“Ce so’ più teste ar ponte che cocomeri al mercato”

A Roma, quando tagliavano le teste ai condannati a morte, venivano poi messe in mostra su ponte Sant’Angelo. Nella “città dei Papi” non si scherzava e la legge andava rispettata.

Ai pellegrini che convenivano fra il XVI e il XVII secolo capitava, oltre che ammirare i monumenti dell’antichità e del culto, di assistere a punizioni corporali e ad esecuzioni capitali.

Patiboli con la forca, il palco della mannaia, la gogna o la berlina erano parte integrante de “l’arredo urbano”. Collocati al centro delle principali piazze, facevano da richiamo per grandi folle che assistevano allo spettacolo popolare: il corteo del condannato, il salmodiare delle confraternite questuanti, il drappello dei soldati disposti in quadrato, la folla, l’ estremo conforto religioso. Sul palco: il reo, il boia e il suo assistente.

Il colpo di scure o il calare della mannaia sulla lunetta o la stretta del cappio, coincideva con lo schiaffo ammonitore dei padri ai figli condotti ad assistere all’esecuzione perché servisse loro di esempio, mettendoli in guardia dal giudicarsi migliori di un qualsiasi delinquente condannato a morte. L’esecuzione assumeva, nello Stato della Chiesa, la funzione di monito, di deterrente nei confronti della popolazione e dei più poveri costretti spesso, per sopravvivere,  a trovarsi fuori dalla legalità.

Oggi non serve recarsi nell’Urbe per provare l’emozione. Ogni salotto può collegarsi con la “piazza” per assistere all’esecuzione e godere dello spettacolo. Non sarà la pena capitale, ma il tifo per l’ergastolo, quello si, si può fare. Si può persino scommettere sulla sentenza e vincere un premio proporzionale alle quote della riffa e protestare se la corte impiega troppo tempo per decidere…

Quanto sia d’esempio tutto questo non è dato di sapere. Certo è  che “la diretta” è ricca di particolari che vengono illustrati cinicamente al popolo affamato di giustizia.

E alle 00:40 di oggi, dopo 15 ore di Camera di Consiglio la Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha confermato la condanna all’ergastolo di Masimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio.  Non essendo  in compagnia dei miei figli ai quali affidare l’esemplare ceffone,  ho rivolto una carezza alla mia cagnetta dicendogli: Giustizia è fatta! Forse…

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