Conzagraste del “bene comune”…

“Na vote, a Tarde vecchie, gerave pe’ le strìttele ‘nu conzagraste. Purtave su’ a ‘na spadde ‘na cascetèdda chiéne de tanda zazaredde ca sule ijdde e Die putevene canoscere… e quanne se stangave d’arrepezza ‘nu ‘mbrelle o d’aggiustà ‘na graste, se reterave stanche…”

Avremmo gradito un gesto distensivo. Parole di buon senso, per quanto di circostanza. Gli auguri non si negano mai all’avversario quando ha vinto. Per riceverne in cambio  l’onore delle armi. Una reciproca legittimazione che declina la democrazia. Quei gesti si compiono appena si ha certezza che il risultato sia scontato. A volte persino anticipandone l’esito. Abbiamo atteso invano.

Il voto ci consegna una città divisa. Lo sapevamo. Lo sa chi ha alimentato la divisione e la frammentazione. Lo sa soprattutto chi ha inteso approfittarne senza successo. Ora è tempo di ricostruire, di mettere insieme i cocci di una comunità. Hanno votato in pochi ma ci hanno creduto ed hanno deciso di scegliere. Un loro diritto che va rispettato. E va rispettata la loro scelta. Qualunque sia stata. E’ legittimo chiedersi perche siano stati pochi. La politica ha il dovere d’interrogarsi sui suoi errori e le sue colpevoli distrazioni. Ma il modo migliore per recuperare partecipazione è amministrare la città, i cittadini, tutti nessuno escluso.

Continueranno ad esserci quelli che in ciabatte e canottiera sul divano  proveranno a pontificare attraverso la tastiera ritenendosi portavoce dell’astensionismo. Ma occorre andare oltre il loro noioso quanto vano chiacchiericcio riuscendo a riscoprire le ragioni su cui si fonda una comunità.

Taranto è una città meravigliosa. E’  come la sua Cattedrale: un mosaico di eredità elleniche, architetture medioevali, moli, palazzi rinascimentali, case per pescatori, borghi commerciali, chiese barocche, banchine,  aggiunte novecentesche. Un cuore frammentato… un’isola di pietra solcata dalle fenditure strette dei vicoli. Un monolite circondato dal mare, scavato da caverne, grotte e passaggi che collegano lungo linee verticali, i tetti, le terrazze e il livello del mare. La sua potenza sta tutta nelle sue pietre; nelle memorie di secoli di vita meticcia ed eterogenea che conservano, nei colori e nei comportamenti dei suoi abitanti. Il riscatto di Taranto è il riscatto di un intero mondo di scambi, relazioni, interrelazioni che percorre un intero bacino della geopolitica.  Politica e cultura possono essere il paradigma di una rigenerazione possibile. Il ruolo cardine della città di Taranto all’interno del territorio dell’arco Ionico, ribadito dalla sua collocazione baricentrica, che di fatto gli attribuisce una configurazione di cerniera non solo tra le realtà territoriali limitrofe ma anche tra le principali realtà mediterranee, balcaniche e medio-orientali. Serve  un cambio di passo in direzione di una svolta profonda che tutti i soggetti istituzionali e sociali sono chiamati ad esprimere attraverso tutti gli strumenti possibili.

Riscattare Taranto: descrivere una nuova forma che fa dello spazio pubblico l’asse portante della trasformazione, fuori e dentro l’isola, costruendo un rapporto di continuità con il mare, troppo spesso negato.  La valorizzazione del capitale sociale da una parte e la riqualificazione del patrimonio architettonico, storico, culturale dall’altra. Il “bene comune” da tutelare e valorizzare. Per riconquistare la fiducia bisogna osare!

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