Dunque ci siamo: forse…

Il Colle riflette non tanto e non solo su Conte. Il Presidente Mattarella dovrà prendere atto che esiste una maggioranza capace di esprimere un governo. Rimuovere una tessera del “contratto puzzle” sarà arduo, ogni tessera tiene insieme il mosaico. Salvini pare essere perentorio: “Noi abbiamo fatto tutto il lavoro e gli sforzi possibili, siamo pronti. Non c’è tempo da perdere: o si cambia l’Italia, o si vota”. La minaccia sembra essere rivolta, più che a Di Maio, agli ex alleati del centro destra ormai distanti e lontani dalla Lega. Da più parti in Europa arriva l’avvertimento a rispettare i vincoli di bilancio. Dopo francesi e tedeschi, oggi è il turno del ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn: “Spero che Mattarella non permetta al nuovo governo italiano di distruggere tutto il lavoro fatto negli ultimi anni in Europa”.

Ed è sull’Economia e Paolo Savona  che l’occhio del Quirinale è più che mai attento. Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, del governo Ciampi e capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie e Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona durante il governo Berlusconi III è molto gradito alla Lega ma al Colle le posizioni anti-euro di Savona non piacciono affatto e se dovesse venir meno, Salvini verrebbe ulteriormente a scoprirsi con gli ex alleati. La Meloni lo giudica infatti “l’unico generale che appena vinta la guerra si consegna al nemico, lasciando una parte delle truppe sul campo di battaglia. Penso che Salvini sia caduto nella trappola del Movimento 5 Stelle, di farsi isolare anche rispetto ai suoi alleati, di farsi indebolire per poi finire sostanzialmente in un governo del MoVimento 5 Stelle”. Tuttavia è difficile che il contratto possa sciogliersi è più probabile che le intransigenze vengano smussate dalla determinazione del Quirinale.

D’altra parte non esiste un alternativa percorribile e chi come il Pd si è agganciato disperatamente al governo del Presidente è rimasto al capolinea, dopo aver tentato di salire sul tram dei 5 stelle.

Ma quel che è più grave è che rischia di rimanerci per sempre.

L’ultima assemblea ha certificato lo scontro delle avverse tifoserie certificando la fine di una convivenza impossibile che non convince gli elettori. Ne riesce a proporre un’analisi compiuta della prospettiva.

L’unica strada possibile è rottamare il Pd e dar vita ad un “nuovo contenitore”visto che il partito nato dall’unione di Ds e Margherita non ha funzionato se non per distruggere l’unico leader che alle europee seppe conquistare più del 40% dei voti, un record storico, il miglior risultato di sempre.

Serve con urgenza costruire un’alternativa: cambiare metodo e proporre politiche europeiste, a difesa dello stato di diritto, della democrazia liberale e innovative dal punto di vista sociale e di lotta contro le diseguaglianze e contro demagogia, partito della spesa pubblica e della chiusura del paese.

En Marche sarebbe dovuto nascere dopo l’esito del  referendum del 2016 ripartendo dalle ragioni degli sconfitti.  Forse le cose sarebbero andate diversamente. Siamo in ritardo ma la strada del nuovo soggetto politico resta ineluttabile!

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Alfredo Venturini | 23, maggio, 2018