un pretesto per aggredire ed uccidere un grande socialista ed autorevole statista italiano ed europeo. Una riflessione che andrebbe fatta nel giorno in cui le spoglie di Vittorio Emanuele III trovano sepoltura in Italia e quelle di un grande italiano ci osservano dall’altra sponda del mediterraneo. Quella piccola lapide posta nella sabbia del cimitero di hammammet parla e continuerà a parlare  e con la sua memoria l’Italia, e  i suoi governi dovranno fare i conti…

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