amaraterramia…

Viaggiando nelle nostre comode e condizionate automobili, spesso ci capita di vederle, distrattamente, magari con la coda dell’occhio. Sagome di donne chine sui campi a lavorare. Una misera quanto faticosa vita di stenti. Si svegliano nel cuore della notte per raggiungere una piazza, un luogo d’incontro dove qualcuno passerà a prenderle per portare le loro braccia sulla terra dove lavoreranno, tante, infinite ore per un misero compenso. Sono le nostre donne di cui è intrisa la nostra terra, le nostre campagne del sud. Donne forti il cui volto è  spesso marchiato dal sole cocente. Giuseppina Spagnoletti aveva 39 anni. Una giovane vita già consumata dal lavoro. Pare che il suo cuore già provato, su quella terra in cui lei cercava di continuare a resistere, abbia cessato di battere. Nei suoi occhi s’è fermata l’immagine di quella terra in cui le sue mani piantavano nuova vita. Poi tutto s’è spento. Come per Paola Clemente, la bracciante di san Giorgio Jonico morta il 13 luglio del 2015 mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nelle campagne di Andria, ci sarà una indagine per accertare le condizioni in cui la donna lavorava. Senza aspettarne gli esiti possiamo esprimere con amarezza e vergogna umana che le macchine utilizzate anche nel lavoro campi, per rendere al meglio richiedono continua manutenzione, anche per preservare il capitale investito. Per gli uomini e le donne la manutenzione non serve. Possono essere sfruttati prescindendo dalla loro condizioni finchè non stramazzano. Per questo provo rabbia e vergogna. Amaraterramia…

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