“Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno…”
Non credo sia molto dissacrante ricordare questi versi di Giacomo, per descrivere la situazione che s’è venuta a creare a valle delle recenti elezioni: una campagna elettorale dai toni esasperati che ha aumentato il senso di profondo disgusto anche verso chi, a torto, si è ritenuto in grado di risolvere i mali cittadini proponendo la sua astratta candidatura e fondandola su libri dei sogni, ma non c’era di meglio. Per onestà si deve ammettere che nessuno dei contendenti s’è sottratto dal promettere di tutto e di più, nessuno si ergeva più degli altri, leggendo tutti i loro programmi ci si astraeva dalla realtà per entrare in un celestiale mondo ovattato, fatto di fogne rifatte, di vigili anche di notte, di colonnine di ricarica della sette auto elettriche cittadine (anche in città vecchia), di strade asfaltate, illuminazione a led e di tantissimi turisti: sono riusciti a farci sognare! Ma, evidentemente, questo sfoggio di fantasia letteraria non è piaciuto proprio a tutti.
Si dirà che questa è la reazione dei perdenti, di chi non si rassegna alla sconfitta, ma così non è perchè, l’alta percentuale dei non votanti, ha palesato la voglia dei cittadini di protestare e contestare questa politichetta condominiale fatta di mezzucci e mezze figure, ha vinto il non voto. Quel 32 % di cittadini che si sono recati a votare, si è equamente diviso in due e, salvo un migliaio di voti di differenza, ha visto schierati da una parte un PD raccogliticcio che, sotto la supervisione attenta del duo Pelillo/Vico, ha faticato non poco per trovare una persona presentabile al suo interno (stante le note lotte di potere intestine) e dall’altra un qualcosa che sembrava di destra, ma che, in sostanza, raccogliendo un po’ di tutto, non è riuscita a convincere i più riottosi che hanno preferito andarsene al mare. Dei 5 Stelle che correvano da soli, si è celebrata una sconfitta ampiamente annunciata, sulla quale si deve cristianamente stendere un pietoso velo.
Adesso alcuni “vincitori”, tronfi del clamoroso successo conseguito, salgono in cattedra per fare una lezione di democratico bon ton ai perdenti che, a loro dire, non sono stati gentlemen e non si sono congratulati con il Meluzzon eletto, ma con tutta la buona volontà, come si poteva fare??? Si doveva per forza essere ipocriti? Questo atto di cavalleria (rusticana) è da vecchia prima repubblica e su, aggiornatevi alla guerra guerreggiata, è grazie a quella che avete vinto! Su questo argomento ho letto un bell’articolo trabordante di tardo Romanticismo di un mio caro amico (non nego di esserne stato molto colpito), con una descrizione della città vecchia da far lacrimare anche il più incallito degli scaricatori di porto e una esortazione ad andare avanti per fare… ciò che non sono stati capaci di fare in ben dieci anni. Ma, dicono, i “nuovi” sono diversi, è errato considerarli una malriuscita sottoriproduzione della giunta Stefano, questi sono giovani, sono imprenditori scafati, sono persone con una solida esperienza amministrativa che certamente faranno dimenticare il passato… a Taranto si dice “a vocca toje de zucchere” cioè “magari fosse vero” !!
I forti dubbi restano, a prescindere dal notevole sforzo educativo/letterario dell’estensore dell’articolo e lo sappiamo tutti, questa “rielezione” di Emiliano e dei suoi sodali Pelillo e Vico è una implicita accettazione di una decarbonizzazione dell’Ilva (ma forse sarà necessario anche un degassificatore), di ulteriori decreti salva tutto, di un fantomatico ospedale che forse vedrà la luce tra una decina d’anni, abbinati alla gestione dei tanti milioni di euro promessi per la città e degli innumerevoli problemi che da oggi si sono impegnati a risolvere. E’ sintomatico il fatto che, Lo Noce e Rondinelli, ad elezione avvenuta, siano scoppiati in lacrime, segno che proprio non se l’aspettavano di riuscire a vincere ed in effetti, tutta una serie di condizioni a loro favorevoli, ha portato a questo risultato veramente insperato e, per molti versi, sconvolgente.

Friedrich Wilhelm, tempo fa, parlò di un “Eterno ritorno dell’uguale” ed in effetti è quello che s’è venuto a creare a Taranto, adesso tutto quello che ci resta da fare è, come sempre, sperare che, annebbiati dal disgusto, ci si stia sbagliando,  ma, da perdente, chiedo che almeno abbiate la decenza di evitarci gli strombazzanti pistolotti sulla democrazia e razzolate tranquillamente sull’aia, ma al guinzaglio, la tempesta è passata… forse.
Con affetto.

                                                                                                          Homer

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