CUI PRODEST?

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(di Nino Palma)∗

Con questo articolo non si vogliono indicare responsabilità o attribuire colpe a chicchessia

ma solo porre alcune domande e alcuni dubbi legittimi su questa incresciosa vicenda dei

50 milioni promessi e non ancora arrivati a Taranto per il rafforzamento delle sue strutture sanitarie!

 

Sin dall’inizio della squallida vicenda relativa alla sparizione dei 50 milioni di Euro da destinare al rafforzamento dei servizi sanitari di Taranto, promessi dal governo anche solennemente in diverse sedi istituzionali e non, mi sono chiesto: Cui prodest? A chi  giova questa vicenda?

E sin dall’inizio mi sono incominciato a dare alcune risposte, sebbene parziali. Per caso questa vicenda, mi sono chiesto, giova al governo, che ne esce, alla luce di quanto successo e dalle polemiche scoppiate in piena campagna referendaria, massacrato a sangue? Quale interesse avrebbe avuto il governo a cassare questi soldi destinati alle strutture sanitarie di una città come quella di Taranto, così duramente colpita dall’inquinamento? Quale interesse avrebbe avuto il governo a perpetrare un misfatto di questa natura, dopo che su questa promessa aveva impegnato ministri e sottosegretari? Per fare un dispetto al governatore della Puglia, che da anni si è messo di traverso al governo centrale e si è schierato nella battaglia referendaria a favore del No? Per fare un favore ai Presidenti delle regioni Campania e Calabria schierati per il Sì? Ma se così fosse stato, non avrebbe forse significato un darsi la zappa sui piedi, non avrebbe forse significato fare una mossa suicida che subito sarebbe stata smascherata e si sarebbe ritorta contro?

Poi, a poco a poco qualche barlume su come si possono essere svolti i fatti, ha iniziato a far capolino. E questo è avvenuto quando mi è capitato di leggere una dichiarazione dell’on. Rocco Palese, vice presidente della Commissione bilancio, sede in cui il fatto è avvenuto, il quale dichiarava che l’emendamento sottoscritto da tutti i parlamentari pugliesi, con cui si chiedeva una deroga al Decreto ministeriale n.70, al fine di destinare 50 milioni di euro alle strutture sanitarie di Taranto, non era mai approdato in Commissione e non era mai stato votato, perché era stato dichiarato inammissibile, in quanto difettoso, già negli uffici tecnici della stessa Commissione. Oggi viene fuori qualche altro tassello che sembra forse iniziare a mettere tutta la vicenda nei giusti binari: molti quotidiani, ma in particolare il Corriere del giorno on line riporta una dichiarazione del Presidente del Consiglio, il quale in risposta ad una domanda  rivoltagli nel corso della Conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi sulla legge di stabilità  ha affermato che il governo farà per Taranto tutto quello che serve e ha indicato nel Presidente della commissione bilancio colui che ha dichiarato inammissibile l’emendamento. Parole confermate dallo stesso Presidente della Commissione bilancio che in una sua dichiarazione riportata da “Il fatto quotidiano.it” e da altri giornali ha detto che l’emendamento originario “come altri duemila è cassato dopo l’istruttoria degli uffici parlamentari perché localistico e in quanto tale vietato dalle nuove regole sul bilancio dello Stato”

La storia potrebbe concludersi qui, se non fosse per qualche altro piccolo codicillo o per qualche innocente domanda che mi sentirei di aggiungere.

Se i fatti stanno così, perché il Presidente della Commissione bilancio non ha subito detto come stanno le cose, come invece le ha dette il vicepresidente della stessa Commissione, anziché limitarsi a dire di avere degli sms nel suo telefonino con i quali poteva dimostrare che  il veto era venuto direttamente da Palazzo Chigi? Perché il Presidente della Commissione bilancio non tira fuori questi sms? Servirebbero se non altro a stabilire una verità. Ed è la verità vera che vogliamo, come cittadini, conoscere!

Perché il coordinatore provinciale del PD di Taranto, si è subito accodato, senza una verifica puntuale dei fatti, alla carica di coloro che accusavano il governo, dichiarando addirittura di sospendere le iniziative referendarie del PD a favore del Sì, ricevendo la solidarietà del governatore di Puglia? Perché il governatore della Puglia si ostina ancora a cavalcare tutta la vicenda, recandosi sabato sotto Palazzo Chigi, in un giorno di silenzio elettorale? Insomma, cui prodest tutto questo? Ai lettori la risposta.

 

∗Nino PALMA del Comitato di terra jonica per il Sì

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