Caro Rinaldo Melucci…

Caro Rinaldo Melucci,
siamo nel pieno della seconda fase della campagna elettorale che ti vede fra i due candidati protagonisti del ballottaggio per la carica di sindaco della città. Un paio di premesse necessarie affinchè questa mia nota non venga fraintesa. Insieme agli  amici e compagni di Laboratorio Democratico non siamo tra coloro che al primo turno ti hanno votato. Eravamo e siamo impegnati in un progetto politico che traguardava le elezioni amministrative ed aveva come obiettivo il rinnovamento del PD jonico obiettivo al quale tu potrai dare, se diventerai sindaco della città, un contributo importantissimo. Abbiamo fatto la nostra buona battaglia e abbiamo perso. Ne prendiamo atto ma non abbandoniamo la partita. Infatti abbiamo perso non perché gli obiettivi erano sbagliati né perché la battaglia era scorretta ma evidentemente perché non siamo stati capaci di farci comprendere dagli elettori. Adesso l’obiettivo che conta è non consegnare la città alla destra. I nemici della tua vittoria in questo momento si chiamano arroganza, convinzione di avere già la vittoria in tasca, sufficienza nei confronti delle altre forze politiche della sinistra ambientalista, socialista e laica e soprattutto la tendenza dei tuoi sostenitori a chiudersi a riccio e conservare spazi di potere di piccolo cabotaggio. Questa nota ti assicuro è assolutamente disinteressata per le caratteristiche della persona che ti scrive ed ha come unico obiettivo politico la vittoria del fronte laico, progressista e di sinistra della città. Quindi se ti va mi permetto qualche consiglio dettato dall’esperienza di anni di politica e da chi ha già ricoperto per un’intera sindacatura l’incarico a cui tu ora legittimamente ambisci. La prima cosa che io al tuo posto farei da subito è chiamare personalmente al telefono Franco Sebastio, Piero Bitetti, Enzo Fornaro e Massimo Brandimarte, tendere loro la mano in una stretta forte e robusta e comunicare loro che occorre creare un fronte unico che impedisca alla destra di spuntarla nella corsa per Palazzo di Città. Offrirei unità, unità e unità riconoscendo ad ognuno di loro il valore e la qualità del loro impegno e al loro elettorato piena cittadinanza e ruolo da protagonista nella costruzione e gestione del futuro della nostra città. Farei di Franco Sebastio l’emblema del prestigio della istituzione Comune offrendogli l’incarico di Presidente del Consiglio Comunale, a Piero Bitetti, giovane carico di entusiasmo e di esperienza acquisita sul campo, il ruolo di vice sindaco e coordinatore del programma di rilancio per questa città, a Enzo Fornaro l’occasione concreta di esprimere il meglio delle sue capacità, del suo entusiasmo e delle sue battaglie ambientaliste dandogli la possibilità di realizzarle attraverso l’incarico di assessore all’ambiente e a Massimo Brandimarte l’incarico di assessore alla trasparenza con la supervisione su tutti gli atti dell’amministrazione. Non cito Massimo Romandini poiché ha già dichiarato la sua indisponibilità a qualsiasi apparentamento. Sedersi allo stesso tavolo, unire le forze sane, pulite, libere con l’obiettivo di tirare fuori la città dalle secche nelle quali si trova e in cui l’hanno cacciata una politica e un’amministrazione miope ed ottusa è una partita per la quale vale un ulteriore sforzo di spendersi. Taranto merita questo ulteriore sforzo. Non sarà né semplice né facile. So già cosa diranno di me. Parafrasando De Andrè diranno che Guadagnolo come le comari del paesino di Bocca di rosa “dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”, di te diranno che vuoi fare un’ammucchiata e un grande inciucio, dei tuoi interlocutori se accetteranno diranno che sono degli affamati di poltrone e di potere e che si saranno venduti per qualche poltrona. I tuoi nemici saranno il pressappochismo, coloro che non sapranno guardare oltre il proprio naso, coloro i quali praticano la politica del piccolo cabotaggio e soprattutto coloro che tenteranno di ricattarti e ti impediranno di aprire agli altri poiché hanno paura di perdere qualche posizione di possibile potere. Tutte queste cose le dovrai mettere nel conto ma ci sono ottimi argomenti per rintuzzarle. Se la storia è magistra vitae e da essa c’è sempre qualcosa da imparare ti ricordo che nel 1993 quando l’allora PCI andò al ballottaggio con Minervini avendo come competitor Cito invece di chiedere unità alla DC di Carducci che aveva battuto al primo turno ritenne di essere autosufficiente e la snobbò con arroganza. Il risultato fu che a causa di quell’errore la città fu consegnata nelle mani di Cito. Questo sentivo il dovere di dirti. A te le valutazioni sul da farsi. In bocca al lupo.

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