Conflitto di competenza…

La dietrologia è una disciplina con cui si cimentano sofisticati commentatori politici o “appendisti stregoni”…

Molti in queste ore si sono chiesti perché. Gli stessi che davano per scontato che il ricorso non ci sarebbe stato, oggi sostengono che volutamente la scelta del Tar di Lecce ne condiziona le sorti per prevedibile incompetenza.  Ed è prevedibile che il giudizio si risolverà in più gradi.  Vi è infatti qualche precedente che contribuisce a fare “giurisprudenza”.

Ieri ho dato notizia di una sentenza dell’assemblea plenaria del Consiglio di Stato:
“In tema di competenza territoriale inderogabile del giudice amministrativo, il criterio principale è quello della sede dell’autorità che ha adottato l’atto impugnato, ma tale criterio è sostituito da quello inerente agli effetti “diretti” dell’atto qualora essi si esplichino in luogo compreso nella circoscrizione territoriale di uno specifico Tribunale amministrativo regionale. Inoltre, la stessa natura della competenza funzionale, caratterizzata da profili di specialità ed espressione di esigenze affatto peculiari, ne implica la prevalenza, in caso di connessione, rispetto alla competenza territoriale delineata in via generale dall’art. 13 c.p.a. con riferimento alla sede dell’autorità emanante o alla sfera territoriale degli effetti degli atti”.(∗)

Quella di Emiliano, Melucci e Vernola non è quindi una “furbizia” ma una scelta precisa che si muove lungo il criterio di difendere un territorio che è stato privato di decidere sulle proprie sorti. Quando s’imbocca il crinale pericoloso dell’esclusione della competenza territoriale, come il Governo ha inteso fare, “il gioco si fa durio”!

La tutela della salute è una delle materie di Competenza concorrente di Stato e Regioni (art. 117.3 Cost.) contenuta nel testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento italiano il 12 aprile 2016 e che il referendum del 4 dicembre 2016 non ha inteso confermare. Il conflitto quindi resta. E sarà certamente il Consiglio di Stato a decidere.

Tempi lunghi quindi che hanno influito sulla decisione del Governo, non credo che il Ministro Calenda abbia deciso da solo, di fermare ogni iniziativa in attesa della decisione dirimente.

Non sfugga infine la tattica del cerino acceso che non ha trovato una mano disponibile a tenerlo in attesa che si spegnesse. Se il ricorso fosse accolto dal Tar di Lecce i commissari perderebbero il “salvacondotto” che il  Dpcm impugnato ha previsto, infatti “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate”. “Il decreto consente all’Ilva di proseguire sino al 23 agosto 2023 l’attività siderurgica nelle stesse condizioni illegittime, e non più ambientalmente sostenibili, addirittura precedenti alla prima Aia, nonchè alle Bat (Best available techniques) per la produzione di ferro e acciaio pubblicate nel 2012″. Materia sulla quale il Governatore Pugliese insiste non a caso conoscendo i precedenti e prevedendo ulteriori interventi della Magistratura…

Per andare al cuore dei problemi: “le carte bollate che non hanno mai sostituito le lotte sociali”…a ricordarmelo ieri è stato un mio caro,  “vecchio” compagno con il quale ho condiviso un percorso decisivo della mia formazione politico/culturale. Ed ha ragione! Ma le carte bollate sono la prevedibile conseguenza di un “conflitto” che non ha visto “tregue” se non taciti accordi dettati da interessi di potere.

Emiliano ha sempre contestato il “metodo” di governare del Pd, attribuendo a se stesso una diversità intorno alla quale sta aggregando senza mai allontanarsi dal partito democratico. Gentiloni lo sa bene anche se il ruolo di ariete è stato affidato a Calenda che non è del Pd. Lo sa soprattutto Matteo Renzi che più volte ha goduto della legittimazione dichiarata dal Governatore Pugliese in particolare dopo la sconfitta del Pd in Sicilia, Emiliano ha invitato a riflettere: “I risultati siciliani erano ampiamente prevedibili, sono drammatici per il centrosinistra e per il Pd. Serve una svolta radicale che non significa chiedere le dimissioni di Renzi”.

Il patto di non belligeranza traguarderà quindi l’appuntamento elettorale. Tra i due è in atto il negoziato sul listone, il listino del collegio proporzionale e i collegi uninominali. La Puglia è “dominio” emilianeo nel quale Renzi cercherà di «blindare» con elezione sicura i renziani poco noti in territorio pugliese. E che Taranto e Melucci siano prerogativa di Emiliano e del Fronte Democratico, a prescindere dagli esiti del congresso provinciale, lo sanno bene i renziani tarantini che furono compartecipi determinanti della candidatura di Rinaldo Melucci a sindaco della città. Troppo tardi oggi per pentirsene. Gli unici che potrebbero farlo sono gli elettori tarantini che decisero di votarlo, ma ho l’impressione che siano molto lontani dal partito democratico. Il primo ad accorgersene è stato Melucci!

(*) Riferimenti normativi: artt. 13-14, co. 3, 42, co. 4 e 119 c.p.a. Cfr. Cons. Stato, ad. plen, sentenza 25 giugno 2012, n. 23 e Cons. Stato, ad plen., ordinanza 19 novembre 2012, n. 34.

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