LO SAPEVO CHE FINIVA COSI’

Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo! Lo sapevo che questo referendum costituzionale avrebbe comunque lasciato l’Italia non spaccata a metà, ma frantumata in mille pezzi, mille brandelli di carne urlante, sanguinolenta, putrida. E avrebbe lasciato una scia di rancori, rabbia, rivalità, contro trionfalismi illusori, pretese assurde di capovolgimenti sociali e morali, menzogne spacciate per verità di fede, verità ripudiate e sbeffeggiate. Gogne mediatiche, cappi sventolati, mannaie rotanti, ghigliottine imminenti!

Ed eccolo il risultato, i mille gruppi in guerra in-civile, con odio sputato come veleno sul nemico: orde di grillisti, grillai, grillotalpe, pidisti, piduisti, pederasti, pedofili, pedemontani, dalemisti, speranzisti, vendolisti, berluscazzi, bersanisti, salvinisti, calvinisti, menefreghisti, garantisti, garagisti, grattini, forcaioli, forchettoni, testimoni di Genova e della Serenissima, raggisti, raggiristi, dimaisti, casapaundisti, casinisti, fascisti, fascicolisti, fascinatori, fanculisti, razzisti e buonisti, accoglientisti e terroristi, lesbiche e ricchioni.

E poi la pletora degli ex: ex PCI, ex DC, ex PSI, ex MSI, ex RSI, ex P2, ex P38… E gli zombie, come Lazzaro emersi dai sarcofagi in cui la storia li aveva ormai rinchiusi da lunga pezza: De Mida, Mastella, Dalema… manca solo Andreotti, ma chissà…

Ma il gruppo più grande, più numeroso, più forte, più chiassoso è uno solo: quello dei fessi.

Tutti come cani ringhiosi intorno all’osso-Italia, muso a terra a “fiutare il vento infido” o forse la puzza della merda. Nessuno che guardi in alto. Se lo facessero forse riuscirebbero a vedere quei grassi signori lassù tra le nubi, assisi in comode poltrone, sigaro in bocca e calice di cognac in mano, che guardano in basso sorridendo soddisfatti: eccoli i soliti italiani, che si autodistruggono, che si dilaniano da se stessi, e presto si consegneranno ben legati, in miseri stracci e sottomessi! Torneranno ad essere, come erano, solo una misera “espressione geografica”. Loro devono solo aspettare.

“Il forte si mesce col vinto nemico, 

col novo signore rimane l’antico; 

l’un popolo e l’altro sul collo vi sta. 

Dividono i servi, dividon gli armenti; 

si posano insieme sui campi cruenti 

d’un volgo disperso che nome non ha” 

(Manzoni, Adelchi, atto III, coro)

Se posso, per concludere, avanzerei una semplice riflessione; mi si consenta, a bassa voce, con rispetto, giacché son timido, pudico assai, di verecondia cinto: AVETE ROTTO I COGLIONI!

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